lunedì 26 settembre 2016 - Aggiornato alle 03:57
10 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 16:37

Castello, Orsini e Ciliberti a Bacchetta: «Su di lui c’erano dissensi. Caprini non è una marionetta»

I due dem replicano alle accuse lanciate dal sindaco il giorno dopo il voto: «C'è stato un dibattito fatto alla luce del sole. Non si può rispondere a delle idee con accuse personali»

Castello, Orsini e Ciliberti a Bacchetta: «Su di lui c’erano dissensi. Caprini non è una marionetta»
Ciliberti e Tavernelli (foto Maccari U24)

di Barbara Maccari

Non si sono fatte attendere le risposte di Franco Ciliberti e di Adolfo Orsini alle pesanti critiche lanciate dal sindaco Luciano Bacchetta all’indomani della sua rielezione. Il primo ha convocato una conferenza stampa, il secondo si è affidato a una nota. Entrambi sottolineano come il dibattito nei confronti del primo cittadino sia avvenuto alla luce del sole. Il primo a far sentire la sua voce è stato Adolfo Orsini, che in una nota si è complimentato con Bacchetta pur esprimendo preoccupazione per «l’evidente intromissione nelle vicende interne al Pd, partito di cui non mi risulta che Bacchetta faccia parte». «Capisco che Bacchetta non abbia gradito i dissensi che hanno coinvolto il suo nome durante il dibattito interno al Pd per scegliere il candidato a sindaco della coalizione – ha continuato l’ex sindaco – ma deve farsene una ragione. Il dibattito è stato lungo e partecipato, trasparente e fatto alla luce del sole».

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No candidatura unanime Poi l’affondo a gamba tesa: «La sua ricandidatura non è stata accettata all’unanimità: a mettere in discussione la sua opportunità politica erano diversi esponenti del Pd oltre al sottoscritto». L’attenzione di Orsini si è spostata poi sull’analisi dello stato di salute del Pd: «È singolare che a un partito come il Psi, che ha un gradimento elettorale intorno all’1,8 per cento sia concesso il sindaco a scapito del Pd, che alle ultime Europee aveva raggiunto il 40 per cento. È una singolarità difficile da spiegare al nostro elettorato tradizionale che intanto si logora o si disperde. Tradizionali roccaforti del Pd come Promano, Cornetto, San Maiano, Cerbara, Badiali, Piosina, Titta, San Secondo, Fabbrecce abbandonano il partito e non sono rappresentate in consiglio comunale. Insomma un Pd che lentamente perde consensi, autonomia e autorevolezza a livello regionale sostituito da un Psi che poco si impegna in altro salvo che nella lotta per la conquista del consenso e delle poltrone».

BACCHETTA ALL’ATTACCO: «GIOCHI SPORCHI DA ALCUNI DEM»

Progetti vecchi Alle accuse di essere ‘vecchio’ e riproporre politiche da anni Ottanta, Orsini ricorda come nel «periodo da sindaco in cui Bacchetta era assessore, fu approvato e regolarmente pagato un progetto esecutivo per la realizzazione di piazza Burri, condiviso con il Maestro ancora in vita, del quale fu realizzato il plastico. Senza polemiche vorrei chiedere come mai non è stato realizzato nulla, sebbene siano passati 15 anni».

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Candidato alternativo Franco Ciliberti ha voluto invece rispondere alle accuse di ‘giochi sporchi’ da parte di Bacchetta con una conferenza stampa venerdì mattina, accompagnato dall’ex consigliere comunale Luciano Tavernelli. «Accanto a una valutazione critica sul primo mandato di Bacchetta, e visto anche che il Pd ha un consenso forte – ha esordito l’ex parlamentare – ho solo ritenuto legittimo, dentro il mio partito, individuare un altro possibile candidato, con un discorso programmatico e polemico ma fatto in modo limpido e trasparente. Tanto che lo stesso sindaco sapeva chi lo appoggiava e chi no…».

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No marionette Ciliberti è passato poi alla difesa di Domenico Caprini, che secondo Bacchetta era stato usato da qualcuno che non ha avuto il coraggio di metterci la faccia: «Considero sempre le persone un fine e mai un mezzo – ha detto Ciliberti – e difendo la dignità di Caprini, che secondo il sindaco appare come una marionetta manovrabile da burattinai. Domenico è una persona con una sua dignità e non certo una marionetta ed io non sono certo il burattinaio. Lui aveva diritto a candidarsi secondo le regole statutarie».

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Questione di stile «Nel Pd le varie culture e le diverse storie personali sono e devono rimanere una ricchezza e tutte devono avere ascolto e spazio – ha concluso Ciliberti – Credo che per recuperare credibilità e attenzione, specialmente tra i giovani, non si può rispondere a delle idee con accuse personali. Lo stile nel far politica si vede nelle sconfitta come nella vittoria ma c’è o non c’è, non si compra né tanto meno si trova».

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