mercoledì 28 settembre 2016 - Aggiornato alle 19:02
24 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 12:18

Carceri umbre, torna lo spettro sovraffollamento: numeri già oltre il limite a Terni e a Spoleto

Il nuovo garante dei detenuti Anastasia e Antigone Umbria hanno presentato il rapporto «Galere d'Italia»: «Popolazione cresce, si rischia di perdere tutto il lavoro fatto»

Carceri umbre, torna lo spettro sovraffollamento: numeri già oltre il limite a Terni e a Spoleto
Carcere di Sabbione (foto U24)

di Daniele Bovi

Dopo un periodo in cui era scomparso dall’orizzonte, dalle celle dei penitenziari umbri torna a intravvedersi il problema del sovraffollamento: «Uno dei problemi che abbiamo in questo periodo è che la popolazione carceraria sta tornando a crescere». Le parole sono di Stefano Anastasia, da qualche settimana nuovo garante regionale dei detenuti che lunedì pomeriggio, nella sala Fiume di palazzo Donini, ha fatto il punto sulla situazione delle carceri regionali e presentato, insieme a Stefania Materia, presidente di Antigone Umbria, la dodicesima edizione del rapporto «Galere d’Italia», edito dall’associazione. Se negli scorsi mesi, come hanno spiegato Materia e Anastasia, il problema sovraffollamento si è andato ridimensionando, ora il ritmo sta tornano a crescere: «Circa 300-400 detenuti al mese in Italia – ha detto il garante – ed è un fenomeno abbastanza preoccupante, perché significa che l’impegno per evitare il carcere, che deve essere una extrema ratio, è venuto meno. Si tende a usarlo più del passato e più dello stretto necessario».

GRAFICI INTERATTIVI: LE REGIONI A CONFRONTO

I numeri I motivi sono più di uno: «Dopo la condanna della Corte europea dei diritti umani, la campagna elettorale in corso e una sicurezza intesa solo come mettere gente in galera, la tensione e l’attenzione sul tema sono scese. E si rischia di perdere tutto il lavoro fatto fino a ora». I dati del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, aggiornati al 30 aprile, dicono questo per quanto riguarda l’Umbria: 1.304 detenuti presenti a fronte di una capienza regolamentare di 1.336; 36 le donne, tutte nella sezione femminile di Capanne, e 398 gli stranieri mentre le persone in semilibertà sono otto. Complessivamente 1.019 hanno sulle spalle una condanna definitiva, 123 sono ancora in attesa di una prima sentenza e 161 non hanno invece una condanna definitiva. Guardando ai diversi istituti, la situazione è già oltre il limite a Spoleto (475 detenuti per una capienza di 458) e a Terni (440 per 411 posti). A Perugia invece ci sono 320 carcerati su 364 posti disponibili e a Orvieto 69 (qui la capienza è di 103). Proprio nella mattinata di lunedì Anastasia ha visitato Capanne, parlando con la direttrice, i detenuti e gli agenti della penitenziaria: «Qui nelle ultime settimane – ha spiegato – sono stati registrati frequenti trasferimenti in ingresso, provenienti perlopiù dalle aree del provveditorato, cioè da Toscana e Umbria, ma non solo».

A TERNI DUE AGGRESSIONI IN POCHI GIORNI, PENITENZIARIA IN AGITAZIONE

Si soffre L’Umbria da sola non è certo in grado di generare sovraffollamento e infatti «la maggior parte dei detenuti – osserva il garante – è ‘importata’, e si sta cominciando a soffrire». A Spoleto ad esempio, dove un’area ristrutturata avrebbe dovuto ospitare celle singole per detenuti con una lunga pena da scontare, «è stata già destinata ad accogliere 40 detenuti in arrivo da Napoli Secondigliano». Insomma, «se cala l’attenzione il sovraffollamento è dietro l’angolo, e il rischio che i numeri salgano in tempi rapidi c’è». Ma i problemi delle carceri, dei detenuti e di chi ci lavora, non si fermano certo qui. Materia nel suo intervento, in cui ha illustrato i punti salienti del rapporto in cui si fa il sunto delle visite fatte nelle carceri della regione, ha sottolineato quello della scarsità di finanziamenti destinati a progetti di reinserimento lavorativo a favore dei detenuti. Reinserimento che diventa difficile senza risorse ma che va letto nell’ambito di un quadro fatto di detenuti ai quali viene concesso più tempo, grazie alla «sorveglianza dinamica», fuori dalla cella. Spazi esterni però dove servono programmi e attività, «altrimenti una volta fuori che si fa se non c’è l’accompagnamento verso il mondo del lavoro?».

IL NUOVO GARANTE DETENUTI: SERVONO INVESTIMENTI

Il fantasma Orvieto sta invece sempre più andando verso un modello a «carcerazione attenuata», dove c’è l’alternanza scuola-lavoro (ma, anche qui, servono fondi e progetti), mentre per Spoleto il futuro sembra essere sempre più quello che porta verso un carcere specializzato in alta sicurezza. Una struttura, quest’ultima, «sulla quale c’è il timore di riempirla oltre misura. Il fantasma del sovraffollamento non è stato debellato dappertutto». Sul tasto del reinserimento ha battuto anche Anastasia: «Un carcere con celle aperte per un tempo più lungo – ha detto – si regge se c’è un programma di attività da offrire. Basti pensare che l’anno scorso a Perugia c’erano 70 detenuti inseriti nella formazione professionale mentre quest’anno neppure uno». Tutti penitenziari, non solo quello perugino, dove è stata sottolineata la necessità di progetti continui e duraturi, a partire da quelli relativi all’istruzione. «Non è possibile – è stato detto nel corso della presentazione – che se un detenuto viene trasferito da un carcere all’altro si interrompa il percorso di formazione scolastica».

Twitter @DanieleBovi

©Riproduzione riservata

COMMENTA LA NOTIZIA

Attezione!

Per commentare puoi loggarti con l'account social che preferisci, facebook, twitter, google plus, oppure creare un nuovo account sulla piattaforma disqus.
Leggi la guida su come inserire un commento ed interagire con la community.

// CONDIZIONI GENERALI DI UTILIZZO

Condividi

banner 300x250
banner 300x250
banner 300x250