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venerdì 23 ottobre - Aggiornato alle 13:49

Amelia dice addio a Maria Chiara: «Quanti giovani dobbiamo ancora piangere?»

Monsignor Piemontese nell’omelia al funerale della giovane scomparsa nel giorno del suo 18esimo compleanno: «Droga porta alla morte»

«Il funerale non è una cerimonia che ha lo scopo di rendere onore a qualcuno o giudicare persone o fatti, ma è la celebrazione liturgica più grande della Chiesa cattolica per testimoniare la fede e rinsaldare la speranza. Nella Messa, l’Eucarestia, rinnoviamo la passione, morte e risurrezione di Gesù per tutti noi e in particolar modo per Maria Chiara, che, nella freschezza della sua giovinezza, è unita a Gesù, morto e risorto». Così in un passaggio dell’omelia monsignor Giuseppe Piemontese al funerale di Maria Chiara Previtali, morta nel giorno del suo diciottesimo compleanno ad Amelia.

Il ricordo «In questa assemblea religiosa – ha spiegato il vescovo – la comunità cristiana e civile intende condividere il dolore immenso di una famiglia per la scomparsa prematura della propria figliola. Noi siamo accanto a voi non per dirvi parole, ma per contemplare pensosi il volto di Maria Chiara, riflesso su quello di Gesù che per lei e per noi è morto per associarci alla sua risurrezione. Come comunità ecclesiale e civile sappiamo di trovare consolazione e conforto nella fede. Ma vogliamo anche lasciarci illuminare dalla Parola di Dio mentre viviamo questa tragedia e interrogarci sul senso della vita e della morte e sui perché di una morte prematura, improvvisa, che è avvenuta oltre la tragica ineluttabilità insita nella stessa morte. La parola di Dio è innanzitutto per i familiari: papà e mamma. Nel papà vedo riecheggiare il lamento del santo Re Davide, che inconsolabile piange la morte del figlio ribelle, Assalonne. Egli ripete, in una monotona nenia, il nome di Assalonne: ‘Assalonne, figlio mio; figlio mio Assalonne, figlio mio, figlio mio, fossi morto io al posto tuo, Assalonne figlio mio…’. Per ben sette volte ripete il nome di Assalonne e di figlio mio. Sette è il numero pieno, ad indicare il suo dolore infinito. E tale deve essere il vostro dolore. E anche per la mamma un dolore smisurato, che non si può comprendere; proprio di una mamma. Lo raffrontiamo a quello di Maria di Nazaret, l’addolorata, che sta sotto la croce e accoglie sulla ginocchia il corpo morto del figlio, ingiustamente ucciso, Gesù e lo consegna a voi, a noi, quale motivo di speranza e consolazione. Nella contemplazione di Gesù e di sua madre sotto la croce potrete trovare conforto e il senso del vostro dolore. I disegni di Dio sono misteriosi, ma il dono di Gesù è la nostra speranza e il nostro conforto. Cari giovani, l’applicazione web ‘App Immuni’ che produce felicità a buon mercato non esiste, non funziona per chi si incammina nel tunnel della droga. Tutti coloro che pensavano di incamminarsi verso la felicità con l’applicazione della droga, di qualunque natura, hanno fallito e sono andati incontro ad una fine tragica, a volte non raggiungendo nemmeno la maturità. Ancora non abbiamo finito di piangere Flavio e Gianluca, che ci ritroviamo a piangere Maria Chiara. A quante giovani vite stroncate dobbiamo ancora dire addio? Le forze in azione non sono sufficienti. Occorre la consapevolezza dei rischi, l’energica azione educativa nelle famiglie, nelle scuole e nelle parrocchie, associazioni culturali, sportive. Noi adulti abbiamo la responsabilità di aprire prospettive reali per le giovani generazioni, prospettive impegnative e allettanti, non paradisi artificiali. E smettiamo di ingannare la gente, chiamiamo per nome le cose: la droga, di qualunque genere, di qualunque dose è veleno, fa male, uccide; le modiche quantità, l’uso personale sono inganno e portano quasi sempre ad un punto di non ritorno, oltre che essere incentivo e allettamento per giovani inesperti e ingenui. Chiediamo che chi è rivestito di qualunque autorità politica, civile, sociale, religiosa dichiari guerra alla droga senza se e senza ma».

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