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lunedì 18 gennaio - Aggiornato alle 20:28

Giornale dell’Umbria, procura: «Bancarotta fraudolenta». Chiesto processo per cinque

Pm Casucci contesta anche il riciclaggio e l’impiego di denaro di provenienza illecita. Giornalisti parti offese

Giornale dell'Umbria

di Chiara Fabrizi

Bancarotta fraudolenta, impiego di denaro di provenienza illecita e riciclaggio. Con queste accuse il pm Massimo Casucci ha chiesto il rinvio a giudizio di cinque persone in relazione al fallimento risalente al maggio 2016 del Gruppo editoriale Umbria 1819 srl (Geu1819), che editava il quotidiano Il Giornale dell’Umbria. A dover rispondere dell’accusa più pesante, ossia quella di bancarotta fraudolenta, sono Luigi Camilloni liquidatore di Geu1819 fino al fallimento, Giuseppe Incarnato amministratore unico di Gifer editori socio unico di Geu1819, l’avvocato Francesco Marrocco consulente di Geu1819 e con una posizione più marginale anche Luigi Giacumbo presidente e consigliere di Geu1819 dal 27 agosto 2015 alla messa in liquidazione. Chiesto il processo anche per Mirko Mancuso. Parti offese nel procedimento che si aprirà a marzo i giornalisti del quotidiano.

Bancarotta fraudolenta Secondo la procura di Perugia i primi tre indagati in concorso tra loro avrebbero «distratto il patrimonio della società fallita arrecando pregiudizio ai creditori». In particolare, si legge negli atti di accusa, Camilloni avrebbe «promosso decreti ingiuntivi nei confronti di Umbria televisione srl, Centroitalia pubblicità srl e genericamente nei confronti dei soci per quasi 900 mila euro, generando così – scrive il pm – sopravvenienze attive per le quali il curatore riscontrava la pressoché totale infondatezza». Per gli inquirenti, invece, queste e altre iniziative, come la richiesta di risarcimento del danno per 3 milioni di euro formulata a carico della Regione Umbria, «erano finalizzate a giustificare un drenaggio di liquidità attuato con l’artifizio del pagamento degli onorari all’avvocato Marrocco per 156 mila euro» versati in in tre bonifici tra il 4 febbraio 2016 e il 14 marzo 2016. Giacumbo, invece, è accusato di aver «distratto almeno in parte il patrimonio della società fallita»: negli ultimi tre mesi del 2015, secondo l’accusa, avrebbe «usufruito di rimborsi spesa per circa 23 mila euro non preventivamente autorizzati dagli organismi societari» e «beneficiato di una carta di credito, i cui addebiti avvenivano su un contro corrente della società fallita Gruppo editoriale, con cui avrebbe effettuato spese perlopiù estranee alla sua carica e prelievi per circa 12.500 euro tra l’ottobre 2015 e il gennaio 2016». Dai 156 mila euro versati con tre bonifici all’avvocato Marrocco sono scaturite altre operazioni bancarie verso altre società riconducibili agli indagati da cui derivano invece le accuse di impiego di denaro di provenienza illecita da cui devono difendersi lo stesso Marrocco e Incarnato, ma anche Mirko Mancuso, con quest’ultimo che è accusato anche di riciclaggio.

@chilodice

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