sabato 1 ottobre 2016 - Aggiornato alle 03:30
23 aprile 2016 Ultimo aggiornamento alle 16:54

Brusco: «Vannini subì un fallo da codice penale». Giudici sportivi e magistrati discutono sul calcio

Il ds Marcello Pizzimenti parla degli ultrà del Perugia e sferza sugli arbitri. La toga Micheli: risparmiamogli la gogna sui social-network. Nel 2015 circa 600 giacchette nere picchiate

Brusco: «Vannini subì un fallo da codice penale». Giudici sportivi e magistrati discutono sul calcio
Il convegno sulla giustizia sportiva

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di Mario Mariano

Perché la tifoseria del Perugia si è segnalata negli ultimi anni per comportamenti corretti sia all’interno che fuori dallo stadio Curi? La fotografia dei comportamenti dei tifosi del Grifo era stata fatta dal questore Carmelo Gugliotta in un’intervista diffusa da Umbria24 («è una curva appassionata e corretta, capace di entusiasmarsi a prescindere dal risultato della squadra»). La considerazione è stata oggetto di dibattito nel corso del convegno sulle «Differenze e analogie tra giustizia sportiva e ordinaria» che si è svolto venerdì nella Sala Brugnoli della Regione Umbria, organizzato dall’Aiga. «Il motivo – ha detto Marcello Pizzimenti, direttore sportivo del club di Pian di Massiano – è che abbiamo intrapreso da alcuni anni una serie di confronti con consulenti della società che favoriscono un rapporto sempre più forte e leale tra tifoseria e Perugia Calcio». Pizzimenti ha attribuito a questi continui colloqui una rilevanza notevole sul fronte della violenza: «Sappiamo di avere gente appassionata e pronta a qualsiasi sacrificio per sostenere il Grifo ma abbiamo anche spiegato in maniera articolata quali sono i rischi da evitare, i comportamenti da tenere».

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Il giudice rossoverde Nel corso del dibattito Pizzimenti ha avuto un confronto serrato con uno dei relatori, il dottor Paolo Micheli, magistrato di Cassazione e grande appassionato di calcio che ha sempre ammesso apertamente di aver tifato per la Ternana fin da quando era ragazzo. «A mio avviso – spiega Pizzimenti – per una questione di trasparenza andrebbero rese pubbliche le decisioni che i designatori arbitrali prendono nei confronti degli arbitri che commettono molti errori nel corso della stessa partita. La pubblicizzazione della sospensione darebbe conto al movimento del calcio e agli stessi tifosi che è un mondo trasparente e che non ha nulla da nascondere, in quanto le giacchette nere fanno parte a tutto tondo del pianeta calcio». Il giudice Micheli ha invece sostenuto: «Quei tifosi, e sono la maggioranza, che hanno consapevolezza ed acume prenderebbero una pubblicizzazione dello stop all’arbitro nella sua efficacia come una normale comunicazione. Ma il timore è sempre quello delle cosiddette minoranze piene di preconcetti e di retropensieri, i quali sarebbero capaci di affibbiare all’arbitro che pure ha sbagliato, come ogni essere umano può sbagliare, l’etichetta di incapace, marchio che verrebbe amplificato sui social-network con ricadute devastanti per l’interessato, oggetto di giudizi pesanti anche da parte di altri addetti ai lavori».

IL GIUDICE TIFOSO TERNANA IRONIZZA SUL PERUGIA

Fallo da codice penale Al dibattito hanno partecipato inoltre i giudice sportivo della Serie B, Emilio Battaglia, e quello della Figc umbra Marco Brusco, oltre all’allenatore Ilario Castagner e ad uno dei protagonisti del Perugia dei Miracoli, il Condor Franco Vannini. «Nello scontro di gioco che mise fine alla grande carriera di Vannini si potevano ravvisare degli estremi di reato penale per particolare violenza, con lesioni gravi», ha sottolineato Brusco, giudice sportivo ma anche avvocato. Questa tesi è stata confermata da Castagner: «Ricordo bene la scena, Fedele non riuscì a frenare la corsa nonostante l’arbitro avesse fischiato, fu l’infortunio che praticamente decise il campionato. Lo scudetto ci sfuggì proprio quella domenica contro l’Inter, nonostante il miracoloso pareggio durante il recupero di Antonio Ceccarini». Il giudice Micheli ha confermato che anche in Cassazione ci si occupa di casi simili, dove non è più obbligatorio chiedere l’autorizzazione alla Figc per poter agire contro il presunto responsabile».

Poveri arbitri «Seicento arbitri nel 2015 – ha spiegato Brusco – sono stati oggetto di violenze sui campi di calcio, ma il dato più allarmante è quello che la maggioranza delle violenze, oltre il 70 per cento, sono commesse nei campi di campionati giovanili». Brusco ha anche confermato un dato particolarmente pesante: il 93 per cento delle violenze negli stadi sono commesse da tesserati, siano essi calciatori o dirigenti.

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