venerdì 24 novembre - Aggiornato alle 12:28

Capanne, tunisino ingerisce lamette. Bocci e Verini (Pd) a Nitto Palma: «Carceri sull’orlo del collasso»

Dopo il suicidio del 36enne di Rieti, nuovo tentativo di togliersi la vita all'interno del carcere di perugino di Capanne: stavolta un tunisino ingerisce una lametta. In visita i due deputati del Pd, Walter Verini e Gianpiero Bocci, lanciano l'allarme e contattano il neo ministro Nitto Palma

Walter Verini e Gianpiero Bocci

di Ivano Porfiri

Dopo il suicidio del 36enne di Rieti, nuovo tentativo di togliersi la vita all’interno del carcere di perugino di Capanne: stavolta un tunisino ingerisce una lametta. In visita i due deputati del Pd, Walter Verini e Gianpiero Bocci, lanciano l’allarme e contattano il neo ministro Nitto Palma.

Tentato suicidio Dopo l’ultimo suicidio a Capanne, nella serata di mercoledì un detenuto tunisino di 24 anni ha tentato di togliersi la vita ingerendo lamette da barba. Il giovane è stato accompagnato dal carcere di Capanne all’ospedale Santa Maria della Misericordia e, dopo le prime medicazioni in chirurgia, non è stato ricoverato in gastroenterologia perché la cena che aveva ingerito ha evitato danni gravi all’apparato digerente. Anche un altro detenuto avrebbe inoltre tentato di bruciarsi.

I numeri A far visita nella mattinata di giovedì al penitenziario umbro, i deputati del Pd Bocci e Verini, denunciano una situazione ogni giorno più drammatica: «A Capanne – hanno detto in conferenza stampa – oggi nella sezione maschile ci sono 461 detenuti (compresi 6 disabili) a fronte di una capienza di 406 e, in quella femminile 83 detenute a fronte di 59 posti. Nella sezione maschile in circa 22 celle il terzo detenuto dorme con un materassino di gommapiuma di pochi centimetri poggiato a terra, mentre tra le donne ci sono celle con 6 detenute». Un quadro reso ancora più complicato dal fatto che il 65% dei detenuti è extracomunitario, con gruppi etnici e religiosi spesso in contrasto, molti detenuti sono tossicodipendenti e la metà è in attesa di giudizio (come il reatino che si è tolto la vita).

Un agente per 100 detenuti A fronte di questo, sui 379 agenti di polizia penitenziaria previsti, a Capanne ce ne sono 241. «E’ soprattutto grazie a loro, ai volontari, alla direzione del carcere, che la situazione è grave ma non ancora esplosiva – hanno rimarcato i due deputati del Pd – ma occorre subito fare qualcosa perché le condizioni di vita dei detenuti e di lavoro del personale sono davvero difficili. Certe notti c’è un solo agente per cento detenuti». Per questo Verini ha contattato il nuovo ministro Francesco Nitto Palma per chiedergli di fare qualcosa presto. «Dove è finito il piano carceri? Non si è mosso un mattone – denuncia il deputato altotiberino – noi continueremo a fare qualcosa per migliorare la situazione».

Discariche sociali «Aumentano i detenuti e diminuiscono gli operatori – ha aggiunto Bocci – con la forzata assenza di rieducazione e pertanto un forte disagio sociale: sembra che le carceri siano diventate discariche sociali». E, in queste condizioni aumentano gli atti di autolesionismo. «Togliere le bombolette e gli accendini e dotare i detenuti di fornelli elettrici già potrebbe limitare le possibilità di farsi del male, specie tra i più disperati», dice Bocci.

Cercasi attrezzature sportive Un altro aspetto su cui sono stati stimolati i parlamentari nel corso della visita è la carenza di materiale ricreativo: «Abbiamo già scritto al Coni per chiedere una rete di pallavolo e altre attrezzature – hanno detto – ma lanciamo un appello anche alle federazioni sportive e ai privati perché donino quello che possono: un pallone o una cyclette possono evitare gesti estremi perché tengono occupati i detenuti, danno uno scopo alla loro giornata».

Denuncia dei Radicali Anche i Radicali di Perugia tornano a denunciare la situazione delle carceri definendo il suicidio «un ennesimo atto di denuncia delle drammatiche condizioni in cui versano i penitenziari umbri». In una dichiarazione conngiunta, Liliana Chiaramello e di Andrea Maori, segretaria e tesoriere di radicaliperugia.org, sottolineano che «questa volta è stato un 36enne originario di Rieti a togliersi la vita ieri sera nel carcere di Capanne, a Perugia, inalando gas da una bomboletta nel bagno della sua cella: un gesto che ancora una volta invita a considerare e riflettere su dati che parlano chiaro: oltre 1700 sono i detenuti ospitati nelle carceri umbre a fronte di una capacità di accoglienza dei quattro istituti di 700 persone. Il sovraffollamento determina conseguentemente difficoltà di organizzazione e gestione delle strutture detentive in cui i reclusi sono quotidianamente sottoposti a torture ancor più aspre in un mese, come questo in corso, in cui caldo e umidità in spazi limitati soffocano il respiro e costringono a uno stato a dir poco disumano». «Gli obiettivi posti in essere da questa amministrazione – proseguono i Radicali -, in particolare in materia di sanità penitenziaria e reinserimento sociale e lavorativo, non potrebbero che essere conseguenza di una più radicale e urgente riforma della Giustizia e della sua appendice penitenziaria, quella che noi come Radicali proponiamo da anni, quella che chiediamo diventi una priorità rispetto ad ogni altra urgenza della politica del nostro Paese. Tali riforme legislative strutturali possono essere realizzate solo con il traino -obbligato per legge- dell’ aministìa, atto formale e controllato. Chiediamo per questo alle istituzioni locali e innanzitutto alla Presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini di unirsi alla nostra battaglia e in particolare di aderire all’appello sull’iniziativa nonviolenta di Marco Pannella, perché i problemi vengano risolti e non rinviati -quindi aggravati- e perché l’Italia possa in qualche misura essere considerata una democrazia».

 

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