lunedì 18 febbraio - Aggiornato alle 03:49

Appalti a Terni, la procura deposita i verbali: ecco i passaggi contestati nei bandi

I sospetti degli inquirenti nei documenti su mense scolastiche, cascata delle Marmore e cimiteri. Il sindaco replica punto su punto

I sequestri di giovedì (foto Rosati)

di Massimo Colonna

L’inchiesta ‘Operazione Spada’ entra in una seconda fase: scadono infatti i cinque giorni di tempo entro cui la procura deve depositare i verbali delle perquisizioni effettuate giovedì scorso. E dunque dopo la prima parte del lavoro servita a reperire il materiale ritenuto utile alle indagini, ecco che ora inizia l’attività di riscontro e verifica di dati e documenti per gli uomini coordinati dal sostituto procuratore Raffaele Iannella. Un lavoro ingente, anche perché sono arrivati a sette i capitoli su cui si è concentrata l’attenzione della procura: cascata delle Marmore, mense, manutenzioni cimiteriali, verde pubblico, Terni Reti, sistema antincendio del Caos e illuminazione pubblica. Su questi fronti gli inquirenti ritengono ci siano passaggi da verificare: di contro il sindaco Leopoldo Di Girolamo lunedì pomeriggio in consiglio ha replicato punto su punto spiegando come si è mossa l’amministrazione per le diverse assegnazioni.

Capitolo uno: cascata delle Marmore Uno dei bandi finiti oggetto di indagine è quello per la gestione della cascata delle Marmore. Dagli atti della procura emerge che «il bando di gara è stato pubblicato in gazzetta ufficiale il 17 maggio 2013. L’appalto ha durata di 36 mesi e l’importo totale a base di gara ammonta ad euro 2.406.267,00. Appalto aggiudicato il 12 settembre 2014 alla Alis in associazione temporanea d’impresa (con altre cooperative i cui rappresentanti non risultano indagati, ndr)». Secondo gli inquirenti «il Comune di Terni inseriva alcune limitazioni che verosimilmente potrebbero aver influenzato la gara. In particolare hanno destato attenzione i seguenti requisiti inseriti nel bando: fatturato globale di impresa realizzato negli ultimi tre esercizi non inferiore a euro 2.890.496,80; idonee referenze di almeno due istituti bancari; per competenza, esperienza nella prestazione principale fatturato specifico negli ultimi tre esercizi in misura non inferiore a 1.910.742.75 euro».

La replica del sindaco Questa dunque la ricostruzione degli inquirenti. Il sindaco nella seduta di consiglio, che non verrà dimenticata facilmente, ha spiegato: «L’appalto per la cascata è stato discusso in diverse riunioni nella passata legislatura, a partire dal 2011, per arrivare poi alla delibera di giunta per avviare la procedura di gara. Tutti gli atti sono passati in commissione tecnica e amministrativa, composta da soggetti tecnici incaricati da Comune e Provincia, gli enti titolari di quell’area. Poi il consiglio comunale ha approvato l’indirizzo della giunta. Per arrivare alla delibera 241 del 29 ottobre 2012. Lì è iniziato un percorso tecnico per l’espletamento del capitolato di gara, con procedura di rilevanza comunitaria e giudicata con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Ha partecipato un unico raggruppamento di imprese con tutte le caratteristiche richieste. L’affidamento è arrivato con determina del 12 settembre 2014. Ogni anno inoltre abbiamo ricevuto report da parte della commissione che ha sempre accertato risultati positivi, sia finanziari che turistici».

Capitolo due: mense scolastiche Altro caso spinoso quello del bando delle mense per l’assegnazione dal gennaio 2017. «Dalla bozza del bando di gara – sta scritto nei documenti degli inquirenti – è stato stabilito che i partecipanti dovranno avere l’ubicazione del centro di preparazione dei pasti ad una distanza non superiore a 20 chilometri dal centro cittadino, e qualora il centro risulti essere inagibile la stessa società dovrà avere un secondo centro di preparazione di emergenza sempre a disposizione, non più distante di 20 chilometri dal centro. Tale bando di gara dovrà essere definito entro breve tempo in quanto dal primo gennaio 2017 le mense scolastiche dovranno avere una nuova gestione e, dalle indagini in corso, sono stati evidenziati numerosi elementi indiziari ed atti preparatori che presumibilmente proiettano l’aggiudicazione dell’asta verso una sola direzione, ovvero la All Foods. Appare infatti alquanto improbabile che un’altra società possa costruire due punti di preparazione pasti in così poco tempo e così vicini al centro cittadino sempre poi che riesce a trovare siti idonei. Altra circostanza che desta sospetto è che il bando finora non sia ancora stato pubblicato, rendendo così assai breve il tempo a disposizione di eventuali altre società partecipanti».

La replica «Sulle mense – ha spiegato il sindaco in consiglio – è stato scelto il metodo della concessione rispetto all’appalto perché è il metodo consigliato dall’associazione nazionale dei comuni italiani, anche perché quello che più di tutti carica sul concessionario i rischi di impresa, non lasciandoli invece a carico del Comune. Quasi il 90 per cento delle cotture ad oggi avviene nelle stesse scuole, l’11 per cento tramite il trasportato. Sul fatto del possesso per la ditta di un centro di cottura ad una distanza non superiore a 20 chilometri dal centro di Terni e di un centro di emergenza con caratteristiche similari possiamo dire che in tutta Italia ci sono diverse linee di pensiero su come organizzare questo sistema che ricalcano questa linea, o anche più straingente come nel caso del Comune di Matera».

