venerdì 6 dicembre - Aggiornato alle 20:20

Assalto alla sala slot con spranghe e pistole, portati via 25 mila euro: presa la banda

La rapina il 27 febbraio a Ponte San Giovanni: clienti minacciati e fatti sdraiare a terra. Colpi anche in Toscana, Emilia e Veneto

I cinque fermati per le rapine e i furti

di Iv. Por.

Sei rapinatori incappucciati armati di spranghe e pistole, che hanno sfondato a calci la porta di emergenza dell’esercizio e hanno fatto irruzione portando via più di 25 mila euro. Era il 27 febbraio scorso a Ponte San Giovanni, quando il commando ha depredato la sala slot in via Mario Bochi. Una banda sembrata ben organizzata fin da subito. E, infatti, ha compiuto colpi in quattro regioni: Toscana, Umbria, Veneto ed Emilia-Romagna. A individuarli e arrestarli i carabinieri del Nucleo investigativo di Firenze, che hanno dato esecuzione a un decreto di fermo, emesso il 9 ottobre dal sostituto procuratore Vito Bertoni, nei confronti di cinque persone. Quattro dei destinatari del provvedimento, di nazionalità rumena, sono stati fermati a Montecatini Terme; il quinto, di nazionalità albanese, a Firenze. Hanno età comprese tra i 21 e i 35 anni.

GUARDA IL VIDEO

La rapina a Perugia La procura fiorentina contesta al gruppo criminale un solo colpo in Umbria: quello nella sala slot. Mancavano pochi minuti all’una di notte e, al momento del blitz, c’erano il direttore di sala e due clienti, che sono stati fatti sdraiare a terra dai banditi. Questi ultimi – è stato ricostruito – si sono impossessati degli smartphone di tutti e dopo averli distrutti per evitare immediate comunicazioni con l’esterno, sotto la minaccia della pistola il dipendente è stato costretto ad aprire la cassaforte contenente circa 20 mila euro. Sono stati portati via anche i cambiamonete e i contanti, sia quelli della cassa del bar che gli altri contenuti nella cassa della sala. «Un mio dipendente – aveva detto il proprietario a Umbria24 – mi ha riferito di aver sentito colpi fortissimi provenire da fuori contro la vetrata presa a calci, l’infisso non ha tenuto e sono riusciti a entrare da un varco». Una volta dentro, con i volti travisati e i guanti per non lasciare impronte, hanno agitato pistole e spranghe di metallo. Sono stati anche strappati i fili della linea fissa del telefono. Contro i presenti non è stata usata violenza: a parte i cellulari rapinati non è stato picchiato nessuno. Al termine dell’assalto i rapinatori sono fuggiti a bordo di auto».

Le indagini Il provvedimento scaturisce dalle risultanze di un’indagine svolte dal Nucleo Investigativo di Firenze, con il contributo del paritetico Comando di Lucca e delle Compagnie di Signa e Borgo San Lorenzo, che ha ricostruito una impressionante sequenza criminale nel periodo febbraio-giugno 2019. Nel corso delle rapine – spiegano i carabinieri – impiegati e clienti venivano minacciati con l’uso di una pistola semiautomatica e di corpi contundenti. Talvolta le vittime sono state percosse violentemente, come nel caso del portiere di notte di un hotel di Ravenna, colpito ripetutamente alla testa e alla schiena con un martello. I furti, invece, venivano commessi in danno di concessionarie auto, dalle quali venivano asportati autoveicoli di grossa cilindrata poi utilizzati per sfondare saracinesche e vetrate di negozi di elettronica e abbigliamento. Ciascun colpo fruttava migliaia di euro, ricavati dalla rivendita in Romania di telefoni cellulari, occhiali di marca e altra refurtiva. Gli autori agivano sempre in un numero minimo di sei unità, travisati e con guanti calzati. Non di rado le autovetture trafugate sono state intercettate dalle forze dell’ordine dopo i furti, ma gli indagati sono sempre riusciti a guadagnare la fuga attraverso manovre che hanno messo in serio pericolo l’incolumità degli utenti della strada, ad esempio spruzzando il contenuto di estintori verso gli inseguitori per ostacolarne l’azione.

Le immagini Le indagini sono state condotte anche attraverso l’analisi dei filmati estrapolati da sistemi di videosorveglianza e le accurate attività di sopralluogo e repertamento svolte dalla Sezione Investigazioni Scientifiche del Nucleo Investigativo, permettendo di comporre un imponente quadro probatorio a carico dei cinque destinatari del fermo nonché di due ulteriori appartenenti al sodalizio, già ristretti presso le case circondariali di Prato e Como per reati della stessa tipologia.

Anche all’estero E’ stato inoltre accertato come l’organizzazione agisse, con lo stesso modus operandi, in altri Paesi europei (Belgio, Germania e Danimarca), dando luogo a delle vere e proprie ondate criminali della durata variabile, da pochi giorni ad alcune settimane. E’ stata proprio l’ultima di tali sortite in Italia, avvenuta agli inizi di ottobre (a distanza di mesi dall’ultima presenza documentata in territorio nazionale), a rendere necessaria l’emissione del provvedimento urgente: negli ultimi giorni, la banda aveva già effettuato sopralluoghi e si apprestava a commettere nuovi reati per poi ripartire alla volta della nazione di origine.

In carcere Nel corso della perquisizione dell’appartamento di Montecatini Terme, scelto dalla banda quale base di appoggio per la più recente serie di azioni delittuose, sono stati rinvenuti e sequestrati una pistola giocattolo e vario materiale da travisamento (maschere, parrucche, ecc.), utilizzati per la commissione di rapine. Nei confronti dei destinatari del fermo, associati alle case circondariali di Pistoia e Firenze Sollicciano, i competenti gip, all’esito dell’udienza di convalida, hanno emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere.

I commenti sono chiusi.