martedì 26 marzo - Aggiornato alle 15:25

Amanda: «Tormentata sul sesso da un agente in carcere». Lui smentisce: «Non è vero niente»

Avrebbe subissato Amanda di domande sul sesso durante la sua detenzione. L'accusa a un agente del carcere di Capanne di Perugia arriva dal tabloid britannico 'The Sun' ma lui smentisce

La prima pagina del Sun

Avrebbe subissato Amanda di domande sul sesso durante la sua detenzione. L’accusa a un agente del carcere di Capanne di Perugia arriva dal tabloid britannico The Sun che cita il diario della Knox, ma il diretto interessato smentisce: «Non è vero niente di tutto ciò».

Domande sul sesso Comincia a lasciarsi dietro i primi strascichi velenosi, la lunga detenzione della studentessa americana in Italia. A lanciare la prima «bomba» è il tabloid The Sun, che cita i diari sulla prigionia scritti da Amanda in cella. Il servizio vale la prima pagina. Secondo The Sun, un secondino (il tabloid non cita chi sia: il nome è emerso successivamente ma Umbria24.it lo omette non potendo compiere verifiche sull’identità e sulle accuse) era «fissato» col sesso e voleva sapere con chi avesse fatto sesso la giovane americana e cosa le piacesse fare sotto le lenzuola. «Sono rimasta scandalizzata quando ho capito che voleva parlare di sesso», scriveva l’americana, che nella notte è rientrata a Seattle. «Era fissato con l’argomento ‘sesso’: con chi l’avessi fatto, quanto mi piacesse». La Knox, secondo il tabloid, racconta che l’uomo la chiamava spesso in un ufficio vuoto al terzo piano a tarda notte per «chiacchiere»; e aggiunge che era «sorpresa e scandalizzata» dalle sue «provocazioni». «Quando ho capito che voleva parlare con me di sesso, ho tentato di cambiare argomento». The Sun afferma di aver avvicinato l’uomo, che avrebbe ammesso di aver chiesto alla ragazza quanti fidanzati abbia avuto, sostenendo però – sempre secondo il tabloid – che «era sempre lei che cominciava a parlare di sesso».

Le visite Secondo la ragazza, l’uomo la accompagnava anche a tutte le visite mediche in prigione e lei si convinse che le faceva domande come una forma di provocazione per verificare il suo stato mentale: «Capisco che voleva mettermi alla prova per verificare se reagissi male, per capire la mia personalità – sarebbe scritto sui diari -. Voleva anche sapere con chi andassi a letto, probabilmente per dare alla polizia altri nomi di sospetti». Nel suo racconto delle giornate in prigione a Perugia, Amanda rivela anche che, pochi giorni dopo il suo ingresso, le fu detto che era positiva all’Hiv; e dovette aspettare altre due settimane prima che un altro test risultasse negativo. L’agente – riporta The Sun – avrebbe anche ammesso che era presente al primo test Aids a cui venne sottoposta la Knox nonostante questo fosse contro la legge sulla privacy. «I medici – si sarebbe difeso – mi hanno voluto lì in caso di reazione violenta».

Secca smentita «Non è assolutamente vero nulla di tutto questo – ha replicato il diretto interessato. Così come non è assolutamente vero – ha aggiunto – che ho confermato queste cose al The Sun».

Gli avvocati: mai lamentata del carcere Amanda Knox «non si è mai lamentata del comportamento dell’ispettore della polizia penitenziaria» e «non ha mai fatto il suo nome»: a dirlo sono i difensori dell’americana, gli avvocati Carlo Dalla Vedova e Luciano Ghirga, commentando quanto riportato dal tabloid Sun. «Nel diario – sottolinea l’avvocato Ghirga – Amanda non fa mai il nome». «Siamo grati all’amministrazione penitenziaria di Capanne – evidenzia poi l’avvocato Dalla Vedova – per la collaborazione data anche alle esigenze della famiglia. Amanda non ha mai rilevato violazioni nei suoi confronti. Ha ricevuto un trattamento assolutamente corretto e la massima solidarietà, nel rispetto dei ruoli, in particolare nella sezione femminile».

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