domenica 16 giugno - Aggiornato alle 05:25

«Una bastonata forte così si fa male»: le intercettazioni contro la prof Esposito sospesa

Il piano per allontanare la pediatra ‘ribelle’. Lei: ‘Ho ricevuto minacce per valutare positivamente un collega’. I vertici dell’ospedale accusati di abuso d’ufficio

di Enzo Beretta

Per quanto potrebbe non bastare più di qualcuno nell’ospedale di Perugia farebbe bene a chiedere scusa alla professoressa Susanna Esposito, direttrice di Pediatria, sospesa dal servizio a fine anno. Perché negli atti della Procura che ha ribaltato il «sistema clientelare» della sanità in Umbria viene detto che alla 47enne milanese «è stato intenzionalmente procurato un ingiusto danno patrimoniale» a tutto vantaggio di altri direttori della struttura complessa.

«Contrapposizione interna» Il giudice affronta l’argomento della «contrapposizione interna all’azienda ospedaliera tra la dirigenza amministrativa e la professoressa Susanna Esposito». Le attività di intercettazione – si legge – hanno «registrato le strategie poste in essere dalla dirigenza, in particolare dal dg dell’ospedale Emilio Duca e dai direttori Maurizio Valorosi e Diamante Pacchiarini per controbattere alle accuse mosse dalla Esposito».

Il contrasto «L’origine del contrasto è la presenza del professor Orlacchio – viene ricostruito – associato di genetica medica in Pediatria dal 2015 (quindi prima della nomina nella concorrente, ndr) nonostante le sue competenze non fossero pertinenti con quel reparto». Quella situazione «transitoria in vista dell’assegnazione a un reparto più confacente» si è protratta più del dovuto e per ammissione dello stesso Duca «era compito della dirigenza del reparto occuparlo in attività congrue alla sua professionalità e utili all’azienda». In ogni modo – ha tenuto a puntualizzare – le sue valutazioni «fino a quel momento erano sempre state positive». Era stata però la Esposito, nel corso degli interrogatori in procura, nella veste di indagata, a spiegare che il problema era stato «segnalato alla dirigenza» almeno due anni prima specificando che nel maggio 2018 aveva «inviato un esposto ai magistrati per evidenziare le criticità e le anomalie».

La valutazione Ma ecco l’aspetto più interessante: «Esposito ha messo nero su bianco di aver espresso una valutazione positiva di Orlacchio nel 2017 solo perché pressata, anche con minacce di conseguenti provvedimenti disciplinari in caso contrario, dalla dirigenza amministrativa, in particolare dai componenti dell’Ufficio procedimenti disciplinari Maurizio Valorosi e Serena Zenzeri, con la promessa che la collocazione del medico sarebbe stata risolta». In realtà quella situazione era rimasta tale perciò la Esposito «ha deciso di non valutare l’attività pressata in reparto da Orlacchio per il 2017. Ne erano derivati ulteriori dissidi con la dirigenza amministrativa, fino gli esposti di maggio e giugno 2018 con i quali lei aveva imputato sostanzialmente la responsabilità della vicenda Orlacchio».

Il contenzioso E così l’8 agosto 2018 la commissione formula cinque contestazioni disciplinari alla pediatra: 1) la mancata tempestiva segnalazione del rifiuto di Orlacchio a fornire un resoconto delle prestazioni rese in reparto; 2) la mancata validazione da parte della Esposito dei tabulati delle presenze in reparto di Orlacchio a partire dal novembre 2017; 3) lo scorretto utilizzo del badge nella rilevazione di alcune presenze in reparto; 4) l’assenza dal reparto della pediatra in alcuni giorni in cui risultava formalmente presente; 5) lo svolgimento di attività extramuraria in giorni non consentiti. La commissione ha emesso il provvedimento di sospensione dalle funzioni per quattro mesi e una multa di 350 euro.

