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28 marzo 2012 Ultimo aggiornamento alle 18:12

Città della Pieve, il caso della comunità ‘Il Cammino’ in Parlamento. Ma il Pdl difende Alemanno

Il caso della comunità Il Cammino arriva in Parlamento

di Iv. Por.

Diventa un caso politico a livello parlamentare la gestione del Comune di Roma dei finanziamenti nel settore delle tossicodipendenze, che ha interessato anche la comunità terapeutica ‘Il Cammino’ di Città della Pieve, a cui è stato sottratto un appalto che aveva 25 anni. Interrogazioni sia nel Senato che alla Camera, dopo l‘intervento del sindaco Riccardo Manganello. Ma il Pdl umbro difende Alemanno.

Le interrogazioni Dopo l’interrogazione presentata al Senato, a firma Ferrante, Della Seta e altri, le questioni legate alla comunità di recupero per tossicodipendenti di Città della Pieve sbarcano alla camera su iniziativa del deputato umbro del Pd Walter Verini, primo firmatario di una interrogazione ai ministri alla Cooperazione e al Welfare, Andrea Riccardi ed Elsa Fornero, per fare luce sui finanziamenti del Comune di Roma al settore delle tossicodipendenze. I democratici Verini, Calipari, Concia, Coscia, D’Antona, Madia, Melandri, Mogherini, Morassut, Pedoto e Touadi in una nota spiegano di prendere «spunto dalle recenti critiche delle associazioni e cooperative del Cnca per chiedere ai ministri di intervenire affinché enti con accreditata capacità ed esperienza pluriennale nel settore delle tossicodipendenze (come quello che gestiva la comunità pievese) non vengano di fatto smantellati con gravi ripercussioni sulla vita degli utenti attualmente in carico, sul futuro lavorativo degli operatori impiegati e su quello dei territori coinvolti che si vedrebbero privati di realtà che vi operano da anni con risultati importanti».

La storia del Cammino I democratici chiedono inoltre ai ministri di verificare la correttezza delle procedure dei nuovi bandi del Comune di Roma che, «come denunciato dalla gran parte delle associazioni e cooperative sociali attive da oltre vent’anni nella Capitale, sembrano costruiti ad hoc per far posto a nuovi oggetti, strettamente collegati con alcuni esponenti politici dell’attuale maggioranza capitolina». In particolare – si legge nell’interrogazione – «la cooperativa il Cammino, che tra gli altri servizi gestisce da 25 anni la comunità di Città della Pieve, ha perso tutti e otto i servizi che gestiva fino a qualche mese fa». Tale esperienza secondo il deputato umbro Verini, «rappresenta un vero patrimonio della città di Roma, un’esperienza di grande valore nata sulla spinta delle “madri di Primavalle”, sostenuta dall’amministrazione comunale guidata da Luigi Petroselli e da tutte le amministrazioni succedutesi; essa rappresenta un esempio non solo terapeutico e di reinserimento sociale degli ospiti ma anche di positiva integrazione con il territorio».

Pdl: solo un polverone A replicare alle accuse sono i consiglieri regionali umbri Andrea Lignani Marchesani e Maria Rosi (Pdl). «È solo un gran polverone – dicono – quello sollevato da alcuni rappresentanti istituzionali umbri per il semplice fatto che, dopo anni di ingiustificato affidamento in proroga della gestione, il Comune di Roma ha finalmente deciso di pubblicare un avviso pubblico trasparente per quanto concerne la Comunità di riabilitazione residenziale di Città della Pieve». Lignani Marchesani e Rosi ricordano che «la struttura pievese è composta da tre casali ristrutturati e da cinque ettari di terreno agricolo da valorizzare anche ai fini di recupero degli ospiti presenti (fino a un massimo di 45, oltre a 10 esterni). In 11 anni di gestione la cooperativa ‘Il Cammino’ non ha però brillato né in risultati né in trasparenza».

Le magagne Lignani Marchesani e Rosi evidenziano che «a fronte di una retta pagata dal Comune di Roma per ogni residente, la Cooperativa, nonostante i solleciti al riguardo, non ha fornito all’Agenzia capitolina per le tossicodipendenze rendicontazione sufficiente riguardante fatture, buste-paga e ricevute ed appaiono poi sproporzionate voci di spesa per il carburante (1.500 euro mensili) e l’indennità di funzione del presidente della cooperativa (circa mille euro mensili). A questo si aggiunga il deperimento delle coltivazioni avviate e la fallimentare gestione del bestiame presente all’interno della struttura. Dalle statistiche pubblicate si evince inoltre che ben il 54,5% degli ospiti della struttura (campione di 143 utenti su un totale di 364) ha continuato a fare abuso di sostanze stupefacenti ed alcool dopo la fine del programma di riabilitazione ed un altro 31,5per cento ha continuato comunque a farne uso».

Politicamente corretto Secondo i consiglieri regionali del Popolo della libertà non deve quindi stupire che «con il legittimo avviso pubblico per la gestione promosso dall’Agenzia capitolina per le tossicodipendenze, la Comunità ‘Il Cammino’ sia stata sostituita con altro soggetto che subentrerà il 1° aprile. In sostanza, l’inutile polverone poco sopra ricordato è stato sollevato esclusivamente seguendo la logica del politicamente corretto. Per quanto concerne i lavoratori a rischio, poi, solo 5 su 18 sono residenti in Umbria e c’è la concreta possibilità che il saldo finale con il nuovo gestore sia positivo con maggiore occupazione residente. Certo è che chi lavorerà in futuro presso la Comunità di Città della Pieve dovrà avere requisiti tecnici e morali che possano portare a risultati migliori di quelli fallimentari fino ad oggi ottenuti».

Il Dossier su Alemanno Più in generale sulla gestione dei soldi da parte di Alemanno è intervenuto però il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza che, in una conferenza stampa a Roma ha presentato il dossier “La cricca di Alemanno (e Rampelli)” (Scaricalo qui in pdf), un’analisi dettagliata, bando per bando, dei finanziamenti concessi dall’amministrazione in carica nel settore tossicodipendenze. «L’amministrazione, tramite l’Agenzia comunale per le Tossicodipendenze, ha sbagliato tre volte con questi bandi», dichiarano don Armando Zappolini, presidente del CNCA e Carlo De Angelis, portavoce del Roma Social Pride, a cui aderiscono oltre quaranta organizzazioni del terzo settore romano: «ha ridotto gli standard di qualità dei servizi comunali per le tossicodipendenze; ha abbassato il numero di servizi per le persone tossicodipendenti; ha investito una quota spropositata di fondi in una prevenzione generica affidata, in larga parte, a soggetti che non hanno esperienza nel settore delle droghe. E tutto questo mentre i fondi disponibili aumentavano. Si tratta di un danno profondo per la collettività e per le persone tossicodipendenti».

©Riproduzione riservata

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