SPECIALE FESTIVAL DI SPOLETO | 07 lug 2016

«Con il fischio la mia voce più intima e fragile»: intervista a Elena Somarè al Due Mondi

L'artista è attesa venerdì e sabato con 'Volario' alla Sala Frau di Spoleto: «È un gioco, un racconto lieve, vagamente surreale, a due voci narranti»

«Con il fischio la mia voce più intima e fragile»: intervista a Elena Somarè al Due Mondi

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di Danilo Nardoni

Alzi la mano chi non ha mai sentito almeno una volta Alessandro Alessandroni, che fischiava nei brani western scritti da Ennio Morricone per i film di Sergio Leone. Qualcuno poi ricorderà Daisi Lumini, una cantautrice degli anni ‘70, molto dotata anche nel fischio melodico. Oggi invece si sente parlare di Tommaso Novi, un fischiatore jazz. Per tutto questi, comunque, il fischio è stata ed è un’attività episodica, collaterale. Elena Somarè, invece, lo ha messo al centro della sua ricerca, musicale ed artistica. «Se allarghiamo lo sguardo – afferma Somarè –, nel mondo ci sono molti fischiatori, anche bravissimi, ma sono soprattutto dei virtuosi. Bravissimi tecnicamente, ma è come se volessero dirti: ‘Guarda come fischio bene’. Il mio progetto è diverso: voglio fare musica, interpretare, incantare. Vorrei che il pubblico mi seguisse non perché sto fischiando ma perché è incantato dalla mia musica».

Al Due Mondi Fischiare per lei è quindi un’arte. Riuscire a integrare questo suono insolito con quello degli strumenti, come fosse il cantato di un brano, richiede una tecnica e un controllo non comuni. Per poter scoprire questo particolare mondo sonoro, l’occasione è quella di “Volario”, una produzione teatrale Skydancers per HDRà, in programma venerdì 8 e sabato 9 luglio alla Sala Frau di Spoleto in occasione del Festival dei Due Mondi. Uno spettacolo tra affabulazione e canto, con la regia di Maddalena Maggi, la voce narrante di Iaia Forte e il fischio melodico proprio della Somarè. Così lo racconta: «È un gioco, un racconto lieve, vagamente surreale, a due voci narranti. Iaia leggera dei testi, scelti e adattati da Maddalena, storie legate al nostro rapporto ancestrale con la natura, con gli animali, in particolare quelli che ci passano sopra la testa, nel cielo. Io sono l’altra voce, con il mio che sarà un racconto musicale, che si intreccia ai testi, si spira, li illumina».

VIDEO: IL MAGICO FISCHIO DI SOMARE’

Quello che lei propone come artista è qualcosa di non comune. Come è arrivata a cimentarsi con l’arte del fischio melodico?
«Ognuno riceve dei doni. Io ho avuto questo. Fischiavo da bambina, mia madre mi esibiva: davanti ai suoi amici interpretavo brani operistici. Poi devi fare una scelta: vuoi che questo dono diventi importante nella tua vita? Allora ti devi applicare, devi studiare molto, trascurare cose che facevi anche con passione, nel mio caso la fotografia. A volte mi chiedo da dove nasca il talento, il dono di un artista. Forse dalla sofferenza. Mio padre fischiava».

Il fischio deve essere considerato una “voce” o uno “strumento”? In quale casella lo possiamo collocare?
«Tutte e due le cose. Il fischio è la mia voce, più intima e profonda di una voce che si articola in parole. Ma è anche uno strumento, fragilissimo, difficilissimo da suonare, che richiede grande passione e allenamento. Il fischio è pericoloso, è una corda tesa senza rete di protezione».

Può definire in poche parole il suono del fischio?
«Come dicevo è qualcosa che viene dal profondo, più misterioso, più interiore, se lo confronti alla voce è qualcosa di meno razionale, è una pulsione inconscia. Poi, quando riesci a controllarlo diventa il tuo modo di cantare, di trasmettere emozioni, di raccontare una storia. A quel punto sei in grado di dare forma a una vera interpretazione, usando questo strumento inconsueto, come altri usano la voce, o il pianoforte o il violino».

Non fermarsi al solo intrattenimento ma far passate il fischio come qualcosa di elevato dal punto di vista artistico è la sfida con la quale lei si trova quotidianamente a fare i conti?
«Proprio così. Adesso che ho fatto pratica riesco a osservare il pubblico e vedo questi passaggi sulle loro facce: prima lo stupore, un atteggiamento incredulo, quasi canzonatorio, che dura pochi secondi. Poi una curiosità assorta. Poi espressioni incantate e, dopo gli applausi, anche gente che mi ringrazia. Questo, assieme al piacere di fare musica in armonia con altri bravi artisti, mi rende felice».

Alcuni brani che farà a Spoleto sono inseriti nel suo disco “Incanto”. Per lei chiaramente è la cosa più naturale, ma in questo caso in che modo l’arte del fischiare è stata messa al servizio di un prodotto discografico?
«Il disco è stato realizzato in sala d’incisione, con una cura maniacale dei dettagli, molto lavoro e molte prove. Il clima era di grande allegria, ma c’era anche molta concentrazione, perché tutti erano consapevoli di fare qualcosa di molto diverso dal solito, che li avrebbe in qualche modo esposti alle critiche. Tutti musicisti di grande prestigio, da Guido Morini (clavicembalo e piano) a Sara Simari (arpa classica), da Sandro Meo (violoncello) a Mauro Di Domenico (chitarra classica), da Arnaldo Vacca (percussioni) a Rossella Croce (violino). Devo ringraziare soprattutto Lincoln Almada, che è il direttore artistico del progetto e ha realizzato tutti gli arrangiamenti per fischio melodico, un lavoro non facile perché il fischio ha frequenze diverse dalla voce e va accompagnato in modo molto particolare».

Nell’album ha scelto di interpretare la grande musica italiana, soprattutto napoletana. C’è un motivo?
«Il fischio è molto adatto alla melodia e certamente la più grande melodia è quella napoletana. Anzi possiamo proprio dire che la melodia del mondo occidentale nasce a Napoli, nel 500, con la villanella, che poi evolverà nella canzonetta e nel madrigale».

La scelta degli strumenti per accompagnare il fischio come viene fatta? Ci sono aspetti che uno strumento in particolare può valorizzare rispetto ad altri?
«Il fischio è un suono flebile, delicato. Per accompagnarlo bisogna usare strumenti che non lo schiacciano, non lo sovrastano, ma che lo sanno sostenere con morbidezza. Di solito vanno bene gli strumenti a corda, ma ho fischiato anche con grandi pianisti, come Intra e Zanisi, che subito hanno capito, proprio perché sono grandi, come va trattata una fischiatrice».

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