lunedì 26 settembre 2016 - Aggiornato alle 12:28
5 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 11:48

Chiara Casaglia, l’avvocatessa col vizio del gol: «Da piccola preferivo Holly e Benji alle bambole»

Il centravanti del Castaldo ha vinto la classifica cannonieri con 29 reti. 'Francesco Totti è il mio idolo perché risolve le partite. Egoista? Dopo l'infortunio sono tornata più forte di prima'

Chiara Casaglia, l’avvocatessa col vizio del gol: «Da piccola preferivo Holly e Benji alle bambole»
Il capitano Chiara Casaglia

di Enzo Beretta

Nella borsa di Chiara Casaglia non mancano mai due oggetti: il Codice penale e i parastinchi. Il Codice perché è un avvocato, i parastinchi perché è una giocatrice di calcio a cinque femminile. Quest’anno con la maglia numero 8 del Castaldo ha segnato 29 gol nel torneo Uisp, capocannoniere del suo team e del campionato. Grazie alle reti del capitano è stato centrato l’obiettivo promozione in eccellenza.

Il gol è il tuo mestiere.

«Il calcio è innanzitutto un divertimento. Quest’anno il mister mi ha cambiato ruolo e da centrocampista laterale sono diventata centravanti».

Con discreti risultati. Secondo te qual è la miglior qualità e il peggior difetto del bomber Chiara Casaglia?

«Sono egoista, quando mi arriva la palla e vedo la porta non la passo quasi mai alle mie compagne perché l’istinto mi suggerisce di tirare».

Non hai risposto alla prima domanda: la miglior qualità…

«E’ che il più delle volte faccio gol…».

Una curiosità: da piccola giocavi con le bambole o facevi cose da maschiaccio?

«Guardavo Holly e Benji…».

Preferisci Oliver Hutton o Mark Lenders?

«Holly».

Avrei scommesso il contrario…

«Mark forse è più bello ma Holly risolve le partite…»

Mi viene in mente un altro numero 10 che risolve le partite.

«Anche a me. Infatti Francesco Totti rappresenta la massima espressione di calciatore».

Quando nasce la tua passione per il calcio?

«Amo tutti gli sport e ho iniziato a praticarlo dai tempi del liceo».

Senza mai smettere?

«Per un paio d’anni ho giocato a basket ma preferisco tirare coi piedi. E’ la mia passione. Nel 2014 ho rotto il crociato: un’avversaria mi è piombata addosso mentre aspettavo di battere una punizione e il ginocchio destro ha fatto crac. A giugno mi sono operata, a novembre ero di nuovo in campo».

Più forte di prima.

«Quest’anno è andata bene, soltanto per un soffio non abbiamo vinto il campionato».

Quanto è difficile gestire un team femminile?

«Il nostro allenatore è un uomo molto paziente. Ci sono certi giorni in cui noi donne siamo davvero intrattabili… la nostra squadra però è collaudata, siamo tutte giovani e non ci sono mamme che non sanno a chi lasciare i figli per correre al campo. C’è soltanto un’infermiera che calibra i turni di lavoro sul calendario delle gare…».

Si arrabbiano in campo le donne?

«Altroché, sia con gli avversari che con l’arbitro. Il calcio è uno sport di contatto e noi donne siamo perfino più suscettibili dei maschietti. A me piace giocare coi maschi, sono loro che hanno problemi con me».

©Riproduzione riservata

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