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lunedì 29 novembre - Aggiornato alle 21:07

Bimbo ucciso, tutte le bugie della mamma. Ha detto perfino: «Non è mio figlio…»

Frammenti di biscotti Plasmon sul luogo del delitto. Anche un mozzicone di sigaretta incastra la donna ungherese

©Fabrizio Troccoli

di Enzo Beretta

Dichiarazioni «sempre diverse nel tempo, in un brevissimo arco di tempo, contraddittorie, inverosimili e non credibili». Sono almeno tre le versioni fornite da Erzsebet Katalin Bradacs, finita in carcere con l’accusa di aver ucciso venerdì a Po’ Bandino il figlioletto di due anni: 1) nell’immediatezza dei fatti – si legge nell’ordinanza – ha riferito che il bambino era caduto accidentalmente per terra nel parcheggio del supermercato vicino a una staccionata di legno, negando addirittura a un testimone che quel bambino fosse suo figlio; 2) con gli indumenti sporchio di sangue e le unghie incrostate di tracce ematiche ha parlato di un uomo nero, di colore, che in pochi minuti, dieci, approfittando del suo momentaneo allontanamento per cercare i giocattoli di Alex, avrebbe compiuto un omicidio così efferato, infierendo sul piccolo che stava dormendo su un giaciglio improvvisato; 3) sparisce l’uomo di colore e racconta di aver sbagliato a lasciare solo il figlio ritrovato pieno di sangue, e di aver cambiato la maglietta al bimbo portato al supermercato.

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La borsa con il coltello Lì dentro, nella borsa della donna vicino alle casse, gli investigatori rinvengono un coltello con la lama spezzata per cui afferma: «Mi serviva per pulire e tagliare la frutta ad Alex, era già rotto quando l’ho infilato nella borsa». Il piccolo, ucciso per le «molteplici ferite da arma da taglio, due delle quali verosimilmente letali», durante il sopralluogo hanno rinvenuto e sequestrato il passeggino poco lontano da una scarpata in un terreno incolto, un pannolino usato e frammenti di biscotto Plasmon. Poco più avanti c’era un peluche «molto usurato» e un «trenino azzurro di plastica». Nel rudere altri oggetti come un secondo peluche, «la metà di una carta di credito» insieme a mozziconi di sigarette Benson & Hedges, proprio come quelle fumate dalla donna davanti ai carabinieri, una coperta di tessuto imbrattata di sangue con figure di animali disegnati («dove era stato adagiato il corpicino privo di vita prima di raggiungere il supermercato»), la felpa della tuta marrone indossata dalla donna e sporca di sangue e, infine, la magliettina che con ogni probabilità indossava il piccolo quando è stato assassinato. Un testimone ha raccontato ai carabinieri di aver sentito le grida di una donna che urlava, poco lontano dal rudere, «È morto, è morto». Lui le chiede: «È tuo figlio?» ma lei risponde di no. È solo la prima bugia.

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