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giovedì 27 gennaio - Aggiornato alle 05:41

Bianzino, la Cassazione: «Nessuna attenuante per l’agente: fatto grave»

Aldo Bianzino e il figlio

L’agente della polizia penitenziaria Gianluca Cantoro non ha meritato alcuna attenuante per la «ritenuta gravità del fatto, in rapporto al ruolo svolto dall’imputato e al contesto in cui si è verificata la vicenda, sottolineando la reiterazione delle condotte omissive che hanno portato l’imputato a disinteressarsi delle
richieste di aiuto» di Aldo Bianzino, morto in una cella del carcere di Perugia nell’ottobre del 2007.

La ricostruzione L’agente è stato condannato in via definitiva un anno di reclusione lo scorso quattro giugno. Adesso, gli ermellini che hanno confermato la sentenza della Corte d’Appello di Perugia, motivano la loro decisione e parlano anche della iniziale titubanza delle testimonianze dei due detenuti stranieri con «la consapevolezza dei rischi cui andavano incontro nel denunciare un agente penitenziario, rischi in seguito verificatisi dal momento che, come sottolineato dalla sentenza di merito, i due sono stati trasferiti in altri istituti di pena». Non solo, i giudici della Cassazione hanno anche sostenuto che i giudici d’appello «hanno anche giustificato la compatibilità della ricostruzione dei fatti operata» dai due detenuti stranieri, accusatori di Cantoro, «con gli accertamenti medici legali sull’ora del decesso del Bianzino, precisando che
la morte è stata causata da una emorragia sub aracnoidea provocata dalla rottura di un aneurisma che non ha provocato l’immediato decesso. Bianzino – sta ancora scritto nella sentenza della Cassazione – si sarebbe sentito male poco dopo la mezzanotte e avrebbe suonato il campanello per attirare l’attenzione del
Cantoro, che pero’ non ha avvertito il medico; e la malattia sarebbe progredita nella notte, manifestandosi con un forte mal di testa che avrebbe portato Bianzino ad aprire al finestra per tentare di alleviare il dolore e prendere aria; il decesso sarebbe avvenuto poche ore dopo».

Risarcimento Dopo che la condanna è diventata definitiva adesso anche il Ministero della Giustizia dovrà risarcire i figli e la moglie di Bianzino. I supremi giudici hanno quindi stabilito che dovrà essere celebrato un apposito processo s’appello per stabilire l’ammontare del risarcimento.

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