martedì 27 settembre 2016 - Aggiornato alle 22:37
15 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 17:09

Branford Marsalis e Umbria Jazz: «È nel cuore insieme ad Alberto Alberti. Che ricordi alla Rosetta»

Il sassofonista si racconta prima dell'applaudito concerto con Kurt Elling. All'Arena il jazz noir di Melody Gardot e a San Pietro l'altissima musica di Fresu

Branford Marsalis e Umbria Jazz: «È nel cuore insieme ad Alberto Alberti. Che ricordi alla Rosetta»
Branford Marsalis all'Arena (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

«La prima volta che venni qui avevo circa 20 anni, e mi sembrava la cosa più bella mai vista». Le parole sono di Branford Marsalis, tra i sassofonisti di punta della scena jazz mondiale che giovedì pomeriggio si è raccontato, rispondendo con gentilezza e disponibilità, alle molte domande che gli sono state poste nel corso di un incontro organizzato dall’associazione di Fabrizia Renzini «A tu per tu». Marsalis nella chiesa di Santa Croce, a Bastia Umbra, riavvolge il nastro dei ricordi e spiega: «All’epoca alloggiavamo alla Rosetta, invece ora che siamo famosi – scherza – siamo al Brufani. Non avevamo neanche l’aria condizionata, sentivamo suonare a tutte le ore del giorno e della notte; era fantastico. Ora che sono invecchiato apprezzo ancora di più il cibo, le persone di questa città e vedo molti giovani in giro, ma probabilmente rispetto ad allora sono meno interessati al jazz». Nel cuore di Marsalis così come del resto della band, a parte il troppo giovane batterista Justin Faulkner, c’è un uomo che tanto ha dato al festival, ovvero Alberto Alberti. Di lui, scherzando, parla come del «più grande mentitore della storia».

FOTO: IL CONCERTO DI MARSALIS
VIDEO: IL CONCERTO DI MARSALIS

I ricordi L’aneddoto è assai gustoso: «Umbria Jazz – racconta – era di solito la mia prima data in Europa a luglio. Tanti anni fa arriviamo in aeroporto, notiamo un grande autobus e pensiamo “wow, meraviglioso, è tutto per noi!”. Alberto ci fa salire, passano 20 minuti, poi 40, gli chiediamo spiegazioni, lui ci dice che tra poco saremmo partiti e alla fine, dopo un’ora, altri musicisti di un altro gruppo arrivano e salgono». Ma la comitiva neppure dopo un’ora parte: «Il problema è che Alberto non aveva il coraggio di dirci che dovevamo aspettare due gruppi. Mi manca e manca molto a tutti noi, Alberto è vivo nella nostra mente. In Germania una cosa del genere non ci è mai successa: lì, perfetti, ti prendono e ti portano il albergo. Ma di quelle persone non ricordo nessuno. Umbria Jazz è un festival che ho nel cuore». Un festival, con il suo pubblico, che lo ha ripagato con lunghi applausi nel corso del concerto andato in scena qualche ora dopo all’Arena Santa Giuliana. Insieme a lui un ospite speciale, ovvero il cantante Kurt Elling che insieme a Marsalis ha dato vita al disco Upward spiral, da poco più di un mese nei negozi.

FOTO: RAFFAELE CASARANO E MARCO BARDOSCIA
FOTO: IL TRIO DI JUSTIN KAUFLIN

Il concerto Ad accompagnare Marsalis e soci una band, rodata, di prim’ordine: Joey Calderazzo al piano, il già citato Faulkner ed Eric Revis al contrabbasso. L’avvio del concerto prende le mosse non da Upward spiral bensì dall’album precedente e in particolare da The mighty sword di Sidney Bechet, musicista inserito da Marsalis nel lungo elenco di sassofonisti ai quali deve qualcosa. Poi tocca a Elling fare il suo ingresso in scena, una voce calda e duttile che si fonde molto bene con le idee di Marsalis e soci, essendo in grado di sottolinearle. Non a caso, il sassofonista lo reputa uno dei migliori cantanti jazz del mondo, quello perfetto per realizzare il disco appena uscito. Il quartetto e il cantante, dopo la parentesi iniziale con il brano di Bechet, vanno avanti per tutto il set facendo ascoltare l’eclettico gruppo di canzoni scelto per l’album. A fare capolino dal palco dell’Arena sono Blue Gardenia, Practical arrangement di Sting (menzione d’onore particolare in questo caso per Calderazzo), Só tinha de ser com você di Jobim, fino al duo finale sax-voce di I’m a fool to want you. Settanta minuti di grazia e di musica molto bella, che fanno tornare alla mente dischi come quello di Coltrane con Hartman o di Cannonball Adderley con Nancy Wilson.

LO SPECIALE UMBRIA JAZZ DI UMBRIA24

Gardot Quanto al secondo set, protagonista è stata, dopo il bollente (in tutti i sensi) concerto di qualche anno fa al Morlacchi, Melody Gardot. Il clima stavolta, complice il brusco calo delle temperature, è gelido per il periodo ma a scaldare la serata ci pensa Gardot accompagnata da James Greenwood alle tastiere, Mitchell Long alla chitarra, Sam Minaie al basso, Shareef Clayton alla tromba, Irwin Hall al sax e Charles Staab alla batteria. A coloro che sono resistiti al vento freddo ha proposto un’ora abbondante di jazz dalle tinte noir, soul, blues ma anche funk e rock graffiante attingendo abbondantemente, come nel caso di Preacherman, dal disco Currency of man. Il tutto attraversato dalla voce suadente della 31enne americana. Complessivamente due set di musica che ha avuto il pregio di arrivare in modo diretto al pubblico, che ha apprezzato e ricambiato.

FOTO: «ALTISSIMA LUCE» IN BASILICA
VIDEO: «ALTISSIMA LUCE»

Altissima musica Ben altra atmosfera quella respirata nella basilica di San Pietro, dove è andato in scena il secondo progetto portato in questa edizione 2016 da Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura dopo l’applauditissimo «Mistico Mediterraneo». Insieme a loro l’Orchestra da camera di Perugia, Marco Bardoscia al contrabbasso e Michele Rabbia alla batteria e percussioni. «Altissima luce» il nome del progetto, che prevedeva arrangiamenti sulla base del Laudario di Cortona, antichissima collezione di musica italiana in lingua volgare. Il tutto si è tradotto in un concerto splendido, dal grande impatto emotivo che ha visto Fresu e Soci dare la loro interpretazione di 13 brani, da «Altissima luce» a «Voi ch’amate lo Creatore», da «Sia lodato San Francesco» a «Il tuo nome o madre santa» fino ad «Amore dolce senza pare». Fresu (che non rinuncia agli effetti) e gli altri disegnano un mondo ricchissimo di suggestioni e di suoni anche grazie alla vera e propria poesia delle percussioni di Rabbia. Più che perdersi in stancanti definizioni, semplicemente bellissima, e altissima, musica ascoltata in religioso silenzio da una basilica stracolma per quello che era uno degli eventi di punta del festival. Per chi se lo fosse perso niente paura: il 13 settembre, essendo il progetto organizzato insieme alla Sagra musicale umbra, l’appuntamento è per le 21 alla chiesa di San Bevignate.

Twitter @DanieleBovi

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