sabato 22 settembre - Aggiornato alle 20:55

Città di Castello, è morto mons. Cesare Pazzagli. Vescovo: «Lui servo buono»

Allestita la camera ardente e programmati i funerali per lunedì

Alle prime ore di domenica 15 aprile, III domenica di Pasqua, nella casa di riposo Sacro Cuore, dove é stato accudito dalle suore Piccole ancelle del Sacro Cuore, é morto monsignor Cesare Pazzagli.

La storia Nel darne l’annuncio il vescovo e il clero diocesano di Città di Castello, insieme ai parenti tutti, esprimono «sentimenti di profonda gratitudine al Signore per il lungo ministero pastorale del suo servo buono e fedele che ha servito la Diocesi per tutta la vita, fino a poco tempo fa». Don Cesare Pazzagli è nato a Paterna nel comune di Monte Santa Maria Tiberina il 13 maggio 1930. Il 29 giugno 1955 è stato ordinato sacerdote. Ha svolto il ministero pastorale come parroco dapprima di Sessaglia e di Prato. In seguito, per trent’anni é stato parroco a Montecastelli e per tredici anni come parroco-rettore della basilica di Canoscio, a cui era molto affezionato.

I funerali Dal 1993 al 2000 é stato presidente dell’Isitituto diocesano per il Sostentamento del clero. Dal 2004 è prelato d’onore di Sua Santità. La camera ardente è allestita nella chiesa di S. Lucia delle Piccole ancelle del Sacro Cuore a Città di Castello (alle ore 18 di oggi 15 aprile sarà recitato il santo Rosario). Sarà visitabile fino alle ore 10 di domani mattina. Le esequie si svolgeranno Lunedì 16 aprile alle ore 15 nella basilica di Canoscio.

Il cordoglio di Guasticchi «Anche per chi come me ha avuto l’onore di conoscere e frequentare monsignor Cesare Pazzagli, la sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile. Un padre spirituale, un amico, un punto di riferimento in diverse circostanze della vita pubblica e privata». E’ quanto scrive in una nota il vicepresidente del Consiglio regionale Marco Vinicio Guasticchi. «Ci mancherà – ha aggiunto -, ci mancheranno i suoi insegnamenti, le sue sincere e appassionate prese di posizione, il suo amore per i fedeli, la comunità, il suo Altotevere che ha sempre messo davanti a tutto». «Non dimenticherò mai – ha concluso Guasticchi – i piacevoli incontri al santuario di Canoscio e i suoi racconti e ricordi sulla caccia, grande passione, lo sport, il calcio e il futuro dei giovani. Il suo ricordo rimarrà sempre vivo in tutti noi che lo abbiamo conosciuto».

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