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domenica 16 gennaio - Aggiornato alle 18:19

«Concorsi truccati alla Stranieri», la Gdf: «C’è una cupola». I pm frenano: «No, solo corruzione»

Ridimensionate le accuse della guardia di finanza di Perugia che ipotizzava un’associazione per delinquere nell’Università

La Procura della Repubblica di Perugia ©Fabrizio Troccoli

di Enzo Beretta 

Ufficio della Procura della Repubblica di Perugia. L’appuntamento è per le dieci. Eccoli.
Meno di cinque minuti di attesa.
Mancano pochi giorni a Ferragosto.
L’eco dei telefoni. Il corridoio stretto e lungo è semideserto per il periodo feriale. Rimbombano i passi di un cancelliere che punta la fotocopiatrice e si rivolge al primo dei due, che stringe una robusta cartellina di cartone sotto il braccio: «Prego, i pubblici ministeri vi stanno aspettando».
Conoscono la strada.
Le mascherine ben alzate sopra i visi imperlati di sudore, la distanza di sicurezza, il gel alle mani. La porta si chiude mentre un indesiderato soffio di vento caldo fa il suo ingresso dalla finestra spalancata.
Il 3 agosto 2021 il confronto tra gli ufficiali della guardia di finanza con i sostituti Paolo Abbritti e Gianpaolo Mocetti dura meno una quarantina di minuti. L’informativa del Gruppo tutela economia, un malloppone di 496 pagine, più altri allegati in formato Word dentro una chiavetta, vengono lasciati sul tavolo al centro della stanza. Una puntata al bar di fronte in piazza Partigiani per il caffè di metà mattina.

INCHIESTA: LE TRAME E GLI ACCORDI PER PIAZZARE I «FEDELISSIMI»

Per i pm nessuna associazione per delinquere Gli investigatori della guardia di finanza che hanno svolto le indagini sui presunti concorsi truccati all’Università per Stranieri di Perugia ipotizzavano addirittura un’associazione per delinquere. Una cupola composta da tre persone che si erano «associate per commettere più reati contro la pubblica amministrazione, nella specie abuso d’ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità e rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, allo scopo di garantire la nomina come docenti, ricercatori e dottorandi di soggetti preventivamente individuati dagli stessi associati, orientandone il reclutamento da parte dell’Ateneo». Queste tre persone – seguendo la ricostruzione della Gdf – sarebbero state l’ex rettrice Giuliana Grego Bolli (dimissionaria proprio a causa di un’altra loro inchiesta, quella relativa all’esame d’italiano di Luis Suarez, frasi strepitose: ‘Piace fare bercue’, ‘Ho cinque hermano’), l’ordinario de La Sapienza di Roma, Paolo Di Giovine, e la docente Stefania Spina. Lo schema era questo: Grego Bolli capo dell’associazione, Di Giovine promotore e Spina partecipe. Niente di tutto questo per i pubblici ministeri che prudentemente cancellano il numero dell’articolo 416, quello, appunto, relativo all’associazione per delinquere, attribuendo ipotesi di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e rivelazione di segreto d’ufficio. Grego – è l’accusa in essere – deve rispondere anche di induzione indebita per aver ostacolato la chiamata di una prof di Torino che aveva vinto il posto di prima fascia in Letteratura italiana scavalcando il candidato interno che nell’ipotesi sarebbe stato il preferito.

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