lunedì 26 settembre 2016 - Aggiornato alle 07:21
22 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 10:57

Cgil: «Trentadue lavoratori assunti dopo terremoto in Umbria sono disoccupati, si trovi una soluzione»

Il sindacato attacca: «Da marzo sono a casa, le istituzioni facciano la loro parte, ognuna per le sue responsabilità. E' tempo di dare risposte ai precari del secolo scorso»

Cgil: «Trentadue lavoratori assunti dopo terremoto in Umbria sono disoccupati, si trovi una soluzione»
«Precari dal secolo scorso»

Trentadue lavoratori assunti dopo il terremoto che si è abbattuto in Umbria nel 1997 sono disoccupati. «Le istituzioni facciano la loro parte, ognuna per le sue responsabilità – attacca la Cgil – è tempo di dare risposte ai 32 precari del secolo scorso». I lavoratori – spiega il sindacato in una nota – per anni hanno lavorato al servizio della pubblica amministrazione sulle pratiche del post-sisma. «Dopo l’interruzione dei loro contratti nel mese di marzo – è stato detto – sono entrati in disoccupazione, perdendo una quota importante del proprio reddito, già di per sé non certo elevato, e con una prospettiva garantita di alcuni mesi al massimo. Poi il vuoto».

Tavolo con la Regione «Su nostra richiesta nei mesi scorsi si è avviato un tavolo con la Regione, i Comuni interessati di Nocera Umbra, Valtopina, Vallo di Nera e Monte Santa Maria Tiberina, e l’Anci, per trovare una soluzione strutturale a questa annosa vicenda – spiega Ivo Ceccarini, della Fp Cgil di Perugia – ma a due mesi di distanza non vediamo ancora concretizzarsi soluzioni credibili per i 32 precari”.

Accordo di programma «È indispensabile che i Comuni direttamente interessati facciano fino in fondo la loro parte – prosegue Filippo Ciavaglia, segretario generale della Cgil di Perugia – e che si dia attuazione allo strumento dell’accordo di programma tra gli enti locali, come previsto dalla legge regionale 2/2003, che può consentire di trovare spazi per la stabilizzazione di questi lavoratori». La Cgil chiede inoltre, anche attraverso il coinvolgimento delle sue strutture nazionali, che «il governo centrale a livello normativo per rimuovere gli ostacoli attualmente esistenti alla soluzione di questa annosa e ormai inaccettabile vicenda». Perché «nel caso in cui non arrivassero le risposte necessarie in tempi rapidi – concludono Ciavaglia e Ceccarini – la Cgil, insieme ai lavoratori interessati, è pronta a mettere in campo nuove iniziative di mobilitazione e di lotta per evidenziare, anche di fronte all’opinione pubblica, la necessità di trovare una giusta soluzione per queste 32 famiglie del nostro territorio».

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