domenica 5 aprile - Aggiornato alle 15:12

«Mi ha rotto il naso a pugni e poi violentata». Il racconto choc della 21enne stuprata a Perugia

Il racconto dell’orrore arriva tramite la voce di uno dei suoi avvocati. Lei, 21 anni, è ancora ricoverata in ospedale

Le indagini sono effettuiate dalla polizia (foto F. Troccoli)

di Francesca Marruco

Il racconto dell’orrore arriva tramite la voce di uno dei suoi avvocati. Lei, studentessa di 21 anni, a tre giorni di distanza dall’ora più brutta e più lunga della sua vita, è ancora ricoverata in ospedale in osservazione perché potrebbe avere anche qualche altro trauma, oltre a quelli già noti riportati nella notte tra il 23 e il 24 dicembre quando un ragazzo l’ha violentata.

La violenza E l’orrore per l’ennesima giovane donna vittima di violenza solo per aver accettato di fare un giro con un ragazzo presentato da un conoscente in comune, forse per conoscerlo meglio, si materializza verso le tre e trenta di notte in una strada buia tra Taverne e Corciano. E’ lì che Matteo C. – secondo il racconto della ragazza (lui ha negato ogni addebito davanti alla polizia) – ferma per la prima volta la sua Alfa 147 su cui ha invitato a salire quella ragazza di cui forse era già invaghito. E’ lì che scende, apre il bagagliaio e le dice: «Vieni,  ti faccio vedere una cosa e ci divertiamo». E invece la afferra per la testa e la picchia violentemente. E prova ad abusare di lei una prima volta. Non ci riesce. Lei prova a scappare, ma lui la raggiunge, la blocca e la rimette in macchina. Le rinfaccia anche di non averle concesso l’amicizia su Facebook.

La finta fine e due pugni in faccia Una volta dentro, la giovane, 21 anni e tanti sogni spazzati via tutto d’un colpo da una violenza brutale, cerca di essere lucida per liberarsi in qualsiasi modo e scendere da quell’auto. E allora quando lui le chiede: «Sei più tranquilla ora? Dai, fumiamoci una sigaretta» lei gli risponde di sì, non sapendo che invece il peggio deve ancora arrivare.  E arriva subito dopo, con due pugni fortissimi che lui le sferra in pieno volto, procurandole la rottura del setto nasale e dello zigomo. Lei, a quel punto, lo implora di non farle del male: «Ti prego, non mi ammazzare», gli ripete più volte sperando solo che la riporti in un luogo sicuro.

La violenta Ma questo non accade e, invece di tornare verso il locale in cui lei aveva lavorato la sera come ragazza-immagine, lui ferma nuovamente la macchina, scende e trascina fuori anche lei, prova a violentarla ancora una volta, ma fallisce di nuovo. Lei scappa ancora, ma viene raggiunta. I due ingaggiano un corpo a corpo nel fango, ma lui ha la meglio. Lei, stordita dai due violenti pugni in faccia, non ha la forza giusta per scappare. La sbatte sul cofano della macchina e abusa di lei, minacciandola: «Se lo racconti, t’ammazzo».

Lei lo implora e lui la riporta al locale A quel punto, ancora stordita e confusa, lo implora di nuovo di riportarla al locale, assicurando di non dire niente a nessuno. Per dimostrarglielo, racconta anche di avergli mostrato il suo telefono che squillava perché gli amici la cercavano e di aver risposto a quel Pr che li aveva presentati qualche ora prima, dicendo di stare bene e che stava tornando.  Alla fine, il suo stupratore si convince a riportarla al locale, lasciandola all’inizio della strada che porta al discopub.  Lei scende non prima di essersi resa conto che un’altra macchina con a bordo una donna li aveva affiancati. Si scoprirà poi che era la madre di lui, preoccupata per il figlio che alza il gomito e non era ancora tornato a casa.

In ospedale Una volta tornata al locale bussa all’ufficio dei proprietari che immediatamente capiscono che le è successo qualcosa di brutto. Ha il volto tumefatto e perde sangue dal naso. Ha i vestiti strappati e sporchi di fango. Gli uomini della security del locale la portano immediatamente in ospedale. Il resto è storia di polizia, indagini velocissime e serrate e l’arresto di lui la mattina presto. Lei chiede di tornare subito a casa e firma per uscire. Ma una volta lì si sente di nuovo male e i genitori la riportano al Santa Maria della Misericordia di Perugia. Dove si trova ancora erché accusa dei nuovi dolori alla testa e al torace che meritano di essere approfonditi per scongiurare la presenza di altri traumi. Per lei parlano i suoi avvocati Matteo Giambartolomei e Giuseppe Ferraro.

Lui piange e non parla Lui invece è rinchiuso nel carcere di Capanne dalla mattina della vigilia di Natale. Secondo quanto riferiscono i suoi legali, Massimo Rossini e Gianluca Passerini, non avrebbe fatto altro che piangere, incapace ancora di parlare con chiunque. Per questo non è ancora chiaro se al gip Carla Giangamboni, che mercoledì mattina alle 9.30 dovrà decidere se convalidare o meno il suo arresto, racconterà o no la sua versione dei fatti, che per ora rimane sconosciuta, vista la scelta di negare ogni addebito alla polizia e di avvalersi della facoltà di non rispondere davanti al pm Giuseppe Petrazzini.

Le accuse e gli elementi dell’indagine Certo è che a suo carico ci sono accuse pesantissime e anche elementi che al momento potrebbero bastare per farlo rimanere in carcere: il riconoscimento fatto dalla ragazza che di lui sapeva il nome di battesimo e che era un benzinaio amico di un suo amico Pr. Una maglietta a righe sporca di fango che testimoni hanno visto indosso a lui nel locale. Il cellulare dell’amico di lui che la ragazza ha raccolto per sbaglio dalla macchina prima di scendere. Vestiti,  telefoni, automobile e qualche altro effetto personale sono adesso al vaglio della scientifica dopo il sequestro della polizia.

Una replica a “«Mi ha rotto il naso a pugni e poi violentata». Il racconto choc della 21enne stuprata a Perugia”

  1. Filippo ha detto:

    Scusate, solo una curiosità, ma perché titolate “stuprata a Perugia” se il fatto è successo a Corciano?

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