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lunedì 29 novembre - Aggiornato alle 21:10

Bimbo ucciso, la sentenza prima della fuga: «La mamma può vedere il figlio sei ore al mese e in una struttura protetta»

La decisione del tribunale di Budapest sull’affidamento ottenuto dal padre

©Fabrizio Troccoli

Il tribunale centrale aveva respinto la richiesta di affidamento di Katalina Erzsebet Bradacs e anzi e aveva imposto visite al figlio di sole tre ore alla settimana e solo per due volte al mese. Una sentenza, dello scorso 20 settembre, come riportato oggi da Il Messaggero, che ha portato la 44enne a fuggire con Alex Juhasz dall’Ungheria all’Italia, in un viaggio finito a Po’ Bandino dove il bambino di appena due anni è stato ucciso a coltellate il primo ottobre. In base al testo della sentenza la querelante ha perso la causa intentata contro il padre del bambino Norbert, autorizzato «con provvedimento provvisorio» invece «ad accudire e avere il diritto alla patria potestà», stabilendo la residenza di Alex «presso l’abitazione del padre a Budapest».

La sentenza «La querelante – si legge nella sentenza riportata dal quotidiano – ha diritto a intrattenere rapporti con il figlio Alex sotto la supervisione del personale addetto ogni venerdì pomeriggio delle settimane pari per tre ore dalle 13 alle 16, presso la struttura pubblica» di Budapest. Il tribunale infine ha obbligato «la querelante a consegnare il bambino – con il suo guardaroba e ogni altra sua cosa necessaria – entro il giorno successivo al ricevimento dell’ordinanza». Quando invece la donna ha iniziato la sua fuga. Dal carcere di Capanne, dopo la convalida del suo fermo, Katalina professa ancora la sua innocenza, dopo aver sostenuto davanti al giudice per le indagini preliminari Angela Avila l’infondatezza delle pretese del padre riguardo all’affidamento.

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