‘Una bastonata di quelle forti che si fa male’ Purtroppo per gli indagati «le attività di intercettazione hanno documentato la loro lunga strategia di difesa dalle denunce della professoressa Esposito da porre in essere anche attraverso l’uso del potere disciplinare». Valorosi parla nel maggio 2018 con Pacchiarini di una ‘bastonata di quelle forti che si fa male‘ suggerendo di verificare la presenza in ufficio della prof». «Tu controlla i tabulati orari Diama – dice Duca a Pacchiarini – fatti mandare i tabulati orari dell’ultimo del mezzo».

Una cosa che fanno quasi tutti Nell’estate scorsa gli indagati «iniziano a considerare in concreto le violazioni contestabili, in particolare quelle concernenti le mancate tempestive segnalazioni della situazione di Orlacchio e valutano anche le eventuali contestazioni che potrebbero fondarsi sulla mancata corretta timbratura del cartellino, pur concordando che si tratta di una violazione comune a tutti primari (…) e a moltissimi dipendenti».

La ritorsione del fascicolo Secondo il magistrato, perciò, gli indagati, accusati di abuso d’ufficio, «avrebbero aperto il procedimento disciplinare con finalità meramente ritorsiva piegando la funzione amministrativa per scopi del tutto estranei all’interesse pubblico». Effettivamente – conclude il giudice – «le conversazioni intercettate documentano chiaramente l’esistenza di una grande animosità da parte loro nei confronti della Esposito».

Esposito: voglio rientrare al lavoro «In qualità di difensore della professoressa Susanna Esposito nella fase cautelare – spiega l’avvocato Cesare Pozzoli – durante la quale abbiamo chiesto in via d’urgenza l’annullamento delle sanzioni disciplinari, e preso atto degli sconcertanti esiti sia dei provvedimenti penali emessi dalla magistratura che anche delle intercettazioni ambientali, confermiamo quanto scritto nel ricorso d’urgenza: siamo in presenza di una vera e propria volontà ritorsiva posta in atto dai vertici dell’Azienda Ospedaliera di Perugia nei confronti della professoressa Esposito. È stato dunque integralmente confermato il quadro fattuale che era stato già prospettato. Alla luce delle schiaccianti risultanze istruttorie – si legge in una nota inoltrata alle redazioni – presenteremo nei prossimi giorni il ricorso di merito avanti il giudice del lavoro per far valere la natura ritorsiva delle sanzioni intimate alla Esposito. Inoltre – si legge – lo scorso 15 aprile abbiamo chiesto formalmente, in via di autotutela e preso atto della situazione conclamata, che l’Azienda ospedaliera di Perugia revochi la sanzione della sospensione disciplinare prima della naturale scadenza prevista per il prossimo 10 maggio. Confidiamo che i nuovi vertici appena nominati vogliano porre fine alle gravi e ingiuste vessazioni inflitte alla Esposito, rea soltanto di avere fatto il suo dovere e di avere denunziato comportamenti illegittimi.

«Certe cose non devono più accadere» Dal punto di vista di una sanzione ritorsiva questo è veramente un caso di scuola. È rarissimo vedere così clamorosamente documentato un intento ritorsivo e punitivo come in questa occasione. Espressioni come ‘pezzo di m… della Esposito…‘, ‘non ha capito che gli fo male, … gli ho promesso:… fai attenzione che io ti faccio male‘, ovvero ‘ma non possiamo dargli una bastonata di quelle forti che si fa male? … cominciamo a contestare … a contestare l’assenza dal servizio’ che le registrazioni acquisite hanno dimostrato essere state pronunciate in veri e propri conciliaboli dei vertici aziendali ormai decapitati, non possono più ripetersi nell’ambito di Aziende pubbliche chiamate a curare i pazienti (qui addirittura bambini) nel rispetto dei lavoratori e dei più basilari principi di trasparenza, efficienza e imparzialità della pubblica amministrazione».

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