martedì 20 ottobre - Aggiornato alle 22:24

Il «Pasolini» di Abel Ferrara è un film dal fascino indiscutibile che cattura l’attenzione di chi guarda

di Gordon Brasco

Se ci venisse chiesto qual è stato il film più controverso dell’ultima edizione del Festival di Venezia non avremmo dubbi. Fischi, applausi, lacrime e grida…non è mancato nulla durante la proiezione al Lido ma ci saremmo stupiti del contrario, dopotutto il regista Abel Ferrara è così: incapace di unire il pubblico perché le sue opere sono delle rappresentazioni personali e difficilissime da raccontare per quel suo modo “sbagliato” di fare cinema e quel continuo perdersi tra definito e indefinito. Il Pasolini di Ferrara è quindi un film complesso, asettico, proposto dal regista come tributo a un maestro di cui venera le gesta e che quindi scade nella narrazione personale piuttosto che in quella biografica. Su questo infatti bisogna essere molto precisi: chiunque pensi che «Pasolini» sia un biopic (termine inglese ricavato dalla contrazione di biographic picture, appunto film biografico) è meglio che rinsavisca in fretta perché rischierebbe di ritrovarsi in sala prigioniero di un film sconcertante, lontano anni luce dalle ingessature delle biografie. Ferrara ci propone ancora una volta una storia ostaggio di due grandi forze che operano insieme: l’arte e la vita, due flussi di energia che si mescolano per creare caos e genialità, amore e disgrazia e tutto quello che può venirvi in mente che possa in qualche modo lasciare un’impronta d’eternità su questa terra.

Fascino E allora a delle scene di pura genialità se ne susseguono altre assolutamente mediocri e sbagliate, a dei dialoghi interessanti ne seguono altri inutili e pesanti in un continuo saliscendi da far venire i brividi o la nausea a seconda delle sensibilità di ciascuno. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi sì: Abel Ferrara è un regista complicatissimo e ogni suo film è una specie di maremoto. Questo «Pasolini» non è da meno e se dovessimo fare un computo delle cose che non ci sono o non ci sono piaciute le prime risulterebbero di gran lunga più numerose delle seconde eppure nel suo insieme il film ha un fascino indiscutibile che cattura l’immaginazione di chi lo guarda. Willem Dafoe è quasi perfetto nella parte ma dopotutto sappiamo che l’attore statunitense dà sempre il meglio nei ruoli drammatici e un ruolo come questo sembra calzargli a pennello. Perciò state cercando un film complicato? Siete fan di Ferrara e del suo stile scandalosamente originale? Allora correte al cinema…in tutti gli altri casi pensateci bene, Pasolini non è stato un personaggio di facile comprensione quando era in vita figuriamoci ora che a descrivere le sue ultime ore di vita ci ha pensato Abel Ferrara.

Un film di Abel Ferrara. Con Willem Dafoe, Ninetto Davoli, Riccardo Scamarcio, Valerio Mastandrea, Adriana Asti. Biografico, durata 86 min. Belgio, Italia, Francia 2014. Europictures.

Trama: Cronaca degli ultimi giorni di vita di Pier Paolo Pasolini, morto il 2 novembre 1975 all’età di 53 anni sul litorale di Ostia. A Roma, di ritorno dalla Svezia, lo scrittore inizia a cercare la sua amante, una giovane prostituta con cui accetta di incontrare altri uomini la sera successiva. Pasolini trova poi degli amici che lo invitano a smettere di scrivere i suoi articoli provocatori contro la Democrazia Cristiana, dopo la morte di un altro giornalista. Ma l’obiettivo di Pasolini è quello di denunciare quel governo di marionette, costi quello che costi.

Perugia
Uci Cinemas Perugia: 17.15 / 19.45 / 22.00
Zenith: 20.30 / 22.15

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