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giovedì 27 gennaio - Aggiornato alle 07:24

Caso Bianzino, il figlio Rudra: «Riaprire indagini per omicidio e una commissione parlamentare»

Il ragazzo oggi 25enne in Senato con avvocati e medici legali: «Verità e giustizia non solo per me anche per Cucchi, Aldrovandi e Uva»

Rudra Bianzino in Senato

di Iv. Por.

«Io chiedo che venga aperta una commissione di inchiesta parlamentare per tutti i casi di sospetti abusi da parte delle forza dell’ordine o comunque sotto la tutela delle istituzioni». Sì è fatto grande, Rudra Bianzino, ma non smette di chiedere verità e giustizia. Oggi, a undici anni dalla morte di suo padre Aldo all’interno del carcere di Capanne di Perugia, ne ha 25 e si è presentato nella sala Caduti di Nassiriya del Senato per una conferenza stampa insieme ai suoi avvocati Cinzia Corbelli e Massimo Zaganelli, consulenti medici e i politici Luigi Manconi e Luigi Zanda.

Lotta non solo per Aldo «Non è un posto casuale – ha sottolineato Rudra – perché penso che la battaglia che sto portando avanti vada al di là della giustizia per mio padre, ma abbia una valenza più generale. Credo che la lotta per lo stato di diritto riguardi tutti». Il giovane figlio del falegname morto all’età di 44 anni, ha esordito leggendo una intervista della mamma – morta anche lei non molto tempo dopo per una malattia – dove raccontava il modo disumano in cui vennero trattati tra il momento dell’arresto e l’annuncio del decesso di Aldo. «Sono tanti i punti  oscuri che danno adito a molti dubbi su cosa sia successo quei due giorni, tra il 12 e il 14 ottobre 2007, che fanno dubitare sullo Stato di diritto», ha rimarcato.

La petizione «Io – ha aggiunto Rudra – oggi ho lanciato una petizione su avaaz.org dove chiedo alle tante persone che mi hanno chiesto come supportarmi di firmare per chiedere verità e giustizia. Ma la petizione non è solo per un appoggio morale e per chiedere di riaprire il processo. Io chiedo che venga aperta una commissione di inchiesta parlamentare che faccia luce sui tanti casi avvenuti in questi anni perché l’Italia non può più permetterci altri Cucchi, Uva, Aldrovandi».

Riaprire le indagini I legali di Bianzino, Cinzia Corbelli e Massimo Zaganelli, hanno spiegato di aver «depositato il mese scorso alla procura della Repubblica di Perugia una richiesta di riapertura delle indagini per l’omicidio volontario di Aldo Bianzino dopo una serie di indagini con elementi secondo noi molto pesanti». Quindi i consulenti medici sono scesi nel dettaglio sul perché – a loro avviso – non possono essere state le manovre rianimatorie a causare ad Aldo Bianzino le lesioni riscontrate al fegato. «Ma l’elemento più grave – è stato sottolineato – è l’emorragia subaracneidea, alla testa, dovuta a trauma non essendoci un aneurisma a giustificarla». Dunque, per il medico legale, la morte di Aldo Bianzino è stata causata da «politrauma comminato da ignoti nella serata del 13 ottobre 2007».

Troppe ombre La storia iniziata con l’arresto del falegname per il possesso di alcune piante di marijuana è tutto un susseguirsi di ombre sullo svolgimento delle indagini seguite alla morte. «La sequela della scomparsa dei fotogrammi dai video, il mancato soccorso – secondo il team che segue chiede la riapertura del caso – configurano come minimo un omicidio preterintenzionale e una omissione di soccorso». Di «sciatteria» e «disprezzo della verità» ha parlato anche Luigi Manconi, all’epoca dei fatti sottosegretario alla Giustizia. «Andai a trovare Rudra a casa sua – ha raccontato -. Vederlo oggi ancora a chiedere giustizia fa davvero impressione».

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