Capitolo tre: servizi cimiteriali Nel mirino degli inquirenti è finita anche la «delibera di giunta comunale numero 249 del 29 luglio 2015, riguardante l’appalto per la gestione dei servizi cimiteriali per la durata di 18 mesi». Poi anche le determinazioni dirigenziali numero 2326 datata 8 settembre 2015, poi la numero 3014, 3141, la 51 del 2016. E la 2229 del 2016. Il sospetto è «che il servizio sia stato oggetto di un illecito frazionamento e quindi sottratto all’espletamento di una regolare gara ad evidenza pubblica, servizio che in data 8 luglio 2016 il comune affidava all’Ati composta dalle società cooperative Alis, Ultraservizi, Gea, La Torre». Su questo fronte il sindaco ha spiegato: «E’ stata fatta una gara unica sopra soglia comunitaria, con una procedura aperta e con clausola sociale a salvaguardia dei dipendenti, che comprendeva tutti i servizi, non solo il verde ma anche quelli all’interno del cimitero, come la tumulazione e così via. La soglia economica era di 570mila euro. La scadenza delle offerte era a novembre 2015, sono arrivate sei offerte di livello nazionale, una è stata esclusa perché presentata oltre i termini, le cinque sono state esaminate con sei sedute della commissione. Poi sui vincitori è stato anche effettuato un controllo successivo che non ha portato a rilevanze di irregolarità».

Capitolo quattro: verde pubblico Altro filone di indagine quello del verde pubblico. In questo caso nel mirino degli inquirenti sono finite diverse delibere con l’obiettivo di fare chiarezza sulla ripartizione dell’appalto. «Nella passata legislatura – ha spiegato Di Girolamo – abbiamo predisposto un regolamento per l’inserimento di persone svantaggiate nel mondo del lavoro. Con la delibera 245 del luglio 2015 il verde pubblico in città è stato diviso in tre lotti, zona Nord, Sud e centro, con un appalto della durata di 8 mesi per avviare la sperimentazione del nuovo modello del servizio. Non si è potuto stilare un piano pluriennale per via delle ridotte capacità finanziarie dell’ente. Sono state coinvolte 14 cooperative di tipo B con sede nella zona sociale numero 10 in cui ricade Terni. Tre hanno partecipato in forma singola, una è stata esclusa per una carenza tecnica, poi la commissione ha rilevato punteggi che hanno disposto l’assegnazione ad un  consorzio di cooperative rispetto ad un altro. Il soggetto secondo arrivato ha richiesto poi la visione di tutti gli atti e le sedute della commissione e non ha ritenuto di non opporre alcuna opposizione per eventuali ricorsi al Tar».

Capitolo cinque: il call center di Terni Reti Nell’indagine è finita anche la questione del call center finito a Terni Reti, società in house del Comune di Terni dopo la liquidazione di Usi. Anche in questo caso gli inquirenti hanno prelevato documenti riguarda al passaggio del servizio. «Il Contact Center – ha detto il sindaco – è stato affidato a Terni Reti il 16 settembre 2016 con una delibera. Il servizio è nato nel 2006, quando la giunta comunale aveva affidato al Cmm, poi trasformato in Usi, il servizio per il controllo delle strade e la segnalazione dei cittadini. Servizio che ha visto crescita nel tempo: nel 2010 sono state aggiunte anche le segnalazioni per il decoro urbano. Poi Usi è stata posta in liquidazione e i servizi sono stati trasferiti a Terni Reti, sempre società in house del Comune, che deve gestire per quattro mesi, da settembre a dicembre, con un costo di 19mila euro circa».

Capitolo sei: antincendio al Caos «Con la delibera del 16 settembre – ha proseguito il primo cittadino – il Comune ha presentato un progetto per partecipare al bando regionale per l’annualità 2016, con la legge regionale 24/2003. Quest’anno la scadenza era il 16 settembre, quindi non abbiamo fatto altro che partecipare, ma non sappiamo ancora se abbiamo vinto o meno». Anche questo uno dei bandi su cui gli inquirenti vogliono far luce, così come quello dell’illuminazione pubblica.

Capitolo sette: illuminazione pubblica «Qui c’è un progetto di finanza – ha detto Di Girolamo in consiglio – con una proposta che un soggetto privato fa ad una pubblica amministrazione in modo da valutare un  vantaggio per l’ente ma anche per il privato. E’ stato istituito un gruppo di lavoro tecnico, con sette tecnici dall’interno dell’amministrazione, con competenze diverse in modo da fornire una valutazione di merito. Poi il gruppo di lavoro ha consegnato una relazione alla giunta, che delibera e poi porta l’atto in consiglio comunale. Quel progetto è quello che poi va a gara. Una gara europea, libera, a cui possono partecipare tutti i soggetti accreditati che devono proporre miglioramenti rispetto al progetto originale».

@tulhaidetto

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