sabato 1 ottobre 2016 - Aggiornato alle 22:38
2 agosto 2016 Ultimo aggiornamento alle 17:53

Coldiretti: «Produzione grano +7% ma prezzo -40%, speculazione da 30 milioni di euro»

«Da pochi centesimi al chilo concessi agli agricoltori dipende la sopravvivenza della filiera più rappresentativa del Made in Italy»

Coldiretti: «Produzione grano +7% ma prezzo -40%, speculazione da 30 milioni di euro»
Coldiretti ( foto archivio)

«Risale la produzione di grano in Umbria che quest’anno si attesterà a quasi 5,5 milioni di quintali, il 7 per cento in più rispetto alla campagna dello scorso anno». È il primo bilancio della trebbiatura stilato dalla Coldiretti regionale sulla base delle ultime stime del Tavolo cerealicolo del ministero delle Politiche agricole. «La produzione di grano duro per la pasta si attesta sui 1,1 milioni di quintali, mentre quella di tenero (usato per lo più per fare il pane) ammonta a quasi 4,4 milioni di quintali», ancora i dati di Coldiretti. Le buone notizie per gli agricoltori umbri finiscono però qui.

I dati A pesare, infatti, è il crollo dei prezzi che «rispetto al 2015 hanno visto il grano duro perdere oltre il 40 per cento, su valori di circa trenta anni fa, ben al di sotto dei costi di produzione e quello tenero calare di circa il 20%. E, sulla base delle nuove stime, il conto dei danni per le aziende produttrici umbre è di circa 30 milioni di euro, che sono le perdite subite dagli agricoltori per il crollo dei prezzi rispetto allo scorso anno, senza alcun beneficio per i consumatori, ma in pericolo c’è anche l’assetto di circa 80mila ettari seminati a frumento», spiega l’organizzazione degli imprenditori agricoli.

La denuncia Per restituire un futuro al grano nostrano occorre, secondo Coldiretti, l’indicazione in etichetta dell’origine del grano utilizzato nella pasta e nei derivati/trasformati ma anche l’indicazione della data di raccolta (anno di produzione) del grano assieme al divieto di utilizzare grano extra comunitario oltre i 18 mesi dalla data di raccolta e uno stop alle importazioni selvagge che arrivano proprio nel momento della trebbiatura, facendo crollare le quotazioni del prodotto nazionale. «Da pochi centesimi al chilo concessi agli agricoltori dipende la sopravvivenza della filiera più rappresentativa del Made in Italy mentre – conclude Coldiretti – dal grano alla pasta i prezzi aumentano di circa il 500% e quelli dal grano al pane addirittura del 1400%».

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  • gianfiorello

    Ma perchè nessuno denuncia che grandi marchi del settore, preferiscono i grani canadesi o quelli ucraini, trattati per farli maturare prima con il glifosate. La madre di tutte le battaglie agricole siano esse positive o negative (forse più negative). Quello che disturba è il fatto, che ci facciamo le seghe mentali sull’utilizzo del glifosate per togliere le malerbe lungo le strade! Chiaro che anche in questo settore manca la tracciabilità. Non della pasta, fatta a Gragnano, Parma o Foligno, ma del grano che ha prodotto quella farina

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