domenica 18 agosto - Aggiornato alle 16:08

Abuso sui minori, a Terni quarta stanza di ascolto: «Purtroppo sono utilizzate»

Taglio del nastro in questura, sala allestita a misura di bambino: iniziativa Soroptimist, con forze dell’ordine e Comune

di Mar. Ros. 

Peluches su divanetto di un colore blu rilassante, un armadietto pieno di giochi da tavola, un’ampia scrivania con un pc e alle pareti un’opera d’arte colorata, stretta fra pannelli in legno lavorati minuziosamente, realizzata da studenti dell’istituto superiore Orneore Metelli di Terni. È così che appare la stanza protetta di ascolto per minori vittime di reati, inaugurata mercoledì mattina in questura.

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Stanza di ascolto È la quarta allestita in città, che fa seguito a quelle di ospedale, tribunale e Arma dei carabinieri, oltre a quella in carcere. Sono sale dedicate all’ascolto di minori da parte di giudici e inquirenti; bambini vittime di abusi e violenze, che si consumano perlopiù tra le mura domestiche. Piccoli, fragili e bisognosi di attenzioni che talvolta faticano a raccontare e a raccontarsi e non certo solo per la tenera età. «Questo progetto – ha dichiarato il questore Antonino Messineo – dimostra  l’attenzione della polizia di Stato ma di tutte le forze dell’Ordine e del Comune, c’è la vicinanza a chi soffre a chi ha più bisogno e la collaborazione tra noi è costante. Grazie all’associazione Soroptimist».

Questura di Terni Messineo ha spiegato che l’apertura di questa stanza è fondamentale per alcuni casi: «Gli altri uffici sono asettici, per determinate problematiche c’è bisogno di un ambiente accogliente per aprirsi, per sentirsi a proprio agio per raccontarsi fino in fondo, soprattutto se si è vittima di un reato perpetrato da un proprio familiare». Presente Paola Giuliani, presidente Soroptimist donne Terni che ha ringraziato anche gli sponsor che hanno contribuito all’allestimento della sala d’ascolto, come Tarkett e Sii e ricordato, col sorriso, che l’iniziativa rientra in un programma nazionale di più ampio respiro. Più triste il passaggio successivo in cui la Giuliani afferma: «Purtroppo queste stanze vengono utilizzate». «Nonostante la cura e la bellezza di questi spazi – ha aggiunto l’assessore al Welfare del Comune di Terni Marco Cecconi (intervenuto con le colleghe di giunta Valeria Alessandrini e Elena Proietti) – ci piacerebbe che fossero sempre vuote ma purtroppo non è così e di positivo c’è solo che forze dell’ordine e istituzioni lavorano in sreinergia per il benessere della collettività». Presenti al taglio del nastro anche il procuratore Alberto Liguori, il comandante provinciale dell’Arma Davide Rossi e della Guardia di finanza Fabrizio Marchetti. Intervenuti anche il referente del progetto artistico, prof Massimo Zavoli e l’architetto Claudia Grisogli, socia Soroptimist. Di seguito l’immagine che mostra la stanza prima e dopo i lavori.

Stanza ascolto  All’inaugurazione sono altresì intervenute le associazioni da sempre impegnate in prima line a con le Istituzioni e le Forze dell’ordine tra cui il Centro Antiviolenza Libere Tutte, l’associazione Liberamente Donna e Il Centro Antiviolenza Donne Insieme. La ormai consolidata collaborazione tra tutti i soggetti e l’introduzione nell’ordinamento italiano della categoria della ‘condizione di particolare vulnerabilità’ – è stato spiegato – ha imposto la necessità di assicurare una tutela efficace alle vittime di reato, nell’ottica di un meccanismo di valorizzazione del ruolo della vittima, che si è inteso soddisfare con la creazione di un ambiente accogliente e isolato dagli altri uffici della questura, fornire assistenza, garantire la privacy, informazione e partecipazione alle varie fasi del processo, la dovuta protezione sono ormai obiettivi, esigenze imprescindibili di cui farsi carico. È necessario, infatti, che l’approccio alla violenza di genere sia effettuato attraverso una metodologia condivisa e multidisciplinare tra tutte le aree di intervento e gli addetti ai lavori, al fine di offrire alla donna e ai minori l’assistenza più consona al proprio caso sin dalle prime fasi in cui si decide di denunciare.

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