giovedì 29 settembre 2016 - Aggiornato alle 22:23
5 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 12:54

«Calcio italiano ricco ma povero di talenti». Sabatini: ecco perché compriamo all’estero

A Umbrò il diesse della Roma parla di pallone e letteratura spagnola. Il tecnico argentino Angel Cappa: 'Era uno sport popolare, ora girano troppi soldi e mi annoio a vedere certe partite'

«Calcio italiano ricco ma povero di talenti». Sabatini: ecco perché compriamo all’estero
Encuentro a Umbrò con Angel Cappa, Sabatini e Sconcerti

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di Ivano Porfiri ed Enzo Beretta

«In Italia non ci sono calciatori di talento. Nelle scuole calcio non c’è agonismo né competitività. Non è colpa dei dirigenti che comprano all’estero». Così il diesse della Roma, Walter Sabatini, intervenuto al festival della letteratura in lingua spagnola Encuentro. All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, il tecnico argentino Angel Cappa (il nonno Luigi Polci era originario di Perugia) e il giornalista sportivo Mario Sconcerti. Secondo l’allenatore sudamericano il calcio italiano è «efficace ma noioso» perché «l’unico obiettivo è il risultato» e «non si tiene conto degli altri valori». Il cronista invece si è soffermato sui «troppi maestri col patentino» e sulle abitudini cambiate dai genitori che prima piazzavano i bambini davanti ai cartoni animati mentre ora pagano le quote alle disastrose scuole calcio che fanno giocare tutti senza più selezione.

FOTOGALLERY: L’APPUNTAMENTO CON SABATINI, CAPPA E SCONCERTI

IL PROGRAMMA DI ENCUENTRO

Pochi talenti «Dicono che noi direttori prendiamo le mazzette se compriamo all’estero – ha affermato Sabatini – ma la verità è che in Italia non ci sono calciatori. Ho fatto una riunione stamattina con gli scout della Roma e mi sono cadute le braccia. In serie A o B negli ultimi anni di talenti italiani ne sono arrivati 3 o 4. Posso nominare Bernardeschi o Romagnoli, anche se Galliani – ha scherzato – non sarà d’accordo».

I quartieri poveri Nel corso del dibattito, che si è tenuto nel contenitore culturale Umbrò, si è parlato di letteratura e di calcio. Gioco popolare o per ricchi? Secondo Cappa «non si sa neppure dove e quando è nato: in Cina o a Firenze, forse cinque secoli fa. Però si è sempre saputo evolvere. Ha origini plebee, basta una palla di stoffa e due pietre per disputare una partita. Poi, negli anni Sessanta le compagnie capitaliste si sono rese conto del potenziale economico che si sarebbe potuto ricavare da questo sport, che significa identità e orgoglio a qualunque latitudine». «Purtroppo – ha dovuto ammettere – ora l’obiettivo non è più giocare ma soltanto vincere».

VIDEO: PEREZ-REVERTE

Una lingua universale Mario Sconcerti ha portato una tesi opposta a quella dell’allenatore spiegando alle numerose persone presenti che «il calcio è nato tra i ricchi mentre il popolo andava a lavorare». Soltanto in un momento successivo, intorno al 1860, durante i primi weekend liberi, «gli operai hanno iniziato a praticarlo e la massa si è potuta appropriare della storia». «Il calcio – ha detto Sconcerti – è l’unico gioco universale che accomuna culture diversissime tra loro. E’ la lingua comune che parlano tutti nonostante ancora debbano arrivare potenze come la Cina, l’India e gli Stati Uniti d’America».

FOTOGALLERY: PEREZ REVERTE E GINEVRA DI MARCO

Il campione comune Il campione argentino Walter Sabatini ed Angel Cappa hanno un comune denominatore: il campione Javier Pastore. «Nel 2008 l’Huracan di Buenos Aires – ha spiegato il dirigente romanista – giocava un buonissimo calcio. La qualità incontrastabile di quella squadra era data dalla gioia di giocare a pallone. Cappa – ha proseguito Sabatini – ha allenato Pastore, io sono andato a prenderlo e l’ho portato al Palermo. Javier rappresentava il sogno, el sueño. Io credo ai sogni e sono montato sull’aereo per portarlo con me in Italia».

Il frigorifero Angel Cappa ha scherzato sul calcio italiano: «Mi ingrassa». «Mi ingrassa perché specula sui risultati esprimendo pochi altri valori, perciò quando guardo certe partite in televisione mi annoio e ogni cinque minuti mi alzo, apro il frigorifero e mi preparo un panino». Ha chiuso il suo intervento con una considerazione sul romanziere e poeta Mario Benedetti: «Pastore si può riassumere con una parola: sentimento, che accomuna tutti gli amanti del calcio. Nonostante el compañero Mario Benedetti abbia detto in un’occasione che i sentimenti stanno entrando in clandestinità e che stanno passando in secondo luogo a fronte dell’efficacia voglio continuare a credere che siano ancora importanti».

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