lunedì 26 settembre 2016 - Aggiornato alle 10:46
30 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 23:34

Corruzione, Cantone: «Lotta si fa con le riforme, anche quella della Pa»

Il presidente dell'Anac a Perugia per parlare di codice degli appalti. Cardinali: «Snellire burocrazia limita i pericoli»

Corruzione, Cantone: «Lotta si fa con le riforme, anche quella della Pa»
Esposito, Cardinali, Cantone e Bertini

di Iv. Por.

«La lotta alla corruzione è sicuramente un sistema sul quale moltissime riforme possono incidere, tra cui quella della pubblica amministrazione. Una classe di dirigenti di qualità è uno dei migliori ostacoli alla corruzione». Ne è convinto il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, intervenuto a un dibattito sul nuovo codice degli appalti in una sala del consiglio provinciale di Perugia gremita da esponenti delle associazioni di categoria, sindacati, ordini professionali, Anci, Regione e istituzioni locali. L’iniziativa è stata organizzata e coordinata dalla senatrice del Pd Valeria Cardinali e vi ha partecipato anche Stefano Esposito, vicepresidente Pd della commissione Lavori Pubblici al Senato, nonché relatore del provvedimento.

Appalti e corruzione Parlando del codice degli appalti e del ruolo di controllo dell’Anac «io non credo – ha detto Cantone – che l’assegnazione di una serie di ruoli all’autorità anticorruzione sia un segnale necessariamente negativo, al contrario, in questo codice svolgeremo un ruolo soprattutto di autorità di regolazione ed è evidente, che siccome gli appalti sono uno strumento ad alto rischio, questa autorità di regolazione può essere svolta dall’autorità anticorruzione. Non ho elementi per dire quanto il livello di corruzione sia presente anche in Umbria, ma posso dire che il livello di corruzione ha una sua pervasività in termini generali molto ampia dovunque, che si manifesta ovviamente in modo diverso, a seconda delle singole zone, e si manifesta in modo diverso anche in relazione alle tipologie sociali e di presenza criminale».

Rating delle imprese «Noi – ha sottolineato Cantone – dovremmo fare un rating delle imprese che riguarda la loro affidabilità in relazione al sistema degli appalti, questa credo che sia una grande novità perché troppo spesso il mondo imprenditoriale non ha ricevuto nessun tipo di gratificazione se si comportava bene, nessun tipo di penalizzaazione se si comportava male. Questo sistema di gratificazione non è collegato al fatto di non avere precedenti penali, o avere carichi pendenti, questo è un sistema che sarà collegato alla capacità dimostrata del fare appalti ed è un sistema che se funzionerà farà si che uno potrebbe essere incentivato a lavorare bene per ottenere un riconoscimento. Credo che sia un sistema intelligente che può dare un effetto particolarmente positivo sia sul piano del contrasto alla corruzione, sia sul piano dell’efficienza».

Stazioni sotto esame Anche le stazioni appaltanti riceveranno una valutazione della qualificazione. Ciò, per il presidente Anac «nasce da un’idea intelligente: non tutti possono fare tutto, le stazioni appaltanti devono dimostrare di avere un know how minimo per svolgere alcune attività, che è un po’ un capovolgimento del sistema che avevamo fino ad adesso, secondo cui anche un comune di 300 abitanti poteva fare un appalto da un miliardo di euro e poi ovviamente quell’appalto non è in grado di gestirlo. Oggi bisogna dimostrare in anticipo di avere quelle qualificazioni necessarie per lavorare».

Snellire burocrazia Ad aprire il dibattito la senatrice Cardinali, che ha evidenziato come «quella in cantiere sugli appalti è una riforma molto importante, forse si poteva anche fare meglio ma l’iter delle audizioni è stato lunghissimo e il giudizio deve essere positivo, anche perché va considerato che si fa nel quadro di altre riforme da parte del governo». Cardinali ha sottolineato la necessità di snellire gli iter burocratici. «Per realizzare un’opera ci vogliono in media 14 anni, di cui gran parte per le carte e i ricorsi e il rischio di corruzione è tanto più elevato quando i percorsi sono farraginosi. Detto questo, non penso come Davigo che tutti i politici siano corrotti, il fenomeno c’è ed è proprio una normativa più chiara che può fortemente limitarlo».

I punti cardine Stefano Esposito, vicepresidente Pd della commissione Lavori pubblici al Senato, nonché relatore del provvedimento, ha spiegato i punti cardine del nuovo codice degli appalti. «Siamo partiti dall’assunto – ha detto – che il male assoluto dell’Italia è il principio del massimo ribasso e l’alternativa ce l’avevamo già, ma era molto limitata e si chiama ‘offerta economicamente più vantaggiosa’». Sul ‘massimo ribasso’, Esposito ha evidenziato come il primo testo aveva posto un tetto estremamente severo, 150 mila euro, per l’uso di questa strada. Poi, via via nell’iter del codice, si è saliti a un milione, fino alla richiesta di Anci e Regioni di portarlo a 2,5 milioni. «Mi sono chiesto: ma non era forse questo il problema?». Altro punto è quello del margine per il ‘subappalto’. «LO abbiamo limitato al 30% ma aggiungendo principi sulla responsabilità».

 

©Riproduzione riservata

COMMENTA LA NOTIZIA

Attezione!

Per commentare puoi loggarti con l'account social che preferisci, facebook, twitter, google plus, oppure creare un nuovo account sulla piattaforma disqus.
Leggi la guida su come inserire un commento ed interagire con la community.

// CONDIZIONI GENERALI DI UTILIZZO

Condividi

banner 300x250
banner 300x250
banner 300x250
banner 300x250