Currently set to Index
Currently set to Follow
venerdì 12 agosto - Aggiornato alle 17:10

Caporalato, lavoratori sfruttati nei magazzini della grande distribuzione

Un’inchiesta della finanza di Padova tocca anche l’Umbria: eseguita una misura cautelare, sette gli indagati

Un magazzino

Tocca anche l’Umbria l’indagine della guardia di finanza di Padova che ha portato all’esecuzione di una misura cautelare nei confronti del promotore di un’associazione per delinquere finalizzata all’intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro, e al contestuale sequestro di beni e disponibilità finanziarie per oltre 750 mila euro. In particolare, la misura riguarda il divieto di esercitare l’attività imprenditoriale per un anno mentre sono 15 gli indagati, perlopiù indiani, di cui sette destinatari del provvedimento cautelare personale e reale.

L’indagine L’organizzazione era gestita da un indiano, residente nel padovano, con ramificazioni in diverse città (Perugia, Alessandria, Mantova, Brescia, Verona, Vicenza, Padova, Venezia, Parma, Lecce, Bologna, Forlì-Cesena e Arezzo) ed era dedita allo sfruttamento di numerosi lavoratori, principalmente connazionali, ma anche bengalesi e pakistani. Grazie agli accertamenti è emerso che l’organizzazione si occupava del reclutamento della manodopera, specie tra stranieri in stato di bisogno o necessità presenti in Italia e nello stato indiano del Rajasthan prospettando migliori condizioni di vita e lavorative a fronte del pagamento di un’ingente somma, di cui un anticipo da dare in madrepatria e il resto mensilmente, una volta intrapresa l’attività lavorativa in Italia.

La ricostruzione Qui i lavoratori ottenevano un regolare permesso di soggiorno grazie all’assunzione presso cooperative di lavoro per la gestione di magazzini della grande distribuzione, principalmente nel nord Italia, ma anche in Toscana, Umbria e Puglia. I lavoratori erano sottoposti alla pressante vigilanza dell’organizzazione che dislocava presso ogni cooperativa «un fidato sodale» con il compito di spegnere, con la minaccia e talvolta con l’uso della forza, ogni tentativo di protesta o ribellione, controllando anche la fruizione di ferie o permessi, nonché disincentivando l’eventuale adesione a organizzazioni sindacali. Le vittime erano costrette a restituire le ingenti somme dovute per l’ingresso e l’ottenimento dell’impiego in Italia, nonché obbligati ad affittare case fatiscenti nella disponibilità degli indagati.

Almeno cento vittime L’organizzazione prelevava il denaro direttamente dai conti correnti dei lavoratori, nonché dal rimborso forzoso delle spese di vitto e alloggio. Tale profitto veniva in parte trasferito in India e in parte usato per l’acquisto di ulteriori abitazioni da destinare a dimora obbligata dei lavoratori. In tutto sarebbero oltre cento le vittime solo sul territorio padovano

I commenti sono chiusi.