sabato 1 ottobre 2016 - Aggiornato alle 15:47
10 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 17:00

Boom di farmaci antidepressivi, medici e psichiatri: «Poco ascolto e prescrizioni troppo facili»

Audizione in Regione: i dottori lamentano «poco tempo e tanta burocrazia». Tanti stressati e depressi: «Abuso anche di ansiolitici e antidolorifici»

Boom di farmaci antidepressivi, medici e psichiatri: «Poco ascolto e prescrizioni troppo facili»

Il consumo di farmaci antidepressivi, in Umbria, è cresciuto dell’81,9% nel periodo 2005-2014. Un aumento quasi doppio rispetto al +50,1% registrato a livello nazionale. I dati, contenuti nell’ultimo rapporto Osservasalute, sono stati oggetto di una audizione davanti alla Terza commissione del Consiglio regionale con medici di medicina generale, psichiatri, rappresentanti di associazioni. È emersa l’esigenza di: «revisione dell’organizzazione e potenziamento dei servizi territoriali; formazione adeguata del personale; maggiore comunicazione tra medici di famiglia e psichiatri, agire con forza sulla prevenzione e sull’abbattimento della burocrazia».

Audizione utile Il presidente della commissione Attilio Solinas ha definito l’audizione «utile ed interessante per maggiori riflessioni politiche. C’è un aumento del disagio in varie fasce della popolazione – ha detto – e gli operatori sono portati ad una maggiore prescrizione dei farmaci. Siamo chiamati ad intervenire sulla carenza dei servizi e degli operatori. Da evidenziare come l’abuso degli psicofarmaci sia dettato dal mercato: si tende a patologizzare ogni comportamento anomalo».

Boom di depressione Per Maria Antonietta Surace della Società italiana medicina generale (Simg) «i livelli di prevalenza di depressione sono via via cresciuti dal 2000 in poi in maniera esponenziale. Dati nazionali evidenziano che nel 2005 la diagnosi di depressione era del 3,5 per cento, nel 2014 il livello di prevalenza è arrivato al 12 per cento, con prevalenza del sesso femminile e livelli particolarmente alti dei soggetti anziani (ultra 75enni). La prescrizione di farmaci è anche legata a diagnosi, oggi, più approfondita grazie soprattutto a strumenti particolarmente pratici e in dotazione agli ambulatori di medicina generale. Per la depressione è importante: non farla diventare malattia cronica, evitare ricorrenze e ricadute. Va anche sottolineato tuttavia che i farmaci antidepressivi, oggi, vengono utilizzati anche per altre patologie come gli attacchi di panico, disturbi del comportamento alimentare, del sonno, somatoformi, ma anche, a volte, per dolori cronici. Oggi, pazienti con nuova diagnosi di depressione vengono trattati farmacologicamente in una percentuale del 40 per cento».

Più ascolto Piero Grilli (presidente provinciale Simg) sottolinea come «è necessario l’ascolto, che deriva però dal tempo, dall’organizzazione, dalla gestione della salute. Noi siamo oberati, come tutti del resto, da una burocrazia infernale. Negli anziani è ormai prassi comune, da parte dei medici, l’introduzione di un farmaco antidepressivo tra gli altri farmaci che assumono. In Umbria si utilizzano comunque, per il 36 per cento, farmaci generici, e questo rappresenta il livello più alto tra le altre regioni italiane». Anche per Paola Meattini (Auret) «Non si può parlare di cura se poi viene prescritto lo psicofarmaco. Bisognerebbe invece con più forza ed attenzione capire il perché un paziente entra in depressione. Spesso si tratta di un individuo in crisi che non avrebbe bisogno di psicofarmaci. Serve più tempo per l’ascolto. Mi domando perché la neuropsichiatria non riesce a fare corpo con altre branche».

Abuso ansiolitici e antidolorifici La psichiatra Maria Patrizia Lorenzetti ha evidenziato che «c’è troppa separazione tra la medicina e la psichiatria. Bisogna ridurre la distanza con i medici di base e con il paziente e la sua famiglia. La malattia psichiatrica va trattata come malattia. Oggi, ogni forma di tristezza viene tradotta in depressione, ma non è così. Siamo di fronte ad un abuso di ansiolitici e di antidolorifici. È vero che l’Umbria in fatto di consumo di antidepressivi è al quarto posto, ma ha comunque frenato nell’ultimo periodo, invertendo il trend». Marco Caporali (Cisl medici): «Il problema di base è l’approccio al paziente. Servirebbe meno burocrazia. Le sfaccettature della depressione sono elevatissime, manca il contatto tra medici di base e psichiatri. Le forme depressive sono in crescita, ma al farmaco si deve arrivare se non ci sono altre possibilità di intervento». Tiziano Scarponi, medico di medicina generale ha invitato a «fare sistema e fare rete, se ne parla dagli anni Settanta, ma l’obiettivo non è stato ancora raggiunto. C’è una chiara mancanza di collegamento tra la medicina generale e la psichiatria».

Psicoterapia può aiutare La psicologa Marina Brinchi suggerisce di dare maggiore spazio e maggiori risorse alla psicoterapia: «Esiste la malattia psicopatologica conclamata a cui la psicoterapia può dare una grande e importante risposta. Serve maggiore sinergia tra i servizi e maggiori risorse da destinare agli psicoterapeuti. La presenza di personale psicologico nel distretto e nella medicina generale rappresenta una risorsa. L’obiettivo deve essere l’abbattimento delle prescrizioni improprie». Infine per Carlo Piccini del Forum terzo settore «bisogna accompagnare meglio le persone nei percorsi della sofferenza e della emarginazione. Un problema è anche la povertà educativa. Vanno utilizzate meglio le risorse a disposizione per dare migliori risposte ai problemi».

Servizi psichiatrici Ad affrontare, invece, il tema dei servizi psichiatrici in Umbria è stata Giovanna Grasselli dell’associazione ‘Madre coraggio’, per la quale «lo stato della salute mentale è in una chiara fase negativa. Troviamo difficoltà nel collaborare con i Centri di salute. Siamo sostanzialmente rimasti alla legge Basaglia, anzi, in parte, la situazione è peggiorata. Con troppa facilità si passa alla cronicità. Aumentare il dosaggio del farmaco se il paziente peggiora è una forma di intervento sbagliata. Bisogna sganciare la psichiatria dalle forme arcaiche a cui rimane legata. È necessario riqualificare il personale ed agire di più sulla prevenzione, a partire dalle scuole».

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