martedì 27 settembre 2016 - Aggiornato alle 07:18
8 agosto 2016 Ultimo aggiornamento alle 19:33

Centri antiviolenza, Marini: «Dalla Regione 200 mila euro, mancato riparto non è imputabile a governo»

Dopo la polemica delle scorse ore interviene la presidente: «Con questi soldi continueranno a operare. Ritardo dipende dai ritardi di altre Regioni»

Centri antiviolenza, Marini: «Dalla Regione 200 mila euro, mancato riparto non è imputabile a governo»

«Con l’ultima manovra di assestamento del bilancio, la Regione ha erogato un contributo straordinario di 200 mila euro ai tre Centri umbri antiviolenza (Perugia, Terni e Orvieto)» i quali in questo modo potranno «continuare ad operare». Le parole sono della presidente della Regione Catiuscia Marini che interviene a proposito del comunicato in cui i Centri antiviolenza di Perugia e Terni annunciano che, a partire da lunedì, a causa del mancato riparto del fondo nazionale saranno costretti a tagliare le attività. Marini spiega poi come il mancato riparto «sia stato determinato dal fatto che alcune Regioni (e tra queste non vi è la Regione Umbria, che ha trasmesso nei tempi stabiliti al Governo tutta la formale documentazione) non hanno ancora formalizzato i rendiconti di attività, impedendo così la possibilità di attuare il riparto in occasione dell’ultima riunione della Conferenza Stato-Regioni: si è trattato, quindi, soltanto di un rinvio». La presidente poi sottolinea come grazie al governo siano state incrementate le risorse a disposizione per politiche di genere e di lotta alla violenza sulle donne.

Marini «Devo anche ricordare – prosegue la presidente – che in questi anni il mio impegno, quello di presidente della Regione e di donna, è stato e continuerà a essere quello di contribuire a costruire quelle condizioni, culturali e in termini di servizi, a tutela della dignità e dell’integrità delle donne. E per rendere più forte ed evidente questo impegno ho voluto esercitare direttamente la delega per le pari opportunità. In questi anni abbiamo ampliato in Umbria la rete antiviolenza, un sistema di servizi integrati che comprende alcuni Punti di ascolto diffusi sul territorio regionale, il Telefono Donna attivo 24 ore su 24 nel Centro regionale pari opportunità, i Centri antiviolenza di Perugia, Terni e Orvieto, le case rifugio ad indirizzo segreto, con il personale dedicato per il ‘Codice rosa’ nei pronto soccorso degli ospedali, ma anche con i progetti educativi nelle scuole, per un cambiamento culturale che inizi dai più giovani, ragazzi e ragazze, e con risorse finanziarie. Una rete che si integra con i servizi offerti dalle strutture socio-sanitarie, dalla rete ospedaliera e dalle associazioni di volontariato umbre. Tutto ciò è stato possibile anche grazie alle risorse messe a disposizione dalla Regione e dai Comuni». «I Centri sono nati grazie ad un progetto sperimentale nazionale e noi – conclude Marini – abbiamo sempre perseguito l’obiettivo di rendere permanente in Umbria la loro attività, tant’è che proprio la nuova legge regionale sulle politiche di genere (attualmente all’esame della terza Commissione consiliare e che auspicabilmente andrà presto alla discussione generale dell’Assemblea legislativa) prevede ancora ulteriori risorse affinché ciò possa concretamente realizzarsi».

Cardinali Sul caso interviene anche la senatrice pd Valeria Cardinali che così come Marini attacca il segretario del Prc Enrico Flamini, il quale sabato a proposito del mancato riparto aveva parlato di «scelta vergognosa». La presidente parla di «polemica sterile, se non fuori luogo», mentre Cardinali prende atto che «il segretario Flamini non riesce a sottrarsi alla tentazione di strumentalizzare politicamente un tema così serio e delicato. La polemica politica non mi interessa, perciò preferisco dire come stanno le cose. Prima di tutto il ritardo nel riparto del fondo nazionale non è una scelta del governo e bene farebbe chi alza il polverone ad informarsi prima di parlare». «Il ministro Boschi – aggiunge -, che ha la delega su questa materia dal 21 giugno 2016, non ha nemmeno cambiato i criteri di riparto per consentire una veloce assegnazione dei fondi e sta lavorando per portare in conferenza stato-regioni la ripartizione per il quest’ultimo periodo. Il governo nazionale e i parlamentari, non solo umbri, hanno ben chiara l’importanza del lavoro dei centri antiviolenza e molti di noi, anche nei ruoli precedentemente ricoperti, hanno lavorato per aprirli, come è accaduto anche in Umbria».

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