domenica 25 settembre 2016 - Aggiornato alle 10:51
2 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 16:18

Borgogiglione, arriva la proroga fino a ottobre per il bioreattore. E c’è un piano di riadattamento

Arriva il via libera da parte della Regione: l'impianto avrebbe potuto funzionare fino al 31 maggio. Con le modifiche riduzione dell'Ird e dei tempi di biostabilizzazione

Borgogiglione, arriva la proroga fino a ottobre per il bioreattore. E c’è un piano di riadattamento
La discarica di Borgogiglione

di Daniele Bovi

Per altri cinque mesi un ingranaggio fondamentale per la macchina dello smaltimento dei rifiuti in tutta la provincia continuerà a funzionare. Con una determina dirigenziale firmata nelle scorse ore infatti il Servizio autorizzazioni ambientali della Regione ha prorogato fino al 31 ottobre il funzionamento del bioreattore di Borgogiglione. Il timbro sulla proroga è arrivato proprio martedì, in teoria l’ultimo giorno in cui l’impianto avrebbe potuto continuare a svolgere il suo lavoro. Da qui al 31 ottobre però Tsa, che gestisce l’impianto, non rimarrà con le mani in mano. Alla metà di maggio infatti, così da superare i rilievi mossi mesi fa da Arpa Umbria, la società ha presentato un piano di «refitting», ossia di riadattamento del bioreattore, che dovrà superare tutti i procedimenti di verifica previsti dalla legge e poi dovrà essere realizzato nel giro di cinque mesi.

Il piano In sostanza l’intervento pensato (appoggiato anche dai sindaci dell’Ati2) prevede la «riprofilatura» di una parte della discarica, così da poter creare un piano di posa per le nuove celle del bioreattore e per tutta la relativa impiantistica. Le celle saranno alte tre metri al massimo e in più è prevista l’«insufflazione spinta» che sarà in grado di abbattere il livello dell’Ird, ossia dell’Indice di respirazione dinamico. Indice, come sottolineato da Arpa nel dicembre scorso, caratterizzato da «forte variabilità» all’interno delle celle. Il piano di «refitting» poi permetterà, secondo le stime, di centrare un altro elemento molto importante, ossia l’abbattimento dei tempi di biostabilizzazione del materiale, dato che quelli odierni vengono giudicati troppo lunghi. Tempi che quando il bioreattore nacque non erano facilmente prevedibili dato che si trattò di una sperimentazione.

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Il rischio Lo stop dell’impianto avrebbe creato il rischio di gravi conseguenze per l’ambiente, derivanti dall’interruzione della raccolta dei rifiuti. Questo perché il biostabilizzatore svolge un ruolo importante: a Borgogiglione infatti finisce anche la cosiddetta Forsu, cioè la frazione organica (quella umida) che arriva dall’indifferenziata e che prima di essere stoccata in discarica deve essere biostabilizzata. Forsu che arriva da Ponte Rio mentre dall’impianto di compostaggio di Pietramelina gli scarti secondari. Se l’ingranaggio si fosse inceppato per le aree del Perugino e del Trasimeno sarebbero stati guai seri. La vita del biostabilizzatore è iniziata nel gennaio del 2012, con la prima Autorizzazione integrata ambientale rilasciata dalla Provincia (funzione che dopo la riforma è tornata in capo alla Regione): all’epoca si parlò di una sperimentazione di quattro anni, ovvero due rinnovabili per altri due.

La storia Nel novembre 2015 Tsa chiese una proroga fino alla fine del 2018, ovvero fino a quando si stima che la discarica, al ritmo di un conferimento pari a 120 mila tonnellate all’anno, rimanga in vita. Le stime dell’epoca però non erano corrette, dato che tenendo conto di un’altra serie di variabili (come il livello di differenziata) in realtà la discarica potrà funzionare fino al 2020-2021. L’ultima proroga per il funzionamento dell’impianto era arrivata a febbraio, quando sull’onda del rischio di uno stop della raccolta dei rifiuti, la Regione ha allungato la vita del bioreattore fino a martedì scorso.

Twitter @DanieleBovi

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