martedì 27 settembre 2016 - Aggiornato alle 20:57
29 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 17:34

Cani molecolari, sub specializzati, Ris e Gps: la svolta sull’omicidio Bellini arriva in dieci giorni

Indagini a 360 gradi «con metodi tradizionali e moderni». L’attesa dei carabinieri per le richieste al gip, i riscontri sulle tracce di sangue sulla maglietta lavata e poi nascosta

Cani molecolari, sub specializzati, Ris e Gps: la svolta sull’omicidio Bellini arriva in dieci giorni
Ritrovamento salma (foto Fabrizi)

di Massimo Colonna

Il nucleo cinofili da Firenze, i Ris di Roma e i sommozzatori specializzati da Genova. In più in campo la stazione dei carabinieri di Terni e quella di Piediluco e anche i vigili del fuoco. Una indagine a 360 gradi dunque quella messa a segno dai militari dell’Arma sul caso Bellini. Indagine «che ha sfruttato metodologie tradizionali e moderne e che ha portato ad un quadro probatorio robusto», come ha spiegato il procuratore capo di Terni Alberto Liguori in conferenza stampa. Per lo stesso Liguori si tratta del primo caso rilevante da quando si è trasferito a Terni il 12 aprile scorso, il quinto omicidio a Terni dall’inizio del 2015, dopo i casi Zelli, Raggi, Moracci e Nela.

Recupero salma: fotogallery
«Quadro indiziario rasenta la certezza»: video
«Vi racconto le indagini»: video

Dieci giorni Il cerchio delle indagini dunque è stato stretto nel giro di dieci giorni. Era il 18 maggio scorso infatti quando si sono perse le tracce di Sandro Bellini, l’operaio 53enne di una ditta di termoidraulica vedovo e senza figli. Ad accendere la spia dell’attenzione degli inquirenti è stato il ritrovamento di un’auto, una Chevrolet Kalos, incendiata in un bosco a Palombara, località tra Marmore e Greccio. Auto intestata proprio allo stesso Bellini.

Le indagini Da lì il via alle indagini, partite dalla scomparsa dell’uomo. «Grazie al combinato contributo delle varie componenti dell’Arma – ha spiegato il procuratore capo Liguori – l’indagine non ha conosciuto soste riuscendo a seguire tutte le possibili piste investigative: dalla stazione dei carabinieri di Piediluco, i cui militari sono intervenuti per primi sul posto, al successivo intervento delle aliquote speciali del comando provinciale, il nucleo operativo e quello investigativo del reparto operativo, per poi passare ai reparti speciali dell’Arma di supporto, ossia il nucleo cinofili di Firenze con i cani molecolari, il Reparto Investigazioni Scientifiche di Roma (i Ris, ndr) e il nucleo subacquei di Genova».

Le diverse tecniche Un quadro di intervento che, a detta dello stesso procuratore, ha soddisfatto in pieno le sue aspettative. «Il crescendo investigativo – ha proseguito – è risultato completo e senza soluzione di continuità». Ecco dunque le diverse tecniche messe in campo: tra quelle tradizionali la prevalenza dell’elemento umano dell’investigatore, con sopralluoghi, escussione dei testi e ricostruzione delle relazioni personali. Quelle moderne hanno invece comportato analisi dei tabulati telefonici, ricostruzione dei movimenti ed indagini biologiche. Questo quadro «ha permesso alla procura di fornire al giudice per le indagini preliminari numerose attività di riscontro, in particolare il rinvenimento da parte degli investigatori di alcuni indumenti dell’arrestato poi risultati sporchi del sangue della vittima, all’ipotizzata colpevolezza dell’indagato».

Gli indumenti I vestiti ritrovati, una maglietta e un paio di pantaloncini che erano stati lavati e nascosti, sono stati consegnati dalla donna che aveva avuto una relazione con Halan Andriy, il 44enne operaio edile ucraino incensurato, finito in carcere con le accuse di omicidio volontario, incendio aggravato e occultamento di cadavere. La donna, pressata dai carabinieri, ha fornito l’elemento che poi ha dato il via alle richieste di riscontro sulle tracce ematiche ritrovate sui capi. Tracce ematiche che sono risultate di Bellini e dell’indagato. A quel punto i carabinieri, che fino a quel momento avevano evitato mosse che potevano rivelarsi azzardate, hanno ottenuto i riscontri che cercavano per poter chiedere l’ordinanza di arresto al giudice per le indagini preliminari Simona Tordelli.

Twitter @tulhaidetto  

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