venerdì 30 settembre 2016 - Aggiornato alle 15:27
18 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 08:28

Maxi furto di olio ‘lampante’ a Campello: «Destinato al mercato nero delle frodi alimentari»

Presi tre pugliesi destinatari di 'obbligo di dimora' traditi da un martello e dalle immagini su Facebook. La merca valeva 300 mila euro

Maxi furto di olio ‘lampante’ a Campello: «Destinato al mercato nero delle frodi alimentari»

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di Ivano Porfiri

Tre autocisterne di olio lampante portate via nel cuore della notte, sparite per ricomparire nel mercato nero delle frodi alimentari. C’è voluto un anno di indagini, elaborate e faticose, ai carabinieri della compagnia di Spoleto per venire a capo di una banda di autotrasportatori pugliesi che avevano colpito alla Umbria Olii di Campello sul Clitunno. L’operazione è stata illustrata in conferenza stampa, a Perugia, dal comandante provinciale Cosimo Fiore, insieme al comandante del reparto operativo Carlo Sfacteria, a quello della compagnia spoletina Marco Belilli, affiancato dal capitano Giulia Maggi, che dirige il nucleo radiomobile, e al comandante della stazione di Campello, Sergio Olivieri.

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Indagine classica «L’indagine – ha esordito Fiore – è stata svolta in maniera ‘classica’ ovvero con un capillare lavoro di riscontri oggettivi, testimonianze, tabulati telefonici, ma anche monitorando il profilo Facebook degli indagati. Un tipo di indagine che presuppone sacrificio e conoscenza del territorio, nella quale si evidenzia una volta di più l’importanza della presenza capillare dei carabinieri in ogni paese». Sull’oggetto dell’indagine, Fiore ha sottolineato come «si parla del furto di mille quintali di olio lampante, destinato al territorio umbro, italiano e anche europeo. Un traffico che poteva sfociare in frodi alimentari e nato proprio in una terra come l’Umbria che fa dell’eccellenza dell’olio uno dei suoi punti di forza».

Il colpo I ladri sono stati particolarmente abili, nella notte tra il 21 e il 22 aprile 2015. Secondo quanto ricostruito dagli uomini dell’Arma, intorno alle 23.30 tagliano la rete di recinzione, per andare quindi a oscurare le telecamere di videosorveglianza. Successivamente entrano con tre autocisterne e prelevano 300 mila litri di olio con ciascuna, prima di fuggire intorno alle 2.

Le tracce I carabinieri, a partire dalla stazione di Campello, iniziano una laboriosa attività di ricerca di eventuali tracce lasciate dai malviventi nei giorni precedenti il furto. Sentiti tutti gli operai della Umbria Olii e poi esaminate le telecamere di tutta la zona intorno allo stabilimento nella convinzione che fosse stato effettuato un sopralluogo. Un primo elemento viene fuori dal marchio su una motrice ripresa in un’area di servizio. Quindi, i tabulati telefonici collocano tre soggetti a Campello, ma manca ancora l’anello di congiunzione tra i nomi e le immagini (tra cui quella dei camion ripresi a un casello dell’A1).

Facebook e il martello A far fare bingo agli inquirenti due elementi. Il primo è il monitoraggio dei profili Facebook dei soggetti associabili ai tabulati telefonici, da cui i carabinieri trovano delle corrispondenze precise anche nell’abbigliamento dei presunti ladri ripresi delle telecamere. Il secondo è la testimonianza di un addetto della Umbria Olii che, alcuni mesi dopo il furto, riconosce un martello all’interno di un mezzo guidato proprio da uno dei tre, tornato per un normale carico, e inconfondibilmente rubato proprio durante il colpo di aprile.

La banda A finire sotto indagine da parte della Procura di Spoleto tre brindisini, tutti autotrasportatori: un 39enne e due 29enni (il 39enne e un 29enne erano stati arrestati a maggio 2015 a Cerignola perché trovati in possesso di tre semirimorchi cisterna carichi di 25.600 kg di olio di oliva di origine spagnola rubati a Livorno). Per loro il gip ha disposto l’obbligo di dimora nei loro rispettivi comuni nel brindisino in attesa del processo.

Indagini proseguono L’aspetto più inquietante del maxi furto di olio, però, sono le destinazioni della refurtiva. Uno dei tre soggetti è stato localizzato, qualche tempo dopo il colpo, in Spagna. C’è il fondato sospetto – ma le indagini sono in via di sviluppo – che il “lampante” (olio con gradi di acidità che lo rendono non commestibile) possa essere stato rivenduto sul mercato nero per tagliare altri oli più pregiati e frodare l’industria alimentare. La refurtiva aveva un valore di vendita di circa 300 mila euro, ma ancora più ingente è il danno che potrebbe essere stato causato al consumatore e all’immagine dell’industria agroalimentare di qualità. Proprio in quel 2015, annus horribilis dell’olio italiano, qualcosa di poco pulito ha inquinato le nostre tavole. Sempre nella città del Festival, fra l’altro, si sta celebrando di fronte al collegio penale del tribunale il processo a carico del cosiddetto ‘Gruppo pugliese’, ossia trentasei imputati per associazione a delinquere finalizzata a furti di olio commessi un po’ in tutta Italia tra il 2006 e il 2009 per un valore complessivo di circa 300 mila euro.

 

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