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sabato 8 agosto - Aggiornato alle 19:17

Bancarotta fraudolenta con business plan fasulli: due indagati anche in Umbria

A loro carico il gip del tribunale di Bologna ha fatto scattare il divieto temporaneo di esercitare l’attività imprenditoriale

Acquisivano società affermate momentaneamente in difficoltà finanziaria, ottenevano crediti dalle banche, ma li intascavano senza investirli nelle aziende attraverso un giro di fatture false. Il divieto temporaneo di esercitare l’attività imprenditoriale è scattato anche a carico di due umbri, uno residente a Corciano e l’altro a Castiglione del Lago, nell’ambito dell’inchiesta della procura di Bologna che ha ottenuto la stessa misura cautelare anche per altre sei persone, tutte indagate a vario titolo i reati di bancarotta fraudolenta, indebita compensazione e frode fiscale. Gli umbri in base a quanto emerge sono stati in passato amministratori di una società con sede a Bologna che commerciava carrelli elevatori ed è stata dichiarata fallita nel 2014.

Bancarotta fraudolenta con business plan fasulli Le indagini della Guardia di finanza e dei carabinieri di Bologna hanno ricostruito il meccanismo attraverso cui i soggetti avrebbero  lasciato sul campo debiti per oltre 6 milioni di euro ai danni del sistema bancario, a quello degli istituti di leasing e all’Erario, oltreché provocato gravi ricadute economiche sul territorio Bolognose. In particolare, secondo gli inquirenti per intascare liquidità venivano individuate e rilevate società affermate e solide, ma in situazione di momentanea difficoltà finanziaria, al solo scopo di sfruttarle per ottenere crediti dalle banche. Per riuscirsi sarebbero stati presentati finti business plan o richieste di anticipo su fatture, che si sono poi rivelate false. L’inchiesta ha riguardato un’azienda che commerciava all’ingrosso carrelli elevatori e che è stata utilizzata per innescare un vorticoso meccanismo di fatture false, di indebite compensazioni di crediti inesistenti e di frodi perpetrate nei confronti di istituti di credito.

Due indagati anche in Umbria In base alle indagini, i soggetti incassavano i crediti dalle banche, mascheravano le uscite di denaro dalla società attraverso false fatture verso terzi compiacenti e incassavano liquidità per poi dileguarsi.  Alcuni indagati, è emerso nel corso delle indagini, millantavano conoscenze molto influenti all’interno delle istituzioni, mentre in un caso uno dei soggetti coinvolti avrebbe spavaldamente spiegato al curatore fallimentare di “ripulire” per professione le società in stato di dissesto e si sarebbe anche attivato, nel pieno delle indagini, per distruggere la contabilità o farla sparire.

 

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