domenica 26 maggio - Aggiornato alle 03:11

Rifiuti, arrestato il socio di Gesenu Manlio Cerroni e altre sei persone. Lo chiamavano «il Supremo»

Manlio Cerroni

di Dan. Bo.

Manlio Cerroni, 87 anni, presidente della Sorain-Cecchini che detiene il 45% della perugina Gesenu, è stato arrestato oggi, su richiesta della procura di Roma, insieme ad altre sei persone: le accuse, a vario titolo, sono associazione per delinquere, traffico di rifiuti, frode in pubbliche forniture, truffa e falso ideologico. Oltre a Cerroni, che è ai domiciliari, sono finiti (sempre ai domiciliari) l’ex presidente della Regione Lazio Bruno Landi, Luca Fegatelli, fino al 2010 a capo della Direzione regionale Energia, il manager Francesco Rando, l’imprenditore Piero Giovi, Raniero De Filippis e Pino Sicignano.

La super discarica di Malagrotta I fatti riguardano la super discarica romana di Malagrotta di cui l’ex amministratore delegato della società perugina per la raccolta dei rifiuti, partecipata dal Comune al 45% (un altro 10% è in mano a Carlo Noto La Diega), è proprietario. L’operazione è stata compiuta dai carabinieri del Noe, coordinati dalla procura di Roma. Sono 4.500 le tonnellate di rifiuti che ogni giorno finiscono nelle discariche di Cerroni. Quella di Malagrotta è la discarica delle mille proroghe, che doveva essere sigillata già dal 2004 ma che, grazie ai rinvii, è arrivata fino allo scorso ottobre. Il Comune di Roma ha versato circa 44 milioni di euro l’anno per il servizio, pagando la spazzatura sversata 0.044 euro al chilo.

L’indagine Quattro i filoni d’indagine, riuniti in un solo procedimento: l’inchiesta, condotta dai pm Alberto Galanti e Maria Cristina Palaia, riguarda la gestione dell’impianto di raccolta e trattamento rifiuti di Albano Laziale, la costruzione dell’impianto di termovalorizzatore di Albano Laziale, la realizzazione di un invaso per un discarica a Monti dell’Ortaccio e la questione legata alle tariffe per lo smaltimento dei rifiuti e alle ordinanze regionali sullo smaltimento dei rifiuti ad Anzio e Nettuno. Secondo gli inquirenti, che parlano di «fatti di inaudita gravità, anche per le dirette implicazioni sulla politica di gestione dei rifiuti e per le ricadute negative sulla collettività», ci sarebbe stata, almeno dal 2008, una «stabile struttura organizzativa ‘informale’ sovrapposta a quella formale delle società relative al gruppo imprenditoriale guidato da Cerroni che aveva un indeterminato programma criminoso e un assetto variabile secondo le attività svolte, le vicende della vita o i cambiamenti all’interno dell’apparato politico – amministrativo».

Il Supremo Di questa struttura Cerroni, secondo l’accusa, era il promotore, l’organizzatore, il «dominus incontrastato del sodalizio criminale», visto il suo ruolo di «amministratore di fatto o di diritto delle numerose aziende che compongono il suo gruppo imprenditoriale». Il gip nell’ordinanza spiega poi che Cerroni veniva chiamato «il Supremo». Tonnellate di rifiuti, in teoria destinate alla raccolta differenziata, sarebbero invece finite nella discarica di Malagrotta, nonostante i proprietari dell’impianto incassassero diversi milioni di euro. In questo modo Malagrotta risultava perennemente in emergenza, visto che nei conteggi finiva ciò che poteva essere riciclato e combustibile da rifiuti. Così si creava un nuovo giro d’affari dato che le amministrazioni dovevano cercare altri siti.

Lunedì il cda Ovviamente la notizia dell’arresto di Cerroni preoccupa il mondo politico umbro oltre che la stessa Gesenu, che vive una situazione finanziariamente delicata a causa di una mole di crediti non riscossi specialmente da alcuni comuni siciliani, dove l’azienda negli anni passati ha vinto gare per la raccolta e lo smaltimento. L’azienda, da parte sua, con una nota arrivata in serata spiega di non essere minimamente coinvolta. Degli arresti, ma soprattutto del nuovo piano industriale per il rilancio di Gesenu si parlerà lunedì, nel corso del consiglio di amministrazione e dell’assemblea dei soci prima. «La cronaca – scrivono in una nota i consiglieri comunali del Pdl Leonardo Varasano e Rocco Valentino – impone una seria riflessione sul tema dei rifiuti nella città capoluogo, la cui raccolta e gestione è pagata dai perugini a caro prezzo. Crediamo, come l’opposizione sostiene da molti anni, che sia giunta l’ora di avere un servizio migliore e a minor costo. È ora, riteniamo, di valutare anche l’affrancamento del Comune da Gesenu, da tempo in difficoltà, garantendo la posizione lavorativa degli attuali dipendenti. Cosa ne pensa l’Amministrazione? Che intenzioni ha la giunta Boccali? I perugini sono stanchi di pagare per un servizio carente, ai cui vertici, come dimostra l’inchiesta romana, non mancano ombre».

Cerroni: operato sempre corretto Tramite i suoi legali nel corso della giornata Cerroni sostiene che il suo operato è sempre stato corretto: «I servizi erogati alla cittadinanza dalle società del cosiddetto Gruppo Cerroni – scrivono -, sono sempre stati resi in modo corretto e puntuale a condizioni economiche particolarmente vantaggiose per l’utenza. Più volte e in diverse circostanze è stato evidenziato, attraverso la stampa cittadina, che Malagrotta per più di 30 anni ha smaltito i rifiuti della città con economia per l’utenza, sui prezzi di mercato, per più di 2 miliardi di euro». «Il servizio reso – prosegue la nota – ha evitato che si verificasse una situazione analoga a quella napoletana, nonostante i rifiuti della città di Roma siano quattro volte superiori a quelli del capoluogo campano. Peraltro l’avvocato Cerroni, tramite i propri legali, ha richiesto invano fin dal mese di luglio dello scorso anno, con tre istanze formali depositate nella segreteria della Procura della Repubblica, di essere interrogato dai magistrati inquirenti su tutti i fatti oggetto delle attuali imputazioni, non volendo sottrarsi al confronto con gli stessi magistrati e desiderando fornire un contributo fattivo per l’accertamento della propria innocenza».

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