31 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 12:14

Commissione statuto, Rometti: «Al centro del lavoro riforma costituzionale e i lavori d’aula»

Il consigliere ha illustrato in aula i temi di cui l'organismo si occuperà per i prossimi 30 mesi

Commissione statuto, Rometti: «Al centro del lavoro riforma costituzionale e i lavori d’aula»
Il consigliere Silvano Rometti

Pubblichiamo l’intervento che Silvano Rometti, consigliere regionale Psi e presidente della Commissione statuto, ha tenuto martedì mattina a palazzo Cesaroni per illustrare quelle che saranno le priorità sulle quali la commissione lavorerà nel corso dei prossimi 30 mesi. L’organismo lavorerà alle modifiche necessarie per aggiornare statuto regionale e regolamento dell’assemblea.

di Silvano Rometti

La Commissione speciale per le riforme statutarie e regolamentari rappresenta ciascun gruppo consiliare ed è il luogo più idoneo per riprendere e continuare il lavoro di aggiornamento del regolamento interno dell’Assemblea legislativa e dello Statuto, l’atto fondamentale della Regione. L’organo si è insediato il 18 aprile e dovrà concludere i lavori entro trenta mesi. Il nostro intento è quello di perseguire obiettivi di chiarezza e trasparenza rispetto alle regole di base della nostra organizzazione interna. Durante la nona legislatura la precedente Commissione ha lavorato sull’approvazione di sette leggi di modifica. Ora, pur ritenendo l’attuale Statuto un buon punto d’arrivo che non richiede revisioni negli elementi portanti, è opportuno esaminare le norme in vista della legge costituzionale che ad ottobre sarà oggetto di referendum. Tale riforma, qualora andasse in porto, inciderà pesantemente sull’assetto regionale, anche per quanto riguarda la nuova configurazione del Senato trasformato in sede di rappresentanza delle istituzioni territoriali. Le sedute della Commissione Statuto saranno il luogo più idoneo per affrontare e approfondire le implicazioni derivanti dalla riforma costituzionale anche se, con il referendum alle porte, entrare nel merito delle ricadute della riforma sul nostro Statuto e più in generale sull’Ente Regione può essere prematuro.

Quattro temi Nell’immediato il nostro compito sarà quello di studiare i contenuti della riforma e gli eventuali risvolti. È innegabile che l’eventuale approvazione della riforma porterà con sé, tra le altre cose, il delicato argomento delle regioni e la costituzione delle macroregioni, con forti ricadute su tutti noi, istituzioni e amministrazioni. Abbiamo già individuato alcune tematiche sulle quali soffermarci per approvare in via prioritaria un pacchetto di modifiche. Sono quattro i temi. Al primo punto c’è la disciplina dei lavori d’aula, ossia il problema di interrogazioni o interpellanze che contengono quesiti o questioni che esulano dalle competenze e dalle responsabilità del presidente della Regioni o della giunta. Va poi affrontato, fin da subito, il tema delle sostituzioni dei consiglieri regionali nelle sedute di Commissione, soprattutto nei casi in cui viene adottato il sistema del voto ponderato. Al terzo punto c’è la questione delle assenze dei consiglieri e le conseguenze in termini di ritenuta sull’indennità percepita. Infine, altro argomento non più trascurabile, è legato alla necessità di corredare progetti di legge ed emendamenti di relazioni tecnico-finanziarie di accompagnamento, anche alla luce dei rilievi e delle criticità sollevate dalla Corte dei Conti. Questi temi, come detto, meritano di essere trattati con priorità.

Gruppi Ce ne sono certamente altri. In seguito alla soppressione del Comitato per la legislazione e al successivo trasferimento delle sue funzioni alle commissioni permanenti, è opportuna la rilettura della norma del regolamento che disciplina l’istruttoria in sede referente. Occorre costruire un procedimento che tenga conto del processo legislativo: dalla valutazione ex-ante di una proposta di legge fino alla verifica ex-post dei risultati ottenuti. La Commissione speciale ritiene utile anche approfondire questioni che a vario titolo riguardano la disciplina dei gruppi politici: la riforma costituzionale, infatti, vieta di corrispondere rimborsi o trasferimenti di fondi pubblici ai gruppi politici in consiglio regionale.

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