lunedì 18 febbraio - Aggiornato alle 03:55

Castello di Narni, l’accusa: «Paglia ha disposto l’acquisto del castello coi soldi della diocesi già indebitata»

di Francesca Marruco e Massimo Colonna

La diocesi di Terni era già finita al centro delle cronache per quel buco di bilancio che l’aveva fatta piazzare al secondo posto, come Diocesi più indebitata d’Europa, con un ammanco di ben 25 milioni di euro. Ed è per questo che la diocesi era stata commissariata e, su ordine di Papa Bergoglio, era stata affidata all’amministratore apostolico, monsignor Vecchi. Oltre al buco di bilancio però, la diocesi ternana era finita nell’occhio della procura di Terni proprio per la compravendita del castello di San Girolamo di Narni, perché, questa è la ricostruzione dell’accusa, a contribuire a formare quell’enorme ammanco era stato anche l’acquisto  – fatto tramite un intermediario immobiliare – del faigerato castello. Per questa indagine infatti, erano stati arrestati tre degli odierni indagati: Luca Galletti , Paolo Zappelli e Antonio Zitti. Ma, con la chiusura delle indagini, la notizia è un’altra. Serpeggiava già da diverso tempo e chi conosceva la questione da vicino la dava per certa, ma solo adesso che le carte sono state notificate, è diventata ufficiale l’iscrizione nel registro degli indagati dell’ex vescovo di Terni, monsignor Vincenzo Paglia.

Associazione a delinquere In particolare, secondo le accuse mosse dal pm Elisabetta Massini, Paglia – attuale attuale presidente del Pontificio consiglio per la famiglia – e gli altri nove indagati, si sarebbero associati tra loro, per «pervenire alla realizzazione della compravendita del castello di San Girolamo formalmente da parte della Imi imobiliare srl, in realtà con utilizzo indebito di denaro della Diocesi di Terni- Narni – Amelia». Nel registro degli indagati sono dunque finiti il vicario episcopale della diocesi Francesco De Santis, oltre al presidente dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero, Giampaolo Cianchetta, Paolo Zappelli, amministratore unico della Imi immobiliare ed economo della diocesi, Luca Galletti, direttore dell’ufficio tecnico della diocesi, Antonio Zitti, dirigente all’urbanistica del Comune di Narni, Stefano Bigaroni, ex sindaco di Narni, Alessia Almadori dirigente finanziaria del Comune di Narni, Alessandra Trionfetti architetto del Comune di Narni, e al notaio Gian Luca Pasqualini.Gli indagati sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati Luca Maori, Alessandro Ricci, Paolo Campili e Gianluca Bassetti.

TUTTI I CAPITOLI DELL’INCHIESTA

Turbativa d’asta In particolare, Paglia, Galletti, Zappelli, Bigaroni, Zitti, Almadori e Pasqualini, sarebbero responsabili di turbativa d’asta perché «attraverso mezzi fraudolenti» quali, tra gli altri, «prevedere nel bando di gara un prezzo 1.760.000 euro, largamente inferiore al valore reale, pari a 5.638.040», «omettere l’escussione della polizza fideiussoria a fronte del mancato pagamento nei termini», «stipulare il preliminare di vendita e il rogito definitivo tra il Comune e Imi Srl totalmente priva dei requisiti previsti dal bando per l’ammissione e per l’aggiudicazione anziché con l’ATI con capofila l’IDSC, che aveva partecipato alla gara e che non ha mai formalizzato il recesso» e per aver «indotto la giunta con delibera ideologicamente falsa perché richiamante una richiesta di proroga del termine per il pagamento in realtà non presente agli atti della giunta, a prorogare il termine per il pagamento del prezzo», avrebbero afvorito questa operazione immobiliare che per la procura ha un rilievo penale.

Truffa Per il pm Massini, l’accusa di truffa si sostanzia nell’aver aggiudicato la vendita alla Imi «nonostante la gara fosse stata vinta da una Ati che non «ha mai formalizzato il recesso». Truffa per aver «stipulato il contratto di vendita rinunciando nel contratto alla iscrizione dell’ipoteca legale sul bene, a garanzia del pagamento del prezzo». E’ sempre truffa, l’aver «posticipato nel tempo il pagamento del sando finale della vendita dell’immobile mediante l’attestazione da parte del notaio Pasqualini», e «per aver deliberato con una delibera di giunta la concessione della proroga per il pagamento del prezzo in virtù di una richiesta pervenuta 20 minuti dopo il termine della Giunta Comunale», senza contare che per l’accusa, quella proroga «non prevista dal bando di gara» non andava concessa e anzi, si doveva «dichiarare decaduta la aggiudicatrice e attivare la polizza fideiussoria».

Accuse a Paglia Nello specifico, monsignor Vincenzo Paglia avrebbe «autorizzato in data 9.11.12 il pro vicario De Santis a stipulare un preliminare di cessione di quote sociali con acquisto da parte della Diocesi dell’84, il 38 % e da parte dell’ente Seminario vescovile del 15, 62% del capitale sociale di Imi srl, nonché ad asumere l’obbligazione di versare alla IMI la somma di euro 900.000 l’IDSC e 1.066.615 per l’ente Seminario Vescovile di Narni a titolo di finanziamento, obbligandosi Zappelli- quale amministratore de Il Castello di Narnia e Imi srl – e Galletti socio di Imi con scrittura privata non registrata a vendere in favore della diocesi di Terni, Narni, Amelia rappresentata all’uopo da De Santis, quale vicario episcopale la totalità delle quote della Imi con obbligo per gli acquirenti di versare entro sei giorni 1.066.625 con facoltà di recesso ad nutum, così conducendo in errore il consiglio comunale di Narni circa la regolarità della compravendita, procurato a Galletti e Zappelli un ingiusto profitto costituito dall’acquisto del castello di San Girolamo» .

Riciclaggio E per questa operazione immobiliare, il pm Massimi contesta a Zappelli e Galletti anche l’accusa di riciclaggio, perché «agendo in concorso tra loro, Zappelli quale rappresentate della Imi e Galletti quale socio, ricevuto il bnifico dall’IDSC di 1.066. 625, trasferendo lo stesso importo al Comune di Narni mediante emissione di due assegni bancari a favore di IMI srl da due conti intestati alla Diocesi, a favore di Imi ed emettendo a nome di Imi tre assegni circolari a favore del Comune di Narni, in modo da far ostacolare l’identificazione della provenienza della somma».

Appropriazione indebita Lo stesso giro di soldi è stato tradotto dalla procura anche nell’accusa di appropriazione indebita contestata a Paglia, De Santis e Zappelli perché «al fine di procurare ingiusto profitto a Zappelli e Galletti, si sono appropriati di 1.066.625 euro di cui avevano il possesso in virtù delle cariche rivestite», «consentendo alla IMI di restituire all’IDSC la stessa somma a seguito dell’esercizio del diritto di recesso effettuato da Giampaoo Cianchetta».

Archiviazioni Nell’avviso di conclusione delle indagini non compaiono alcune persone che raggiunsero ‘avviso di garanzia. Sono stati quindi scagionati dalle accuse ipotizzate due anni fa dalla procura l’attuale sindaco di Narni, Francesco De Rebotti, e gli ex assessori della giunta Simona Bozza, Lorella Sepi e Roberta Isidori.

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