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lunedì 12 aprile - Aggiornato alle 20:13

Caso Barbara Corvi: «Il marito la picchiava e lui ‘Denunciami e faccio a pezzi i figli’»

Le testimonianze raccolte dagli inquirenti e le minacce di Lo Giudice all’ex marito dell’attuale compagna: «Muro tuo figlio come ho fatto con mia moglie»

 

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Barbara Corvi: gli scomparsi umbri e le loro storie

di Marta Rosati

«Barbara veniva picchiata e presa per il collo dal marito e quando minacciava di farsi refertare le ferite, il coniuge le diceva che se lo avesse fatto, le avrebbe fatto trovare il figlio Salvatore a pezzi». Emergono nuovi retroscena sul caso Corvi, secondo la procura uccisa dal marito, Roberto Lo Giudice, quel 27 ottobre del 2009 verosimilmente in quell’ora e mezzo circa di ‘buco’ nella ricostruzione dei fatti, quando sarebbe riuscito anche a disfarsi del cadavere della donna: il corpo non è mai stato ritrovato. In una conversazione con l’ex marito della sua attuale compagna, Lo Giudice avrebbe peraltro detto all’uomo: «Se tuo figlio non cambia, lo muro come ho murato mia moglie».

Caso Corvi Roberto Lo Giudice, finito in carcere su disposizione del Gip Simona Tordelli, che ha accolto le richieste avanzate dal Pm, avrebbe ammazzato la moglie per soldi e per gelosia «nel rispetto della mentalità ‘Ndanghedista» come sottolineato dal procuratore capo della Repubblica di Terni Alberto Liguori, per cui il tradimento di una donna va lavato via col sangue. E in attesa dell’incontro tra il procuratore e l’uomo accusato di omicidio e occultamento di cadavere, emergono particolari significativi sulla relazione dei coniugi e il rapporto dell’uomo coi figli. Nelle testimonianze rese agli inquirenti, Lo Giudice ha riferito di un rapporto coniugale logoro e di discussioni animate fino al giorno della scomparsa della donna per via della relazione che la donna aveva ammesso di intrattenere con un amerino.

Gli episodi di violenza L’uomo in questione, sentito dagli investigatori, oltre a confermare il rapporto con Barbara dal giugno del 2009, ha riferito che la donna gli aveva confidato che il marito era un violento tanto da averla picchiata in più di una occasione e da averle procurato, in una circostanza, un gonfiore ad un ginocchio e lividi sul collo e da averle lui consigliato di recarsi al Pronto soccorso, ma la donna aveva rifiutato confidandogli che, avvisato il marito dell’intenzione di farsi refertare le lesioni, lui l’aveva minacciata dicendole che le avrebbe restituito il figlio Salvatore a pezzi. L’amante di Barbara, tra le altre cose, ha raccontato – come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Lo Giudice (accusato, tra gli altri collaboratori di giustizia, anche dal fratello Nino Ndr) – che la donna era molto legata ai figli e palesato i propri dubbi sul fatto che potesse essersi allontanata di spontanea volontà, «sopportava la convivenza con il marito solo per amore dei suoi ragazzi».

I comportamenti anomali A confermare come Lo Giudice fosse violento con la moglie e coi figli, anche i genitori e la sorella di Barbara così come due amiche della vittima, alle quali Barbara aveva confessato di essere stata più volte picchiata dal marito per motivi di gelosia. Una vicina di casa della coppia ha dichiarato di aver udito non solo frequenti litigi tra i coniugi, ma anche vere e proprie urla di dolore da parte di Barbara e del figlio Salvatore il quale ha confermato il clima di violenza familiare attuato dal padre. La procura, di fronte a questo e a numerosi altri episodi ‘misteriosi’ consumatisi nel periodo a ridosso della scomparsa di Barbara, parla di ‘anomalie comportamentali del coniuge’. «Queste, unitamente alle dichiarazioni emerse nel suo racconto che, su molteplici aspetti, sono state contraddette nonché al silenzio serbato nel corso dell’ultimo interrogatorio, non possono non completare il quadro a carico del prevenuto…perché coerenti con il tentativo di distogliere le indagini dalla sua persona, precostituendo l’ipotesi della fuga della moglie e mostrando esse la consapevolezza, in capo a Lo Giudice, della definitiva sparizione della donna».

Il corpo di Barbara mai ritrovato Nel ricostruire il puzzle, l’attenzione degli inquirenti si è focalizzata, tra le altre cose, sulle cartoline arrivate ai figli di Barbara, che non hanno riconosciuto la calligrafia della madre, sul messaggio inviato all’amante il giorno prima della scomparsa e quel software per il controllo da remoto rinvenuto successivamente nel pc della donna e poi gli spostamenti del marito, la sua nuova relazione avviata a meno di un mese dalla sparizione della moglie e la mancata partecipazione attiva di Lo Giudice alle ricerche della donna. «I lodevoli sforzi degli inquirenti che, imperterriti, hanno cercato, con ogni mezzo, la verità per dare giustizia ad una povera donna – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Lo Giudice – consentono … di poter ritenere Roberto Lo Giudice responsabile dell’uccisione della moglie, Barbara Corvi, e del successivo occultamento del cadavere».

 

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