venerdì 30 settembre 2016 - Aggiornato alle 13:44
18 aprile 2016 Ultimo aggiornamento alle 17:24

Casse dell’Umbria: mosca olearia e crisi russa frenano il boom dell’export

Bene la maglieria di Perugia, soffre il mobile dell'Alto Tevere e crolla l'olio -14%. Il 2015 si chiude con +0,2%, il dg Buzzi: «Anno altalenante, ma dal 2008 crescita poderosa +37%»

Casse dell’Umbria: mosca olearia e crisi russa frenano il boom dell’export
Una sede della Casse di risparmio dell'Umbria (foto Fabrizi)

Frena la crescita delle esportazioni. È impercettibile la crescita sull’export realizzata dalle aziende umbre nel 2015, anno che ha fatto segnare appena il +0,2%, dato al di sotto della media italiana attestasi al 4,2%. Tuttavia l’andamento nel complesso viene giudicato ottimo, considerando il balzo del 37% (+169 milioni su 619 milioni complessivi) fatto registrare dalle esportazioni nel periodo 2008-2015.

Export: verso Stati Uniti 23,4% La fotografia emerge dal Monitor elaborato dalla Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo per Casse di Risparmio dell’Umbria che ha calato la lente sulle performance dei distretti umbri per i quali «risulta trainante come primo mercato di sbocco quello degli Stati Uniti che da solo vale il 23,4% dei valori esportati lo scorso anno, anche se nuovi picchi storici sono stati registrati da Francia, Reguno Unito e Belgio. Le aziende della regione hanno poi sperimentato un forte incremento dell’export anche in Cine dove tra il 2008 e il 2015 si è passati da 1,6 milioni a 13,1 milioni di euro, grazie ai consistenti flussi della maglieria e abbigliamento di Perugia e dell’olio umbro, mentre si soffre in Russia, importante meta commerciale per i distretti umbri che però nel 2015 hanno perso una consistente quota di export a causa di un’economia, quella russa, indebolita e penalizzata sia dal crollo del prezzo del petrolio, sia dal forte deprezzamento del rublo».

Perugia e la maglieria ancora in crescita Dal report di Intesa Sanpaolo per Casse dell’Umbria esce bene il distretto della maglieria e dell’abbigliamento di Perugia che nel 2015 mette a segno una «crescita del 7,5% grazie agli ottimi risultati centrati negli Stati Uniti». Più strutturalmente, gli esperti del colosso bancario rivelano che la maglieria nella zona del capoluogo «negli ultimi 15 anni è stata in grado di rivedere l’orientamento geografico delle sue esportazioni, superando brillantemente la minore domanda proveniente dalla Germania con il recupero dei valori esportati negli Stati Uniti, in Francia, con la crescita in Svizzera (spesso utilizzata come base logistica per accedere ad altri mercati), Giappone e in alcuni nuovi mercati, come Russia (23 milioni di euro esportati nel 2015 dai 12 milioni del 2008) e Corea (9,5 milioni di export nel 2015)».

Frena il mobile dell’Alto Tevere Meno brillante il distretto del mobile dell’Alta Valle del Tevere che chiude il 2015 con -0,7% «comunque non molto lontano dal livello record di export toccato nel 2008, conseguito con buone performance sul mercato europeo, dove le prime tre mete commerciali risultano Francia, Regno Unito e Germania, che in quello internazionali e specificatamente negli Stati Uniti, anche se a penalizzare il bilancio sono i rilevanti cali registrati verso la Russia e la Svizzera». Sperimenta una pesante contrazione, invece, «l’olio umbro (-14%) che perde terreno in quasi tutti i principali mercati di sbocco: Stati Uniti (-7%, prima meta commerciale con 40 milioni di euro di valori esportati), Canada, Giappone, Polonia. L’olio umbro, come altre analoghe zone di produzione, ha risentito della disastrosa stagione del 2014-2015, resa difficile sia a causa delle cattive condizioni atmosferiche sia per gli attacchi di mosca olearia».

Buzzi: «2015 altalenante, ma dal 2008 crescita poderosa» Chiude il cerchio dell’analisi, gli ammortizzatori sociali su cui si rileva un «lieve aumento delle ore di cassa integrazione guadagni che lascia comunque il monte ore complessivo su livelli significativamente più bassi rispetto ai picchi toccati nel triennio 2011-2013». A tirare le fila, invece, il direttore generale di Casse dell’Umbria, Pietro Buzzi: «Nei quattro trimestri del 2015 le esportazioni dei distretti umbri hanno avuto andamenti altalenanti, ma nel complesso tra il 2008 e il 2015 le aziende umbre hanno saputo esportare sui mercati sia tradizionali che emergenti facendo segnare una crescita poderosa. Sono nove i Paesi in cui le esportazioni dei distretti umbri hanno raggiunto nuovi picchi storici, con un export superiore a 5 milioni di euro, segno della capacità di alcune imprese di saper cogliere le opportunità commerciali offerte dai mercati attraverso processi di sviluppo, politiche di marketing e investimenti in innovazione che hanno ben valorizzato la tipicità delle produzioni umbre».

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