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venerdì 24 maggio 2013 - Aggiornato alle 20:01
9 settembre 2011 Ultimo aggiornamento alle 22:49

Pagamenti a 180 giorni, imprese allo stremo. La Cna: «Le banche latitano, la Regione ci aiuti»

Foto archivio (Fabrizio Troccoli)

di Ivano Porfiri

Calano gli ordinativi, si allungano a dismisura i tempi dei pagamenti, le banche non fanno più credito. Peggiora ulteriormente nel 2011 la situazione già difficile dell’economia umbra, già molto al di sotto dei livelli pre-crisi. A lanciare l’allarme è la Cna che lunedì chiederà alla presidente Catiuscia Marini un aiuto per uscire dal tunnel.

L’indagine L’associazione che riunisce le società artigiane ha condotto una indagine su un campione rappresentativo di oltre 600 imprese della provincia di Perugia. «Imprese che stanno sul mercato», precisa il direttore della Cna Paolo Arcelli, per rimarcare la validità dei risultati. A queste aziende è stato chiesto in che modo stanno affrontando la situazione contingente. Nella costruzione del campione si è cercato di rappresentare in maniera equa le tre grandi macroaree del tessuto artigianale locale: il 33,92% del campione appartiene alla macroarea del “Manifatturiero”; il 36,76% a quella dell’”Edilizia” e il 29,32% a quella dei “Servizi”. Stesso criterio è stato usato per la distribuzione territoriale.

Destrutturazione del sistema Dai dati di Unioncamere, Cna osserva che nel primo trimestre 2011 c’è una ripresa delle iscrizioni delle imprese artigiane rispetto all’anno precedente. Questo può essere considerato un buon segnale. «Ma che tipo di aziende nascono?», si chiede Arcelli. «Spesso – è la sua risposta – imprese individuali, per cui spariscono realtà strutturate magari con 15 dipendenti e ne nascono dieci partite Iva. Il risultato è che in Umbria ci sono 100 mila imprese ma in un tessuto fortemente destrutturato e fragile». I numeri confermano: la forma giuridica prevalente delle imprese che nascono a inizio anno è l’impresa individuale con un 79,24% rispetto al totale delle nuove iscritte, un 13,62% è rappresentato dalle società personali e un 6,92% dalle società di capitali.

I tempi di pagamento Il 56,89% delle aziende ha dichiarato che i tempi medi di pagamento dei loro principali clienti si sono notevolmente allungati e questo è avvenuto in prevalenza nel settore dell’”Edilizia” (24,62%) e in quello degli “Impiantisti”(20,00%), seguiti da “Metalmeccanica” (13,46%) e “Trasporti” (10,38%). “Edilizia” e “Impiantisti” hanno anche le percentuali più alte rispetto ai pagamenti oltre i 180 giorni.

Giannangeli, Arcelli e Cesca della Cna

Banche sorde Il cattivo andamento dei tempi di pagamento della clientela ovviamente crea mancanza di liquidità per le aziende, che va ad incidere anche sui rapporti delle stesse con gli istituti di credito. In prevalenza è stato dichiarato che date le difficoltà del momento le banche non hanno dato un grande appoggio, molti imprenditori hanno dichiarato di dover essi stessi svolgere la funzione di istituti di credito nei confronti delle aziende loro debitrici. Il problema avvertito dal campione è la poca disponibilità da parte delle banche ad andare incontro alle esigenze degli operatori economici che più hanno risentito della crisi, mentre sono rimasti per lo più invariati i rapporti con le aziende che meglio hanno retto il momento.

Troppa burocrazia e le odiate tasse Riguardo ai rapporti con la pubblica amministrazione la lamentela più forte è quella che riguarda le lunghezza burocratica di qualsiasi iter necessario alle aziende per portare avanti la propria attività. In più si accusa la pubblica amministrazione di complicare ogni procedura, invece di snellire ed agevolare, con normative troppo stringenti in molti ambiti che vanno a toccare il sistema produttivo. Con riferimento all’imposizione fiscale una classifica delle imposte e tasse meno tollerate è questa: IRAP (55,36%), IRPEF (27,35%), TASSA SMALTIMENTO RIFIUTI (18,60%), IRES (15,75%), IVA (12,91%) e ICI (5,25%).

Fatturato in peggioramento L’andamento del fatturato 2010 è peggiorato rispetto a quello dell’anno precedente specialmente nel settore “Edilizia” (22,58%), “Acconciatura ed estetica” (21,77%), “Impiantisti” (16,13%) e “Metalmeccanica” (10,48%), questi stessi settori fanno le previsioni peggiori per quanto riguarda il fatturato 2011. I settori nei quali si sono riscontrati aumenti di fatturato nel 2010 sono: “Trasporti” (21,93%); “Tessile” (19,30%); “Metalmeccanica” (14,04%); “Edilizia” (13,16%). Per ciò che riguarda le previsioni di aumento di fatturato 2011 ritroviamo gli stessi settori ad eccezione dei “Trasporti” il cui posto viene preso dal “Legno”.

Imprese poco aggregate In ultima analisi troviamo le forme di aggregazioni tra imprese: i settori “Metalmeccanica” (18,66%), “Edilizia” (15,67%), “Impiantisti” (14,18%), “Tessile” (13,43%) sono quelli che più credono nell’utilità di queste forme di aggregazione. Tra le difficoltà incontrate o presunte in questo tipo esperienza troviamo: la mentalità poco collaborativa nel ridistribuire il lavoro in una rete di imprese, la mancanza di quantitativi di lavoro rilevanti in questo momento di ristagno economico, il rischio che in queste forme di aggregazioni l’azienda più grande tragga i maggiori vantaggi, a scapito di quelle di dimensioni minori. Guardando i numeri, dall’indagine risulta presente ancora molta diffidenza nel tessuto economico locale rispetto a questa tipologia di partnership tra imprese.

Le richieste alla Regione «La situazione è fin troppo chiara – commenta i dati Arcelli -. Rispetto al 2007, prima cioè della crisi, nonostante i modesti segnali di ripresa, siamo al 30% in meno. In questo panorama va malissimo l’edilizia, che con l’indotto traina il 50% dell’economia. Il problema vero è che da quattro anni si aspetta senza che si siano creati strumenti per il rilancio: non ci soddisfa in questo senso l’ultima manovra del governo». Quanto alle politiche regionali Arcelli sottolinea che «i tagli tolgono agli enti locali e noi ci sentiamo dire che ricadranno su di noi. Lunedì durante l’assemblea dei vertici Cna chiederemo alla presidente Marini di intervenire con una legge sulla piccola e media impresa e di cercare di far ripartire le piccole opere pubbliche che possono dare ossigeno».

Coraggio e rapidità «Occorrono scelte coraggiose e rapide per affrontare una situazione che è sempre più allarmante – afferma Renato Cesca, presidente provinciale della Cna di Perugia -. Una volta per tutte va messa mano a una riforma strutturale della pubblica amministrazione con conseguente razionalizzazione della spesa. Bene il disegno di legge di semplificazione approvato dalla Regione Umbria, purché sia il primo di una serie di passi nella stessa direzione. Dobbiamo liberare risorse per adottare politiche industriali a misura del tessuto economico produttivo reale, che è fatto di piccole e piccolissime imprese. Per questo torniamo a chiedere con forza una revisione della legge quadro per l’artigianato».


 

 

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