venerdì 6 dicembre - Aggiornato alle 20:25

Case e hotel: le mani della camorra su Perugia. Decine di milioni riciclati tramite i prestanome

Carabinieri e guardia di finanza arrestano 16 persone all'alba di mercoledì

Gli appartamenti sequestrati a Ponte San Giovanni

di Daniele Bovi

Le mani dei casalesi su Perugia. Mani che possedevano 300 appartamenti in costruzione a Ponte San Giovanni, il più popoloso quartiere del capoluogo, due alberghi come il Domo e il Giardino e quattro terreni. Il tutto per un valore catastale, quindi sul mercato avrebbero fruttato molto di più, di svariate decine di milioni di euro. Immobili frutto del reimpiego dei proventi che arrivano dall’economia marcia della camorra. Per sedici persone così, molte collegate ai clan dei casalesi, sono scattate mercoledì mattina le manette nell’ambito dell’inchiesta «Apogeo» diretta dalla Dda di Perugia e condotta dal Ros dei carabinieri e dai Gico di Perugia e Firenze della guardia di finanza.

Le accuse A vario titolo i 16 sono accusati di truffa aggravata, riciclaggio, bancarotta fraudolenta ed emissione di fatture false. Il tutto con l’aggravante del metodo mafioso. Quattrocento gli uomini impiegati, 130 i mezzi e 24 i reparti dislocati in pratica su quasi tutto il territorio nazionale: l’operazione infatti, tra arresti e sequestri, ha interessato undici regioni e 30 città tra le quali, oltre Perugia, ci sono Firenze, Roma, Caserta, Messina, Catania, Pesaro, Bologna e Padova. In particolare, gli arresti sono stati fatti a Perugia, Caserta, Ancona, Firenze, Padova e Pesaro. In totale, la finanza ha sequestrato 320 immobili, 144 autoveicoli, due natanti, 200 conti correnti aperti su 53 istituti diversi, nove polizze assicurative, 18 società, 45 quote societarie e, come emerso nel corso della conferenza stampa tenuta martedì a Perugia dal generale dei carabinieri Mario Parente, vicecomandante del Ros, e dal comandante umbro della gdf Fabrizio Cuneo, pure un cavallo.

Tassi: io raggirato due volte Per capire come operava il presunto sodalizio è utile la testimonianza di uno dei soggetti coinvolti nella vicenda: «Quello fatto da carabinieri e guardia di finanza – spiega a Umbria24.it Roberto Tassi, gestore dell’hotel Domo – è un sequestro preventivo del capitale perché così impongono le norme. Io in realtà sono doppiamente parte lesa, come scritto nelle carte, perché ho dato a questi signori in affitto d’impresa la gestione dell’albergo. Poi mi sono accorto che distraevano tutte le somme attive e io mi sono trovato a dover vendere la mia casa per ripianare i debiti che questi signori mi hanno lasciato. Ora la gestione è in mano a noi e il nostro avvocato Fantini sta preparando una richiesta di dissequestro immediato delle quote da presentare al Tribunale del Riesame».

LE REAZIONI DELLA POLITICA

Il generale Mario Parente (Foto F.Troccoli)

Le indagini Se ad impressionare stavolta ci sono i numeri il quadro complessivo che riguarda l’Umbria non muta: una regione dove non esiste un controllo del territorio in senso «classico» ma dove le mafie si infiltrano nel tessuto sano dell’economia riciclando capitali illeciti e cannibalizzando aziende decotte che usano come schermo, come paravento di serietà, anche di fronte agli istituti bancari. In questo caso, aziende cannibalizzate che poi sono state usate per emettere fatture false e per truffare fornitori. Secondo la ricostruzione di carabinieri e guardia di finanza infatti gli indagati, perlopiù di origine siciliana e campana e residenti in Umbria acquisivano, con i soldi dei clan casalesi ai quali erano legati, società «cotte» del territorio oppure società fittizie o costituite all’estero. Scatole tramite le quali, pompandoci dentro soldi sporchi, gli indagati si incistavano nel tessuto economico perugino acquisendo pezzi del settore alberghiero, della ristorazione e dell’edilizia ma anche autosaloni e sale scommesse. Quelle che paio essere, su tutte, le grandi passioni della camorra.

Uno degli arresti eseguiti questa mattina (Foto F.Troccoli)

La vocazione imprenditoriale Illustrando i dettagli dell’operazione il generale Parente ha infatti rimarcato come il clan dei Casalesi abbia una forte «vocazione imprenditoriale». L’indagine nasce intorno alla metà del 2010 in seguito alle segnalazioni arrivate in merito a rilevanti operazioni economiche condotte da soggetti non conosciuti nel Perugino. Segnalazioni che hanno poi portato ai controlli effettuati dalla guardia di finanza. In molti casi dietro alle società, una pure con sede in Svizzera ma con forte accento «meridionale», si celavano dei prestanome che poi, in un caso in particolare, si è rivelato utile per la ricostruzione dei movimenti e degli affari degli indagati. Uno dei prestanome infatti doveva eseguire gli ordini impartiti altrimenti, hanno riferito i carabinieri, «gli avevano detto che lo avrebbero buttato in acqua con le scarpe di cemento».

Episodi numericamente limitati «E’ stata – ha detto il generale Cuneo – una bellissima operazione che ha visto lavorare insieme carabinieri e guardia di finanza, in particolare il Gico di Firenze e di Perugia. Un’operazione importante per la tutela del territorio dal rischio di infiltrazioni da parte della criminalità organizzata». Parlando poi di quella che è la situazione in Umbria, Cuneo ha spiegato che «esiste un potenziale rischio di infiltrazioni, con le mafie che debbono reinvestire i profitti lontano da “casa”. Ma di assalto della camorra al territorio non si può parlare. I nostri dati infatti parlano di episodi numericamente limitati».

Gli arrestati In manette sono finiti Angelo Russo, Filippo Gravante, Pasquale Tavoletta, Antonio Iossa, Giuseppe D’Urso, Salvatore Orecchio, Gaetano Cacciola, Maurizio Papaverone, Fiorella Luciana Pavan, Stefano Malmassari, Carmelo D’Urso, Santi Carmelo Balastro, Giuseppe Marino, Giuseppe Zinnarello e Marcello Briganti.

4 risposte a “Case e hotel: le mani della camorra su Perugia. Decine di milioni riciclati tramite i prestanome”

  1. […] 2009 quando «l’imprenditore di successo», arrestato insieme ad altre 15 persone mercoledì nell’ambito dell’operazione «Apogeo», varca le porte dell’hotel Domo di Perugia. Un bel quattro stelle seminascosto nel verde di […]

  2. […] 2009 quando «l’imprenditore di successo», arrestato insieme ad altre 15 persone mercoledì nell’ambito dell’operazione «Apogeo», varca le porte dell’hotel Domo di Perugia. Un bel quattro stelle seminascosto nel verde di […]

  3. […] con le sottovalutazioni Commentando l’operazione Apogeo Brutti era stato particolarmente duro, sottolineando come a suo avviso non fosse il caso di […]

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