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giovedì 27 gennaio - Aggiornato alle 07:13

Caso Bianzino, dieci anni da una morte assurda. Il figlio Rudra: «Senza papà e senza giustizia»

Il 14 ottobre 2007 il decesso in carcere del falegname 44enne arrestato per droga: le indagini, i processi, gli interrogativi

Aldo Bianzino e il figlio

«10 anni senza papà, la mia famiglia, il loro dolore, la loro rabbia, ma soprattutto il loro amore, che porterò sempre, SEMPRE dentro di me!». Inizia così il post che Rudra Bianzino, oggi 24enne, dedica alla memoria del padre Aldo, il falegname di 44 anni morto all’interno del carcere di Capanne, a Perugia, il 14 ottobre 2007, dopo essere stato arrestato due giorni prima dai carabinieri per il possesso di alcune piante di marijuana nella sua abitazione isolata nelle campagne di Pietralunga.

Lunga battaglia legale La vicenda si è dipanata per anni tra accuse, sospetti, domande senza risposta, richieste di giustizia. È stato proprio il giovane Rudra, rimasto orfano anche della mamma Roberta e della nonna Sabina poco dopo la morte di Aldo, a proseguire nella sua battaglia per sapere la verità su cosa sia avvenuto nelle 48 ore trascorse dietro le sbarre. Dagli accertamenti medico-legali emerse che Bianzino morì per una emorragia sub-aracnoidea, ma l’autopsia riscontrò diversi ematomi, danni a fegato e milza, oltre a due costole fratturate. All’epoca venne aperto un fascicolo per omicidio colposo, archiviato però dopo alcuni mesi. Alla fine, l’unico processo celebrato ha portato alla condanna definitiva, nel 2015, di una guardia carceraria a un anno di reclusione per omissione di soccorso.

Rudra: «Non esiste giustizia» «Crescendo – scrive Rudra – in questi anni ho capito molte cose, ho capito che è tutta una bugia, che non esiste il “diritto ad avere diritti”, non esiste il diritto alla giustizia, che non esistono processi giusti ed equi per tutti i cittadini di questo paese. È per questo che esistono “le lotte e le battaglie” a cui oggi siamo abituati, seppure non dovrebbe essere così normale. Ebbene, oggi, dopo 10 anni, sono felice! Sono felice di non avere rinunciato! Sono felice di continuare a lottare per i miei genitori! sono felice di continuare a lottare per la mia famiglia e per TUTTE le persone a cui è stata negata la libertà, la giustizia, e la vita stessa!».

«Non mi arrendo» Il figlio di Aldo Bianzino non getta bandiera bianca neppure a dieci anni di distanza. «Non mi arrenderò mai di fronte alle ingiustizie – giura Rudra – nonostante nel corso del tempo mi sono sentito dire da molte persone di dover lasciar stare, di mettere tutto alle mie spalle, di non rovinarmi la vita con questa storia… io ho continuato e continuo tutt’oggi con più determinazione che mai!». E promette: Nei prossimi giorni vi assicuro che sentirete parlare della morte di mio padre…molte cose cambieranno. Questo è il regalo più grande che posso fare a tutte le persone che mi sono state vicine e che si sono interessate alla mia vicenda in questi anni. Avremo l’obbligo di fare emergere la verità».

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