martedì 26 marzo - Aggiornato alle 15:23

Carceri, crollano i detenuti: 400 in meno in tre anni. Capanne, da pollaio a istituto modello

Verini, Bocci, Di Mario, Barberini e Brillo

di Ivano Porfiri

Da pollaio a carcere modello. E’ la trasformazione che ha riguardato il carcere perugino di Capanne dal 2012 a oggi. Un cambiamento profondo permesso soprattutto dalle leggi che hanno depenalizzato molti reati, facendo abbassare la popolazione da 640 (con 150 materassi a terra) ai 292 di oggi. Considerando tutte le carceri umbre si è scesi da 1.680 a 1.224. «Abbiamo trovato una situazione nettamente migliore e un istituto che può essere esempio a livello nazionale», hanno sottolineato il sottosegretario agli Interni, Gianpiero Bocci, e il deputato Pd, Walter Verini, al termine della visita, accompagnati dall’assessore regionale Luca Barberini, dalla direttrice dell’istituto Bernardina Di Mario e dal capo della penitenziaria Fulvio Brillo. La visita è stata occasione per la consegna di materiali sportivi da parte del Coni e delle federazioni di ciclismo, pallavolo e calcio.

Verini: «Battaglia vinta» «Il sovraffollamento era una pratica disumana – ha esordito Verini – i detenuti venivano trattati come bestie, come polli. Le leggi attuate, anche per via della spinta europea, sono state una battaglia vinta sul piano nazionale e sul piano regionale. C’è ancora qualche problema a Terni e a Spoleto ma la strada è quella giusta. Tuttavia, siamo solo all’inizio: ora è doveroso investire in umanità. Chi va in carcere deve essere rieducato e reinserito. Per questo lavoro, sport, educazione vanno implementate perché investire in queste cose è investire in sicurezza. Chi impara a lavorare non torna a delinquere».

Bocci: «Modello da esportare» Secondo Bocci, Capanne è «una casa penale che oggi rappresenta un modello per il sistema carcerario italiano. Gli stessi ergastolani con cui ho parlato hanno ammesso che da quando sono stati trasferiti qui la loro vita detentiva è cambiata in meglio. Il personale opera con grande competenza, professionalità e umanità, il che per noi è un fattore di civiltà, democrazia e orgoglio». Brillo ha ringraziato per gli elogi: «Noi coniughiamo fermezza e cortesia – ha affermato -. Sono molto orgoglioso del personale. Un ergastolano ieri mi ha detto: qui il personale non istiga, ascolta. E’ motivo di serenità, di tranquillità». Il sottosegretario Bocci ha ringraziato anche «il direttore, perché si è instaurato un rapporto straordinario con le forze dell’ordine che operano fuori, con segnalazioni dei detenuti che stanno per uscire: può essere un’esperienza anche da esportare in altre realtà perché questo modello è stato decisivo per riportare la sicurezza a Perugia e in Umbria».

Barberini: «Via progetto agroalimentare» L’assessore Barberini ha sottolineato l’impegno «anche con realtà sociali e sportive per venire incontro a situazioni di bisogno. Qui c’è un’assistenza sanitaria di buon livello dentro il carcere, ma va migliorato l’accesso alle strutture esterne quando c’è necessità. Per l’aspetto sociale va data speranza di un reinserimento. Tra poco partirà un nuovo progetto sull’agroalimentare con l’avvio di una produzione e un’attività formativa per il quale abbiamo già il placet del ministero della Giustizia».

Di Mario: «Così è cambiato il carcere» La direttrice Di Mario ha rimarcato come «se risultati si sono raggiunti è stato grazie a provvedimenti di legge che erano necessari. La sentenza Torreggiani ci ha messo con le spalle al muro perché il carcere era diventata la soluzione per tutti i mali, mentre dovrebbe essere l’extrema ratio». Oggi, col calo dei numeri «il carcere ha ritrovato la sua dimensione. Abbiamo rimesso così il detenuto al centro, sono aumentati gli spazi, la cella è tornata a essere luogo di pernottamento, non dove stare chiusi 24 ore. Ora stiamo cercando di riempire il tempo con l’aiuto dei soggetti esterni».

I numeri di chi lavora Di Mario ha ricordato come «l’anno scorso si sono svolti 5 corsi di formazione con oltre 70 detenuti. Per tre di questi (cucina, culture arboree, design femminile) 5 detenuti di ogni corso sono stati avviati in borsa lavoro in imprese umbre. Alla fine delle borse lavoro tutti sono stati assunti a tempo indeterminato. Oggi 20 detenuti sono in regime di semilibertà, alcuni impiegati al Comune. Chi lavora – ha concluso – è difficile che rientri in carcere».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.