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martedì 6 dicembre - Aggiornato alle 11:39

Sanità, appalto lenzuola: maxi condanna da 5,5 milioni per nove persone. «Proroghe patologiche e abusive»

Sentenza della Corte dei conti: «Procedure gravemente carenti e inefficienti». Per tutti si parla di «colpa gravissima»

Un reparto dell'ospedale di Perugia (foto ©U24)

di Daniele Bovi

«I convenuti hanno utilizzato lo strumento in modo patologico e abusivo, con produzione di un consistente danno erariale». È questo il passaggio chiave della sentenza con cui la Sezione giurisdizionale della Corte dei conti dell’Umbria ha condannato nove tra dirigenti ed ex dirigenti della sanità regionale a un risarcimento, in favore dell’Azienda ospedaliera di Perugia e dell’Usl Umbria 1, da 5,5 milioni di euro, 4,5 dei quali per il Santa Maria. Al centro della vicenda, trattata nel corso dell’udienza che si è tenuta nel giugno scorso a Perugia, il maxi appalto per il lavanolo e la sterilizzazione – prorogato per diversi anni – che riguardava l’Usl Umbria 1 e l’ospedale di Perugia.

IL CASO E LA POSIZIONE DELLE DIFESE

Le cifre La condanna è stata emessa nei confronti di Manuela Pioppo, Diamante Pacchiarini, Carlo Nicastro, Walter Orlandi, Emilio Duca, Maurizio Valorosi, Pasquale Parise, Doriana Sarnari e Andrea Casciari, attuale direttore dell’Azienda ospedaliera di Terni. Complessivamente la cifra ammonta a 5,498 milioni di euro. La Procura contabile aveva chiesto una condanna al risarcimento di 6,334 milioni di euro, 1,3 dei quali a favore dell’Usl Umbria 1; la Sezione ha però parzialmente accolto l’eccezione di prescrizione sollevata nel corso del procedimento, dichiarando così estinto il credito relativo al danno anteriore al luglio 2016. In particolare, Pioppo e Pacchiarini dovranno risarcire 500 mila euro a testa, Orlando, Duca e Valorosi 875 mila, Parise 200 mila, Casciari e Sarnari 266 mila e Nicastro 1,141 milioni di euro. Nicastro era il responsabile del procedimento per Umbria salute, mentre Casciari, Sarnari e Parise rispettivamente direttore generale, amministrativo e sanitario della Usl; Orlandi e Duca erano invece dg dell’ospedale, mentre Valorosi quello amministrativo e Pioppo e Pacchiarini quelli sanitari.

La vicenda Il procedimento davanti alla magistratura contabile nasce dalla costola principale di Concorsopoli, quella su gare e appalti. La cifra calcolata dalla Procura rappresenta essenzialmente la differenza tra il costo delle prestazioni fatturate dal precedente aggiudicatario e quello delle stesse prestazioni in caso di gara ex novo. L’appalto fu vinto da Sogesi nel 2010, con proroghe – nonostante una scadenza nel 2013 – arrivate nel 2015, 2017 e 2018 e riguardava tutti quei beni e servizi come ad esempio materassi, lenzuola, cuscini, sterilizzazione e così via; il tutto gestito da Sogesi fino al 2021. Troppi anni secondo la Procura che in udienza aveva parlato di un’impostazione contraria alle norme sulla concorrenza e delle «proroghe facili» che rappresentavano una «prassi diffusa». Dietro le proroghe, secondo la Procura, ci sarebbe stata anche la preoccupazione a proposito del futuro dei 60 lavoratori dell’azienda di Cannara. Nel corso dell’udienza di giugno le difese hanno messo l’accento su diversi aspetti tecnici, dalla difficoltà di ottenere il Cig necessario (il Codice identificativo di una gara) fino alle novità normative come quelle relative agli acquisti centralizzati.

La sentenza Argomentazioni non convincenti per la Corte che, a proposito delle diverse proroghe, nella sentenza sottolinea come non ci sia «dubbio che le attività di programmazione, progettazione, ideazione, a monte, e quelle di effettiva realizzazione della nuova procedura a evidenza pubblica, a valle, sono state gravemente carenti e inefficienti, e che tali modalità di gestione abbiano determinato un rilevante pregiudizio alla finanza pubblica». La Corte si concentra poi sul fatto che le proroghe, secondo la normativa europea, dovrebbero essere «uno strumento eccezionale e temporaneo», mentre in questo caso è stato «patologico e abusivo, con produzione di un consistente danno erariale». Una normativa europea verso la quale si deve orientare anche quella nazionale e regionale. Per tutti si parla quindi dell’esistenza di «colpa gravissima» e di una gestione «macroscopicamente inefficiente», dato che le nuove gare – ricorda la Corte – andrebbero programmate ed effettuate prima della scadenza di quelle vecchie.

APPALTI, INCHIESTA CON VENTI INDAGATI

L’indagine Di appalti si è tornato a parlare alcuni giorni fa. Venti persone tra dirigenti, amministratori, dipendenti di società, funzionari pubblici e amministratori sono infatti indagati in un fascicolo della Procura di Perugia relativo agli appalti delle aziende sanitarie e ospedaliere della Regione, per l’affidamento dei servizi di pulizia e sanificazione, ‘lavanolo’ e ricondizionamento dei dispositivi tessili e di superfici antidecubito, forniture di apparecchiature medicali, nel periodo dal 2014 al 2020. Le ipotesi di reato sono corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, turbata libertà degli incanti, inadempimento di contratti di pubbliche forniture, falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale e falsità ideologica.

 

 

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