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lunedì 6 dicembre - Aggiornato alle 01:40

Comprano auto all’estero senza versare l’Iva: scoperta frode carosello, sequestri per due milioni

Operazione condotta dai funzionari dell’Agenzia dogane e monopoli e dalla guardia di finanza

Militari della guardia di finanza

I funzionari dell’Agenzia dogane e monopoli e i militari della Guardia di finanza di Perugia hanno sequestrato circa 2 milioni di euro di beni mobili e immobili nei confronti di alcuni soggetti e società (in tutto nove) accusati di una frode carosello nel commercio di autoveicoli provenienti da paesi UE. In particolare i funzionari e i militari hanno sequestrato, tra gli altri beni, un capannone industriale, un appartamento, somme per circa 400 mila euro nonché quote societarie in capo ai soggetti destinatari del provvedimento emesso dal gip di Perugia che ha accolto la richiesta avanzata dalla procura.

Le indagini «Il sequestro – spiega una nota dell’Adm – segue le indagini che l’ufficio di Perugia aveva avviato a partire dal 2017 e che avevano consentito di accertare un’evasione milionaria che ha portato alla denuncia di otto soggetti, tra i quali una donna: cinque residenti in Umbria e tre nel Lazio. Le autovetture, provenienti soprattutto dalla Germania ma in qualche caso anche dalla Danimarca, venivano acquistate senza che venisse versata l’Iva in Italia grazie anche a un sistema di false attestazioni che venivano depositate presso gli uffici della Motorizzazione civile di Palermo e Foggia. Secondo tali certificazioni erano stati gli acquirenti finali, ovviamente ignari del meccanismo fraudolento, ad acquistare le automobili nel paese intracomunitario».

La frode Nel corso delle indagini i funzionari hanno sentito i proprietari dei mezzi – più di cento le auto oggetto dell’imponente evasione – che hanno disconosciuto la paternità dei documenti consegnati agli uffici della Motorizzazione, confermando poi che l’acquisto era stato fatto presso il concessionario umbro. L’analisi dei rischi e l’accesso alle banche dati dell’Agenzia ha consentito poi di risalire a una serie di società italiane che si interponevano nei vari passaggi per attuare la frode carosello con falsi crediti Iva.

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