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lunedì 29 novembre - Aggiornato alle 20:51

Bimbo ucciso, sms choc: ‘Alex non sarà più di nessuno’. Il giallo dei coltelli rubati

Dubbi sul movente. Il giorno prima l’ungherese cammina con il passeggino e prova a nascondere una lama ai carabinieri

©Fabrizio Troccoli

di Enzo Beretta

Il movente dell’omicidio del piccolo Alex, due anni, assassinato venerdì a Città della Pieve, rimane un mistero: «Il movente è ancora inspiegabile». Mentre Erzsebet Katalin Bradacs faceva scena muta durante l’interrogatorio e il gip Angela Avila confermava la misura in carcere la Procura spiega di «aver appreso della pendenza di una controversia per l’affidamento del minore» tra l’indagata e il padre del piccolo, «circostanza che in ipotesi avrebbe potuto indurre nella donna il timore che gli venisse sottratta la custodia».

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‘Adesso non sarà più di nessuno’ In una recente intervista il padre della vittima «ha riferito che il minore gli era stato affidato dal tribunale e il giorno in cui la madre doveva consegnargli il bambino – il 22 settembre, 9 giorni prima del delitto, ndr – non si era fatta trovare. Il padre ha anche riferito di un messaggio che la donna avrebbe inviato a un amico comune contenente una frase tipo ‘Adesso non sarà più di nessuno’». Facile intuire che l’uomo verrà sentito dai magistrati italiani, anche perché nel corso di dichiarazioni spontanee la Bradacs «ha negato che il figlio fosse stato affidato al padre, aggiungendo di essere venuta in Italia per una vacanza». Stando a quanto si legge negli atti la 44enne ungherese, «senza fissa dimora» e trovata in possesso di una carta d’identità scaduta nel 2020 secondo cui risultava residente in provincia di Rieti, «si è allontanata all’improvviso dalla casa d’accoglienza di Roma dove era stata accolta per qualche giorno, senza dire nulla al responsabile della struttura tanto che ne veniva segnalata la scomparsa alla polizia».

Gli ultimi spostamenti Dov’era andata? La risposta la fornisce agli investigatori il titolare di un night club di Chiusi, vecchio conoscente della donna: un paio di giorni prima del delitto, infatti, all’alba, l’ungherese telefona al testimone «chiedendogli se poteva ospitarla con il figlio che stava male». L’uomo concede alla straniera una camera e le chiavi di casa, lei si presenta un’ora dopo. Si sarebbe dovuta fermare un giorno, poi i giorni diventano due perché – ricostruisce l’ex gestore del locale a verbale – «doveva proteggere Alex dal pericolo che costituiva un suo compagno». Sembra «scossa», lui «la rassicura a proposito del fatto che può rimanere».

Il giallo del coltello nascosto Qui comincia il giallo del coltello: giovedì pomeriggio, meno di 24 ore prima dell’omicidio del bimbo avvenuto a Po’ Bandino, Erzsebet viene fermata dai carabinieri mentre «si aggira con fare sospetto» in un negozio, con il piccolo seduto sul passeggino. I militari accertano i suoi precedenti di polizia – estorsione, sfruttamento della prostituzione, ricettazione – scoprono che si era presentata volontariamente nel centro di accoglienza di Roma dal quale si era allontanata. Durante il tragitto a piedi che li separa dalla caserma, però, a Erzsebet «scivola improvvisamente dai pantaloni un coltello con lama in acciaio e manico di plastica nero», unì1arma che «furtivamente raccoglie e occulta sotto alla cintura dei pantaloni». Il coltello – verrà accertato – è stato portato via dalla cucina dell’uomo che la sta ospitando: le costa una denuncia per porto abusivo d’arma, la lama viene sequestrata nonostante le insistenze della donna: «Difesa personale, sono spaventata dagli immigrati pericolosi, da quelli che violentano le donne e ammazzano i bambini». Il titolare del night – si legge nell’ordinanza – «non esclude» che anche il coltello ritenuto dagli investigatori l’arma del delitto, quello con la lama spezzata a 3,5 centimetri dall’impugnatura, «possa essere uno dei coltelli della sua cucina».

I dubbi Quest’ultimo è stato «trovato dentro la borsa della Bradacs subito dopo i fatti»: «Verosimilmente – spiegano gli atti giudiziari – pare essere proprio l’arma dell’efferato delitto, la cui lama potrebbe essersi rotta durante l’aggressione, anche se ci sono ragionevoli dubbi, essendo il coltello pulito e non avendo rinvenuto ancora la parte di lama che si assume spezzata». Questa e altre indicazioni, in maniera particolare sulla compatibilità dell’arma, arriveranno dall’autopsia alla quale prendono parte i medici legali Mauro Bacci e Laura Panata, consulenti del pm Manuela Comodi, e Luca Pistolesi incaricato dall’avvocato Enrico Renzoni.

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