giovedì 9 luglio - Aggiornato alle 01:49

Carcere di Spoleto, il boss da centinaia di ordinanze e sentenze accusa: «Trattamento disumano»

Alessio Attanasio, condannato a 20 anni per delitti di mafia e detenuto al 41-bis, ha protestato per le ore d’aria. La direzione: «Rispettata la legge»

La casa circondariale di Spoleto (foto Fabrizi)

di Daniele Bovi

Alessio Attanasio è uno dei ‘sepolti vivi’ del carcere di Maiano di Spoleto, cioè uno di quei detenuti sottoposti al regime del 41-bis: il carcere duro, anzi durissimo. Attanasio, 48 anni, siracusano, considerato boss mafioso e condannato per una serie di delitti a vent’anni di reclusione, tramite i suoi famigliari ha lamentato di essere stato trattato «in modo disumano» a Maiano. Secondo quanto riferito a Umbria24 dalla madre del detenuto, Attanasio venerdì scorso finita l’ora d’aria «si è messo semplicemente seduto in mezzo al piazzale, ma gli agenti lo hanno preso e lo hanno trascinato di peso nella “cella liscia”». Per chi non conoscesse il gergo carcerario, la «cella liscia» non è altro che una stanza completamente vuota, con solo una branda all’interno. Sabato, durante l’unica telefonata di un’ora concessa ogni mese ai detenuti sottoposti al 41-bis, il boss ha raccontato tutto ai famigliari.

LA SITUAZIONE DELLE CARCERI UMBRE: LA RELAZIONE

Ore d’aria Il perché della protesta? La Corte di Cassazione ha recentemente riconosciuto ai carcerati sottoposti al 41-bis il diritto a due ore d’aria più una di socialità ma, stando alla protesta, al momento ciò a Spoleto non avviene. Come spiega a Umbria24 Stefano Anastasia, garante dei detenuti di Umbria e Lazio, che proprio lunedì è stato a Spoleto per parlare di alcuni problemi con un altro detenuto, «la circolare ministeriale di ottobre, arrivata dopo la sentenza, è un po’ incerta perché lì si intendono le due ore come o d’aria o di socialità. Comunque di questo caso specifico non so nulla perché oggi non ho incontrato Attanasio, altrimenti ci avrei parlato; però se la sua rivendicazione è quella relativa alla sentenza della Cassazione, è corretta».

TERNI, SAPPE: «BOTTE DA ORBI IN CARCERE»

Le versioni Lunedì a Siracusa i famigliari di Attanasio sono andati in questura a raccontare la loro versione: «Ho parlato col mio assistito – spiega l’avvocato della famiglia Junio Celesti – una settimana fa, perciò quello che so l’ho appreso dal fratello, che ha parlato telefonicamente con Attanasio. So che ha lamentato un trattamento disumano in quanto a seguito di una garbata rimostranza l’amministrazione ha adottato dei provvedimenti rigidi; nella cosiddetta “cella liscia” ha avuto anche difficoltà relative al vitto». Contattato da Umbria24 il direttore del carcere di Spoleto, Luca Sardella, si limita a sottolineare che «qui rispettiamo l’ordinamento penitenziario alla lettera, sono sereno e per qualsiasi spiegazione potete rivolgervi agli organi superiori».

CARCERE PERUGIA, DETENUTA TENTA DI IMPICCARSI

Il boss dei ricorsi Quel che è certo è che questa di Attanasio non è la prima battaglia. Laureatosi durante la detenzione in Scienze della comunicazione e laureando in Giurisprudenza, il boss nel corso degli anni ha studiato molto e scritto altrettanto dato che dalla sua cella sono uscite decine e decine di ricorsi su mille questioni relative alla vita in carcere. Un rapido sguardo ai risultati forniti dal motore di ricerca della Corte di Cassazione dà l’idea della mole di carta prodotta: dal 2013 al 2018 risultano 264 diverse decisioni, divise in 137 sentenze e 127 ordinanze; l’anno record, ma solo per il momento, è il 2017 con 82 decisioni. E probabilmente non è un caso che la Sezione più ‘ingolfata’ sia la settima, quella che interviene quando il presidente della Corte individua l’inammissibilità del ricorso, demandando la decisione finale proprio alla Settima.

Il tipo di carcere A Spoleto, dove la situazione per quanto riguarda il rischio sovraffollamento è sotto controllo (452 carcerati presenti a fronte di 451 posti secondo i dati del Ministero di pochi giorni fa), dal 2007 c’è un padiglione dedicato al 41-bis; a Maiano sono presenti detenuti ad alta sicurezza mentre in un’altra sezione ci sono quelli comuni e altri appartenenti al regime protetto (vedi ad esempio reati sessuali o appartenenti alle forze dell’ordine); in generale, comunque, la popolazione è fatta di persone con pene definitive e lunghe. Ad occuparsi della sicurezza sono gli agenti del Gom, il Gruppo operativo mobile della polizia penitenziaria che viene considerato un’eccellenza e che lavora tra i tanti problemi che ogni giorno vivono i poliziotti. Nella struttura per quanto riguarda le attività di recupero sono presenti anche una libreria e laboratori di falegnameria.

Il tour di Basentini Intanto da martedì inizierà il tour del capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria negli 11 provveditorati regionali del paese: prima tappa sarà proprio il provveditorato Toscana-Umbria. Nel giro di un mese il capo del Dap Francesco Basentini incontrerà i provveditori assieme ai direttori e ai comandanti di reparto degli istituti, per un momento di «confronto e di raccolta di idee – spiega il Ministero – sulle criticità e le questioni più significative. In ogni tappa, il capo del Dap chiederà di esporre le specifiche esigenze delle singole realtà, con riguardo tanto alla situazione del personale di polizia penitenziaria quanto a quella dei detenuti, per poi valutare concrete proposte risolutive e creare linee programmatiche condivise». La prima riunione si svolgerà martedì nella casa di reclusione di San Gimignano e riguarderà la situazione delle carceri umbre e toscane.

Twitter @DanieleBovi

I commenti sono chiusi.