Currently set to Index
Currently set to Follow
lunedì 30 novembre - Aggiornato alle 11:12

Badanti low cost ma erano sfruttate e senza contributi: denuncia e maxi sanzione

Nei guai 30enne spoletina, in tre anni impiegati 231 lavoratori irregolari o ‘in nero’. Nascosti al fisco 2,5 milioni

Nel corso di tre anni ben 231 lavoratori irregolari o “in nero”. Si tratta di badanti impiegate a Spoleto e nel comprensorio nell’assistenza di anziani e disabili, retribuite in media con 30 euro al giorno e a cui non è stato mai versato un euro di contributo.

30enne denunciata La titolare trentenne della società cooperativa  completamente sconosciuta all’Erario è stata denunciata per una serie di reati fiscali, tra cui l’omessa dichiarazione e il mancato versamento delle ritenute. Le indagini sono degli uomini della Guardia di Finanza di Spoleto, guidati dalla comandante Lorenza Monetta, che hanno così accertato più di 2,5 milioni di euro sottratti a tassazione e quasi 700 mila euro di Iva evasa, ponendo così fine al “sistematico sfruttamento di decine di lavoratori”.

Le denunce delle badanti Alcune di queste badanti, tutte di nazionalità straniera, hanno presentato denuncia alle fiamme gialle dopo aver scoperto di non avere alcuna posizione previdenziale né versamenti contributivi, malgrado fossero a conoscenza che le famiglie pagavano alla società cooperativa somme superiori a quelle da loro percepite. Somme queste che teoricamente avrebbero dovuto almeno in parte essere versate a titolo di contributo previdenziale, ma che in realtà la titolare intascava non pagando neanche le tasse. In altri casi, invece, le badanti avevano scoperto di essere legate a contratti di lavoro di pochi mesi, malgrado fossero impiegate per periodi molto più lunghi.

Libro nero Tuttavia, quando è iniziato l’andirivieni di badanti in caserma le indagini della Guardia di finanza erano già state avviate a seguito di una verifica in banca dati che aveva confermato come la società fosse completamente sconosciuta al Fisco. La ricostruzione del giro di affari è stata possibile grazie a un “libro nero” in cui la titolare, fin dal 2015, ossia dall’avvio dell’attività, ha annotato le somme corrisposte dalle famiglie. L’agenda è stata sequestrata dai finanzieri insieme ai blocchetti di ricevute che la giovane consegnava alle famiglie a seguito dei pagamenti.

Oltre 200 lavoratori in nero Nel corso delle indagini è stato appurato come la società avesse impiegato nel corso del tempo ben 231 lavoratori irregolari o “in nero”, anche se contemporaneamente i collaboratori non sono mai stati più di una quarantina, e in questo senso è stato possibile avviare la procedura per l’irrogazione della cosiddetta “maxi-sanzione”.

Tariffe low cost La società applicava ai clienti tariffe bassissime, si parla di 30 euro al giorno, possibili grazie all’elargizione alle “badanti” di compensi ben al di sotto di quanto gli operatori del settore percepiscano normalmente, così da potere sbaragliare la concorrenza. Ai dipendenti venivano anche applicate ulteriori ritenute arbitrarie, che per gli addetti erano e, per completare il quadro, non venivano effettuati né i versamenti contributivi né quelli necessari per garantire le coperture assicurative contro gli infortuni sul lavoro. Il tutto applicando, ai servizi resi, un’aliquota Iva molto più bassa di quella normativamente prevista.

I commenti sono chiusi.