mercoledì 28 settembre 2016 - Aggiornato alle 12:16
24 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 14:50

Brexit, Catiuscia Marini: «Siamo tutti più poveri, la Ue adesso decida cosa vuole dal futuro»

La presidente dell'Umbria e del gruppo Pse al Comitato delle regioni europee è dure: «Inascoltati i moniti su crescita e immigrazione»

Brexit, Catiuscia Marini: «Siamo tutti più poveri, la Ue adesso decida cosa vuole dal futuro»
Catiuscia Marini

«E’ con profondo rammarico che ho appreso l’esito negativo per gli inglesi e per tutti gli europei, del referendum nel Regno Unito. La scelta dei progressisti di rimanere nell’Unione Europea non è riuscita a contenere le minacce del nazionalismo, dell’euroscetticismo, dell’egoismo che hanno alimentato le paure del popolo britannico rispetto al proprio futuro all’interno del sistema europeo e trascinandoli verso orizzonti inesplorati e sconosciuti». E’ quanto afferma la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, anche in qualità di presidente del gruppo del Pse presso il Comitato delle Regioni d’Europa.

Tutti più poveri «La Gran Bretagna – afferma Marini – è parte integrante dell’Unione europea a tutti i livelli: storico, culturale, sociale, economico e politico. Da oggi l’Unione Europea sarà più povera senza il Regno Unito, ma sono convinta che lo stesso Regno Unito sarà più povero senza l’Unione Europea».

Ue sorda ad appelli «Purtroppo – aggiunge riferendosi poi al rapporto tra Italia ed Unione – sono rimasti inascoltati gli appelli che, soprattutto come italiani, più volte avevamo lanciato all’Europa a modificare profondamente le sue politiche, per esempio in tema di immigrazione e di politiche economiche per la crescita, sottolineando la non più sopportabile politica rigorista e di blocco degli investimenti pubblici con le rigidità del patto di stabilità che in Italia hanno prodotto negative conseguenze che contribuiscono a far crescere un sentimento antieuropeista. All’Europa avevamo detto, di fronte ai grandi flussi migratori che investivano ed investono il nostro Paese, che essa non poteva certamente limitarsi a curare i sintomi, bensì doveva e deve assolutamente porsi il problema di una risposta globale sulle politiche di migrazione, che deve basarsi sul fatto che questo è un problema dell’Europa, e non di una parte dei Paesi del Mediterraneo. Ed aggiungevamo – prosegue la presidente – che si doveva andare superamento degli ‘egoismi nazionali’ che stanno caratterizzando il modo di affrontare il fenomeno della migrazione dai Paesi dell’Africa, del Medio Oriente e da quelli che vivono condizioni di guerra».

Ue affronti sfide Nel ringraziare a nome del Gruppo Pse del Comitato delle Regioni, i membri del partito Laburista britannico «per aver portato avanti una coraggiosa battaglia contro una campagna populista profondamente polarizzante ed ingannevole che ha condotto il Paese ad un punto di non ritorno. Ora i rimanenti 27 Paesi membri dell’Unione Europea dovranno decidere come rendere i loro cittadini capaci di affrontare le sfide del 21esimo secolo in una Unione che sia una Unione della solidarietà. Noi – conclude la presidente – continueremo a portare il contributo delle nostre città, regioni ed autorità locali per costruire e dar forma ad un futuro comune per i nostri cittadini in Europa».

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