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mercoledì 19 gennaio - Aggiornato alle 20:13

«Abbandonati sulla nave tra blatte ed escrementi, abbiamo avuto paura»

Il racconto dei quattro ‘prigionieri Covid’ a Dubai: «A Capodanno ci siamo sentiti più vicini a casa grazie allo show di Rai1 all’Ast»

di M.R.

«Da quando alcuni di noi sono risultati positivi al Covid il 29 dicembre, siamo stati costretti a salire a bordo della nave Queen Elisabeth II, nella più totale incertezza su quelli che sarebbero stati i nostri giorni seguenti. Hanno tentato di separare le coppie, volevano tenerci con gli oblò bloccati, era difficile ordinare i pasti perché alla reception nessuno ci capiva e abbiamo avuto a che fare anche con blatte in cabina ed escrementi che fuoriuscivano dal bagno. Probabilmente abbiamo rischiato di prenderci diverse malattie peggiori del Covid». Questo il racconto di Federico, Simon, Valentina e Giulia, rientrati a Terni tra martedì e mercoledì e ritrovatisi, dopo l’incubo condiviso per circa 15 giorni negli Emirati arabi, davanti alla rinnovata fontana di piazza Tacito per celebrare, attraverso un simbolo della ternanità, la bellezza di rientrare a casa.

Dubai Tra mille difficoltà, grazie all’avvocato Silvia Bartollini, il coinvolgimento della Farnesina, l’impegno del deputato Fi Raffaele Nevi e il pressing di tutti i soggetti chiamati in causa sul Consolato italiano, i ragazzi sono riusciti a ottenere, per il volo di ritorno, le spese a carico dell’assicurazione di viaggio che, dopo l’esperienza vissuta, invitano chiunque a pagare all’atto della prenotazione di qualsiasi vacanza. Nessun costo sostenuto neppure per il soggiorno forzato per i giorni di quarantena alla quale sono stati sottoposti, «ma le condizioni che ci  sono state riservate non giustificano il mancato ricorso al portafogli. «Abbiamo avuto tanta paura. Anche esporsi mediaticamente è stato un atto di coraggio al quale non tutti i connazionali erano pronti. Con loro siamo tuttora in contatto, alcuni sono ancora bloccati a Dubai». «Io ho temuto soprattutto per Valentina – rivela il marito Federico -; il solo pensiero che potessero separarci mi ha tormentato e se non è accaduto è stato solo per la forza con la quale ci siamo opposti, la stessa veemenza con la quale abbiamo insistito per avere un tampone lo stesso giorno». Controlli su controlli per la necessità di risultare negativi e poter lasciare il Paese, salvo poi scoprire che al check out, nella lista, neppure c’erano tutti.

Crociera Covid La loro crociera è terminata anzitempo, quando mancava la tappa a Doha in Qatar. La serata di Capodanno che era forse la più attesa per festeggiare in compagnia, i quattro erano già in isolamento a bordo della Queen Elisabeth: «Il 29 dicembre eravamo a scegliere gemelli e cravatta per la notte di San Silvestro quando al megafono abbiamo sentito i nostri nomi, il segno che eravamo risultati positivi al Covid – raccontano Federico e Simon -. La commessa ha fatto un passo indietro per una distanza di maggiore sicurezza, abbiamo lasciato la merce e siamo usciti. La difficoltà per avere la cena il 31 pressoché inenarrabile: comunicavamo il numero della stanza e non ci capivano nemmeno se pronunciavamo una cifra alla volta. Il pasto è arrivato alle 1.30 e il cibo era tutt’altro che da nave da crociera. A darci speranza giusto le immagini di Terni che arrivavano attraverso la tv. Rai 1 l’unico canale che riuscivamo a vedere e lo show di Capodanno all’Ast ci ha tenuto compagnia, almeno per un po’, dato il fuso orario di tre ore». Un pensiero, ora che rientrati a casa si sentono più tranquilli, lo rivolgono a tutti coloro che gli sono stati vicino: «Sui social solo chi si è fermato a leggere i titoli ha usato parole dure ma in molti ci hanno espresso solidarietà, qualcuno ha detto di pregare per noi. E tra gli addetti ai lavori a bordo della nave – rivelano – non è mancato chi, al nostro rientro, ci ha ringraziato per aver consentito, ‘alzando la voce’, che le cose migliorassero».

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